di Giuseppe Longo

La stagione delle ciliegie si è conclusa da almeno un paio di settimane: le ultime erano state le duracine di Tarcento, le più tardive ma anche più gustose, che avevano fatto bella mostra alla tradizionale Sagra dei Santi Pietro e Paolo che la Perla del Friuli ripropone ogni anno, da tempo immemorabile, alla fine di giugno.

Poi sono arrivate le prugne, già finite, le albicocche e le pesche, nettarine comprese, la cui raccolta è giunta all’apice, tant’è che proprio in questi giorni – e oggi c’è la premiazione dei produttori – si tiene la Mostra regionale delle pesche a Fiumicello, a due passi dalla storica Aquileia.
Poi, ancora una decina di giorni e potremo gustare le susine, che si prestano a meraviglia anche per preparare ottime crostate.
Nel frattempo, però, in mezzo a tutto questo ben di Dio, sono arrivate anche le primissime mele.
Quelle di una varietà probabilmente autoctona conosciuta in Friuli, ed io a Nimis l’ho sempre sentita
chiamare così fin da bambino, come mela di “San Pieri”, come dire che è così precoce che matura proprio in concomitanza con la ricorrenza dedicata ai due Apostoli.
In realtà, questo avviene sempre qualche giorno dopo la festa del 29 giugno, tanto che la maturazione, almeno
nel mio paese, ha raggiunto il suo culmine proprio questa settimana – sarebbe stato forse meglio dedicarla ai Santi Ermacora e Fortunato del 12 luglio – e la durata di questi frutti è abbastanza breve, anche perché fanno la festa soprattutto di api, vespe e calabroni che, soprattutto in quelli più alti e irragiungibili dalla nostra mano allestiscono dei veri e propri banchetti scavando dei buchi in ogni mela fino a svuotarla completamente dalla polpa.
Mi piace scrivere qualche riga a proposito di queste mele ormai rare – c’erano tante varietà locali, anche vicine alle nostre case, che purtroppo stanno scomparendo – perché sono diversi anni che non le vedevo così belle e colorate (nella parte più esposta al sole sono di un rosso acceso), e questo sicuramente perché quest’anno ce ne sono
parecchie di meno, tanto da essere anche molto più buone.
L’anno scorso, invece, erano così abbondanti che i rami addirittura si spezzavano!
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Si tratta di una mela fragrante, veramente gustosa, poco dolce che mangiata alla fine di pranzo o cena aiuta nella digestione.
E’ noto infatti che la mela, compresa ovviamente questa varietà autoctona, è un frutto dalle salutari virtù, anche perché non è appunto ricca di zuccheri.
Vi ricordate il simpatico detto: “Una mela al giorno tiene il medico di torno?”.
Ma una è troppo poco, mangiamone molte di più perché siamo sicuri che fanno bene. Inoltre questi frutti sono famosi per creare dolci superlativi, come gli strudel (magari con una spolveratina di cannella) o le crostate.
Inoltre, poter cogliere direttamente dalla pianta queste mele buonissime, tralasciando almeno per un po’ quelle del supermercato che provengono da lunghe conservazioni in quanto le più precoci – come le Royal Gala – ancora
non si sono viste (o mi sbaglio?), mi riempie proprio di gioia.
E poi la mela, meglio di altri frutti, secondo me è quella che più ci introduce nella stagione dei raccolti autunnali che culminano con la vendemmia e che premiano le fatiche degli agricoltori.
Una piccola parentesi, insomma, che ho voluto riservare a queste prime mele dell’anno.
E la loro qualità mi fa supporre che anche la raccolta su larga scala – perché il Friuli è anche un ottimo produttore di mele – sarà buona, se non ottima.
Credo che le prime indicazioni sicuramente confermeranno questa mia sensazione: mele non abbondanti, come un anno fa, ma veramente buone.

E che ci faranno bene !
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in copertina: Un bel cestino di queste primissime e ottime mele friulane, le mele di “San Pieri”

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