di Giuseppe Longo

A Trieste si sono appena spente le luci sul 73° Congresso nazionale Assoenologi che ha messo l’accento sull’importantissima funzione dei tecnici della vite e del vino per l’ottenimento di prodotti di qualità.
E se il Vigneto Fvg ha raggiunto i livelli che tutti conosciamo, questo è dovuto in larga parte proprio agli enologi che sanno valorizzare al meglio l’uva ottenendo vini di prestigio.
Ma i grappoli, per essere pigiati, vanno raccolti e portati in cantina e per farlo ci sono due strade diverse o in certi casi anche complementari:
la vendemmia tradizionale a mano e quella meccanizzata.
Mentre la seconda è ormai largamente impiegata sulle grandi superfici delle Doc di pianura, in collina questo non è possibile, per cui è giocoforza necessario ricorrere, proprio nel momento della raccolta, che si sviluppa mediamente in una quindicina di giorni, a personale avventizio cui fa peraltro comodo prendersi qualche soldino.
Un lavoro occasionale che per alcuni anni è stato regolamentato attraverso i famosi voucher, che però, come è noto, non sono più operativi e a poco più di un mese dall’avvio della nuova vendemmia nelle campagne si guarda con preoccupazione alla loro mancanza, anche perché i titolari delle aziende si ricordano della loro utilità, sia durante la raccolta dell’uva che in occasione di altre operazioni colturali.
«I voucher sono uno strumento utile per l’agricoltura e devono essere reintrodotti»,  afferma infatti il presidente di Confagricoltura Fvg, Claudio Cressati,  a proposito del dibattito sulla questione in corso in questi giorni che vede coinvolti numerose forze politiche ed esponenti del governo, tra cui il ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio.

«L’eliminazione dei voucher in agricoltura è stata una scelta frettolosa e non adeguatamente ponderata – continua Cressati -. E lo strumento che è stato introdotto in loro sostituzione (contratto di prestazione occasionale) non può certo essere considerato una valida alternativa, a causa di una serie di limitazioni e vincoli che ne restringono fortemente il campo di applicazione, soprattutto nel settore agricolo».
In agricoltura, l’esigenza di svolgere prestazioni meramente occasionali e accessorie è concreta e tutt’altro che infrequente.
Non a caso i voucher sono stati sperimentati nel 2008 proprio nel settore primario, appunto con la vendemmia.
E se si valutano i dati Inps – fa ancora notare Cressati – in modo sereno e distaccato, si scopre che l’agricoltura è uno dei settori produttivi dove il lavoro accessorio è stato utilizzato in modo equilibrato, senza eccessi.
Confagricoltura Fvg infatti ricorda che, nel periodo 2008-2016, solo il 4,3 per cento dei voucher complessivamente venduti è stato destinato alle attività agricole.
Se poi guardiamo l’ultimo anno disponibile, la percentuale scende addirittura all’1,8 per cento del totale.
«Nel periodo in cui hanno trovato applicazione i voucher (2008-2016) il lavoro dipendente nelle campagne, nonostante la crisi economica che non ha certo risparmiato il settore primario, ha sostanzialmente tenuto  – aggiunge il presidente dell’organizzazione agricola – e in alcuni anni ha fatto registrare addirittura un incremento degli occupati.   Non è intervenuta dunque alcuna destrutturazione del lavoro dipendente».
Confagricoltura Fvg, quindi, auspica che in sede di conversione dell’ormai famoso “decreto Dignità” i voucher vengano ripristinati, anche al fine di garantire una maggiore trasparenza nel lavoro agricolo occasionale.
Un auspicio in tal senso, come si ricorderà, era stato espresso anche dal nuovo presidente di Confagri Udine, avvocato Giovanni Giavedoni.
Per cui riteniamo che il governo Conte, sentito il ministro dell’Agricoltura – appartiene alla Lega di Matteo Salvini, partito sensibile al problema della reintroduzione dei voucher -, farebbe bene a riprendere in mano questo problema, anche perché in questo modo darebbe modo di regolarizzare il lavoro occasionale, specie durante la sempre più vicina vendemmia, anche a tante piccole aziende che altrimenti hanno difficoltà a reperire e a mettere in regola la manodopera necessaria per la raccolta dell’uva.
E si sa che questa è un’operazione delicata e da fare nel minor tempo possibile al fine di sottrarre il prodotto ai capricci del tempo che sono sempre in agguato.
E che sarebbe veramente un peccato facessero danni proprio quando l’uva è matura ed è arrivata indenne fino al momento in cui deve essere portata in cantina.

In copertina, foto di repertorio:  Kristian Keber  controlla la maturazione dell’uva per decidere il momento più opportuno – anche in relazione alla meteorologia – ad iniziare la vendemmia.

a seguire il presidente di Confagricoltura Fvg, Claudio Cressati, ed in fine il neo presidente di Confagri Udine: l’avvocato Giovanni Giavedoni.

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