di Giuseppe Longo

Prepotto oggi indossa il vestito migliore non solo per celebrare la Repubblica, ma anche per un motivo tutto locale: ricordare i dieci anni, proprio con una grande festa, della denominazione “Schioppettino di Prepotto” nell’ambito della zona Doc Colli orientali del Friuli.
E l’associazione dei suoi produttori, d’intesa con il Comune, lo fa con un convegno e con degustazione di annate storiche di questo grande rosso autoctono, cioè tutto friulano o meglio ancora tutto di Prepotto, di Cialla e di Albana.

Si comincerà proprio oggi pomeriggio, alle quattro, nella sala del consiglio comunale.

Originale e stimolante il tema: La terra dello Schioppettino di Prepotto – Dagli insetti ai lombrichi, alle piante, un ecosistema integrato per una alimentazione salutare.
Primo a prendere la parola sarà l’entomologo Pierpaolo Rapuzzi sul tema Biodiversità e territorio: il ruolo dei lombrichi, profondi scavatori.
Seguiranno Maurizio Paoletti, professore di agricoltura ed ecologia umana – Dipartimento di biologia dell’Università degli studi di Padova, ed Enzo Moretto, entomologo, direttore e fondatore di Butterfly Arc e di Esapolis, che si occuperanno di Metaboliti secondari dei vegetali: dalla difesa della pianta un contributo alla salute dell’uomo che se ne ciba.
Infine, parlerà Fulvio Ursini, professore di chimica biologica – Dipartimento di medicina molecolare dello stesso Ateneo patavino.
Domani invece – perché proprio al 3 giugno 2008 ci riporta la data del riconoscimento ufficiale della sottozona di Prepotto – con inizio alle 9.45, nella stessa sala municipale, ci sarà la già citata degustazione di annate storiche dello Schioppettino a cura della giornalista e sommelier Liliana Savioli, con la partecipazione delle aziende Grillo Jole, La Viarte, Ronc Soreli, Ronchi di Cialla, Ronco Severo e Vigna Petrussa.
Ricordiamo che è richiesta la prenotazione: sms al 3337704167 o mail sindaco@comune.prepotto.ud.it .

Simpatica la frase scelta per accompagnare questi straordinari assaggi: “Un bel vino, come un bel viso, invecchiando deve mostrare i segni del tempo che passa. Le rughe dello Schioppettino di Prepotto scopriamole attraverso le vecchie annate”.

Bel grappolo di Schioppettino in una foto di Lisio Plozner pubblicata sul libro

“L’uva e il vino”, 1982, di Pietro Pittaro.

Come abbiamo visto, tra le aziende protagoniste della degustazione di domani c’è anche Ronchi di Cialla che sorge su una collina-cru fra le più prestigiose del Friuli. Ebbene, se oggi a Prepotto si può fare festa per celebrare lo Schioppettino (chiamato anche Ribolla nera o Pocalza, nell’idioma sloveno) questo lo si deve per larghissima parte l’indimenticato Paolo Rapuzzi che nel 1970, avendo deciso di cambiare completamente mestiere, con la moglie Dina acquistò una vigna proprio a Cialla con il nobile obiettivo di coltivare soltanto vecchie varietà autoctone.
E una di queste era proprio lo Schioppettino – “Scoppiettino” amava chiamarlo, per la sua fragrante vivacità, Isi Benini su quella bellissima rivista che era “Il Vino” e che io leggevo avidamente quando ancora andavo alle medie – che viveva un autentico oblio con il rischio di estinzione sicura.
Il vitigno infatti, travolto dalla moda dei più produttivi e duttili vitigni francesi, che peraltro hanno fatto la fortuna del Vigneto Friuli, non era neanche citato fra le varietà autorizzate nella provincia di Udine, come dire che era vietato e coltivandolo si poteva si poteva incorrere in guai anche penali.
Ma, giustamente, il testardo – parola da leggere in questo caso in termini positivi – Rapuzzi s’incaricò di ingaggiare una battaglia burocratica, piantando anche le prime 3.500 viti dopo varie peripezie per il reperimento delle marze.
Uno sforzo davvero titanico per cominciare a smuovere gli enormi macigni di leggi avverse e penalizzanti, tanto che gli valse nel 1976 l’assegnazione del primo Risit d’Aur istituito da Giannola e Benito Nonino, distillatori di Percoto, con questa eloquente motivazione: “… a Dina e Paolo Rapuzzi per aver dato razionale impulso alla coltivazione, nel suo habitat più vocato in Cialla di Prepotto, dell’antico prestigioso vitigno autoctono Schioppettino, di cui assurde leggi ne hanno decretato l’estinzione…”.
Nello stesso anno, ricordano ancora oggi ai Ronchi di Cialla, fu autorizzata la coltivazione dello Schioppettino ed ebbe inizio la sua rinascita. E la crescita fu continua e costante, non solo a Cialla, ma in tutto il Comune di Prepotto, tanto che Paolo Rapuzzi fu onorato di ricevere un altro ambito riconoscimento poco prima di chiudere la sua esistenza tra gli amati vigneti: il Falcetto d’oro assegnatogli dalla Coldiretti della vicina Dolegna del Collio.
Il resto è storia più recente, ma neanche tanto, fatta comunque di passi successivi e conseguenti.

come potete vedere dall’immagine qui sopra:

tra Albana e Dolegna c’è anche un ponte intitolato allo storico vino

A fine anni Ottanta, in riva al torrente Judrio lo Schioppettino viene infatti riconosciuto a denominazione d’origine controllata Colli orientali del Friuli e più tardi, appunto dieci anni fa, dopo un encomiabile impegno di produttori e amministrazione comunale, si è giunti all’approvazione della sottozona “Schioppettino di Prepotto” per tutto il territorio comunale.

Non è stato facile ottenere questo importante risultato ma alla fine la tenacia ha premiato.

Proprio bravi questi vignaioli:   in alto i calici.       Di Schioppettino, ovviamente!

 

in copertina : Scorcio di Albana visto dal Ponte dello Schioppettino sul torrente Judrio.

a seguire :  Paolo Rapuzzi con la moglie Dina alla cerimonia di consegna del Falcetto d’oro a Dolegna nel 2013. (Fotoarchivio Claudio Fabbro)


in fondo:
Paolo e Dina Rapuzzi con gli altri premiati, organizzatori e autorità alla cerimonia di Dolegna nel 2013.
(Fotoarchivio Claudio Fabbro)

 

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