di Gi Elle

Era stata Slow Food, l’organizzazione fondata e da sempre incarnata da Carlin Petrini, a valorizzare per prima la “pitina” delle montagne pordenonesi riconoscendole, attraverso l’attribuzione del termine Presidio, una indubbia qualità, frutto del lavoro di bravi artigiani della lavorazione delle carni ovicaprine o di selvaggina ungulata, ma anche dei saperi della tradizione che si sono tramandati per innumerevoli generazioni.

Ora invece è addirittura l’Unione Europea, al termine di un iter lunghissimo, durato oltre dieci anni, a rilasciare un marchio di garanzia e qualità a questo prodotto – c’è chi lo chiama insaccato, ma non è proprio così: meglio definirlo salume – tipico della Val Tramontina, quale unica Igp (Indicazione di origine protetta) della Destra Tagliamento e seconda in Friuli Venezia Giulia dopo il Prosciutto affumicato di Sauris, che ottenne il “premio” otto anni fa.
Un riconoscimento che conferisce il giusto risalto a un prodotto che, rappresentando un’ icona per il territorio, può fungere da tramite anche per la valorizzazione turistica.  Sia per la rivitalizzazione della montagna. Ed offrire nel contempo un importante contributo per trattenere la popolazione nella vallata considerata, e in quelle adiacenti.

È questo, in sintesi, il pensiero espresso dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, alla presentazione, avvenuta a Udine, della conclusione positiva del lungo iter volto ad assicurare un marchio identitario, unico, irripetibile, a un prodotto del quale, come ha ricordato lo stesso assessore, anche nella memoria locale si riconosce l’esclusività nella tradizione norcina della Val Tramontina.

Ma che cosa è accaduto nelle ultime settimane rispetto al percorso per la sua valorizzazione avviato addirittura nel 2006?
Il 19 giugno è stato firmato dal Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, Phil Hogan, il regolamento per la produzione della Pitina Igp, che avrà valore di tutela in tutti gli Stati Ue.
Atto che ha concluso ufficialmente il suo percorso burocratico lo scorso 2 luglio.
La “pitina” viene attualmente prodotta da sei aziende, che si trovano nei Comuni di Tramonti di Sopra, Barcis, Cavasso Nuovo, Erto e Casso, e Maniago.
Ma sono interessati dal regolamento europeo anche i Comuni di Andreis, Cimolais, Claut, Frisanco, Meduno, Montereale Valcellina, Tramonti di Sotto.
I quali sono compresi nelle Valli pordenonesi e cioè: la Val Tramontina, la Val Cellina e la Val Colvera.
Si tratta di un’area che ricade per buona parte all’interno del Parco delle Dolomiti Friulane, ambito territoriale riconosciuto quale Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco.

In questa serie di elementi strutturali, derivati anche dall’antropizzazione di un territorio aspro, ma proprio per questo estremamente interessante, l’assessore Zannier ha individuato la ricetta per valorizzare non soltanto l’area in questione.
Bensì per arricchire l’offerta che coniuga l’agroalimentare e l’enogastronomia di pregio con la promozione turistica del territorio interessato, vista la caratura della produzione di nicchia della “pitina”, che dalla festa tradizionale locale di Tramonti di Sopra, nata, come ha ricordato il sindaco Giacomo Urban, cinquant’anni fa, è divenuta ormai ricercata e ha contribuito a rianimare la ristorazione delle vallate, arricchendo l’offerta anche dell’ intero Friuli Venezia Giulia.

Una terra, ha ricordato l’esponente della Giunta Fedriga, che può con orgoglio essere rappresentata anche attraverso le produzioni agroalimentari di pregio.
Tra le quali, ora si è inserita a pieno diritto proprio la “pitina”.
Una valorizzazione che per Zannier potrà favorire anche lo sviluppo della produzione locale, concorrendo a sostenere l’economia delle valli pordenonesi.
Anche se – ha concluso – la “pitina” dovrà seguire un percorso di crescita della produzione graduale, per poter mantenere la sua attrattività presso i consumatori e degustatori, e il livello qualitativo raggiunto.   Che è capace di esaltare sapori antichi, derivati dalle attività e dai costumi della civiltà contadina dell’area che la produce e che ora è stata appunto premiata dal riconoscimento Ue: è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il regolamento comunitario che sancisce la definitiva registrazione della “pitina” tra i prodotti a indicazione geografica protetta (Igp).
Il relativo disciplinare era stato pubblicato invece il 23 gennaio scorso.
Non essendoci stata alcuna dichiarazione di opposizione, è seguito il via libera alla registrazione e alla conseguente tutela della denominazione Pitina Igp in tutti gli Stati membri.

“Sono lieto e orgoglioso – aveva commentato nell’occasione l’assessore Zannier – di poter dare alla “pitina” il benvenuto nella ristretta rosa dei prodotti Dop ed Igp della nostra regione.
Lo sono ancor di più se penso che è in assoluto il primo prodotto della Destra Tagliamento.
A questo proposito, ringrazio chi ha intrapreso a suo tempo l’iniziativa che ora trova degna conclusione”.

La “pitina”, salume “unico e irripetibile”, entra dunque nel ristretto club di cui fanno parte i Dop Prosciutto di San Daniele, Formaggio Montasio, Olio Tergeste e Brovada, oltre al già ricordato Igp Prosciutto di Sauris.

Si tratta di una eccellenza enogastronomica assolutamente unica nel panorama delle Dop e Igp europee: è prodotta, come dicevamo all’inizio, con carni ovicaprine o di selvaggina ungulata, conservata grazie a un processo di affumicatura e ad uno strato protettivo di farina di mais.
“Il nostro territorio – ha concluso Zannier – può ora contare anche su un prodotto della gastronomia assolutamente emozionante”.

In copertina, la “pitina”, il caratteristico salume delle montagne pordenonesi ora marchiato Igp.

L’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier (che ha accanto il direttore generale dell’Ersa Serena Cutrano), alla presentazione della Pitina Igp a Udine, mentre parla Bepi Pucciarelli.  

(Foto Regione Fvg)

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