di Gi Elle

Rigojanci?  Per i più, sicuramente si tratta di un Carneade della pasticceria.
E anche per chi scrive è stato così fino a non molti anni fa.
Ebbene, si tratta di una tipica torta triestina che affonda però la sua storia nel lungo passato imperiale della città, essendo di origini ungheresi.
Ne scriviamo perché giovedì sera, a conclusione della cena di benvenuto servita ai settecento commensali, riuniti alla Stazione Marittima, dopo l’apertura ufficiale del 73° Congresso nazionale Assoenologi,
Andrea e Marco Cecchini, con la loro Società gastronomica friulana, hanno avuto l’azzeccata idea di fare omaggio alla storia di Trieste proponendo in chiusura proprio questo dolce che, ovviamente, “ha suscitato subito curiosità e interesse, tanto che – racconta lo stesso Andrea – molti non hanno perso tempo e, approfittando dei cellulari dotati di Internet, hanno digitato la parola sconosciuta scoprendo così quanto stavano per gustare come dessert”.

Pochi e semplici gli ingredienti della torta Rigojanci:

farina, uova, cacao, cioccolato fondente, burro, ovviamente zucchero, confettura di albicocche – e soprattutto con questo ingrediente per la farcia ricorda la mitica torta di Vienna, la città che fu capitale per i triestini per oltre quattro secoli – e panna.
L’origine si perde alla fine del diciannovesimo secolo, epoca di Francesco Giuseppe, quando nel 1896 nasce per addolcire una storia d’amore, finita poi tristemente, tra il violinista magiaro Jancsi Rigò e una nobildonna belga.
La torta, certamente di non complicata manualità per chi ha dimestichezza con la preparazione casalinga di dolci (comunque in rete trovate ottime spiegazioni, che vi accompagnano passo passo), è formata da due strati di pan di Spagna al cioccolato – e anche in questo ingrediente c’è ancora un rimando alla Sachertorte – tra i quali va stesa la confettura di albicocche.

Un maestro, indimenticato, di questo ottimo dolce era Luciano Finzi, spentosi molto anziano un paio di anni fa dopo una vita professionale di oltre mezzo secolo, trascorsa per larga parte nella storica pasticceria Eppinger.
E un altro punto di riferimento per questa torta era l’antico Caffè Pirona – cenacolo di letterati come Umberto Saba, Italo Svevo, James Joyce, artisti e musicisti come Antonio Smareglia – le cui serrande sono state purtroppo abbassate definitivamente.

E il vino?

Più che un dolce Ramandolo o Picolit, Andrea Cecchini suggerisce una Ribolla gialla spumantizzata, come quella dei Vigneti Pittaro che, proprio nella cena inaugurale del Congresso, ha fatto un figurone, come del resto anche gli altri vini della serata.

Sono stati serviti, infatti, anche una Ribolla tradizionale del Collio, Fiegl di Oslavia, un fresco Pinot grigio Torre Rosazza Friuli Colli orientali,  Genagricola, e con la carne un robusto Refosco dal peduncolo rosso Friuli Colli orientali della Tenuta d’Attimis Maniago di Buttrio.

Ma questo lo diciamo soltanto per inciso.  Perché il nostro obiettivo era proprio quello di parlare della torta Rigojanci che crediamo di aver contribuito a far conoscere almeno un po’ aiutandovi a non sentirvi più dei Don Abbondio, almeno in fatto di dolci.
Buon appetito!

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