di Giuseppe Longo
Prima della cerimonia ufficiale di chiusura, dal taglio politico-istituzionale, come poteva concludersi lo splendido Congresso nazionale Assoenologi ospitato per la prima volta a Trieste, se non con una degustazione di due vini bianchi eccelsi, inimitabili, diventati leader, grazie alla fama consolidata, a livello mondiale?
Due vini, il Vintage Tunina dell’azienda agricola Jermann e il Terre Alte della Livio Felluga, che hanno strappato il lungo, convintissimo applauso della folta platea di tecnici ed esperti riuniti oggi pomeriggio alla Stazione Marittima per l’ultimo appuntamento di spessore della 73° assise.
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Le bottiglie di Vintage Tunina di Jermann.
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Le bottiglie di Terre Alte di Livio Felluga.
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I due grandi vini bianchi nei calici di degustazione.
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Una chiusura, in grande stile, con protagonista il Friuli Venezia Giulia, piccola regione come superficie e quindi base produttiva, ma grande in fatto di qualità e di progressi nel vigneto e in cantina, dei quali un merito incontestabile va dato sì ai produttori, ai vignaioli come li chiamava Luigi Veronelli, ma anche agli enologi.
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Un aspetto della sala di degustazione.
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E quindi è stata veramente una bella cosa, sotto la regia di Rodolfo Rizzi, far toccare con mano, anzi con palato allenato, a settecento tecnici giunti da tutta Italia cosa ha permesso di ottenere la moderna enologia.
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Da sinistra, Rizzi, Cotarella, Felluga, Jermann e Ferraro.
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Dopo la presentazione delle rispettive aziende da parte di Maurizio Felluga e di Silvio Jermann, che hanno ripercorso con rapide pennellate la strada fatta dai rispettivi genitori animati da grande coraggio imprenditoriale e una lungimiranza come pochi, è seguita la presentazione dei due bianchi eccezionali, presentati con le due
inconfondibili etichette: la originalissima carta geografica voluta dall’indimenticabile Livio, patriarca del Vigneto Friuli spentosi alla invidiabile età di 102 anni, e la scritta a mano, antica, del Vintage Tunina che Silvio, appena ventunenne, cominciò a produrre oltre 40 anni fa.
Vini che hanno fatto la storia del Friuli enologico, dimostrando che per i bianchi era possibile una nuova tecnica rivoluzionaria, quella della pressatura soffice e della vinificazione in bianco, in grado di regalare prodotti che possono essere conservati con efficacia, senza perdere proprietà bensì acquistandole per molti anni, specie se protetti con chiusure neutre che li non espongono ai rischi del sughero anche se  tecnologicamente molto migliorato.  Tant’è che alla fine della degustazione sono stati serviti un Vintage Tunina di dieci anni e un Terre Alte Rosazzo Docg di dodici.
E tutti sono rimasti incantati dai soavi profumi, dalla fragranza, dalla freschezza e vivacità ancora presente in ognuno.
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Elda Felluga alza il calice del prestigioso Terre Alte dell’azienda di famiglia.
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Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e tecnico di grande fama, non ha esitato a dire:
“Non trovo le parole adatte per descrivere questi vini”.
Ma il giornalista Luciano Ferraro, tra gli applausi, ha invece detto:
“No, io le ho: sono buonissimi”.
Questo, ovviamente, a livello di battuta, perché poi nell’analisi sensoriale è stata sciorinata una serie di aggettivi e caratteristiche che hanno cercato di dare un’identità a questi due bianchi – del Vintage lo stesso Veronelli ebbe a dire: “Questo è il Mennea dei vini italiani” – frutto dell’unione di diverse varietà autoctone, ma non solo, da sempre vanto del Friuli.
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Ancora una panoramica sulla sala di degustazione alla Marittima.
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Alla fine, è salito sul palco anche un altro protagonista dei vini bianchi del Vigneto Fvg, Manlio Collavini, che ha reso partecipe la platea dell’intuito che ha avuto nel capire come fare la sua famosissima Ribolla gialla spumantizzata che arriva in enoteca dopo due anni passati in autoclave sui lieviti selezionati e altri due di stazionamento in bottiglia.
Anche a lui, come agli indimenticati precursori che hanno introdotto una vera e propria rivoluzione
Mario Schiopetto e Vittorio Puiatti – che ha permesso di giungere ai risultati attuali un lungo, generosissimo applauso.  Andato anche ai bravissimi sommelier della sezione Fvg che hanno condotto un servizio impeccabile in tutte le sedute degustative.
Infine un grazie speciale ai tre protagonisti dei vini bianchi Fvg:  Jermann, Felluga e Collavini.
Agli ultimi due, in particolare, Cotarella ha consegnato la nomina a socio onorario di Assoenologi.
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In copertina, i sommelier impegnati nel servizio dei due grandi bianchi.
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