di Giuseppe Longo
Quelle acque bellissime, color verde smeraldo, le avevo viste per la prima volta cinquant’anni fa.   E da allora non le ho più dimenticate.   Sono quelle dell’Isonzo – Soča in slovenoche da Tolmino (Tolmin) s’incontrano, sempre più estese tanto poi da formare un suggestivo lago, fino a Santa Lucia, d’Isonzo appunto,  cioè Most na Soči.
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Immagine del lago verso nord.
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Altra suggestiva immagine dell’Isonzo a Most na Soči.
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Acque meravigliose che danno vita in Italia a quello che è stato denominato, giustamente, il “fiume sacro alla Patria”, a perenne memoria delle stragi della Grande Guerra, poco più di un secolo fa.   Quelle acque verdissime le vidi con gli occhi stupiti di un ragazzino che non era mai stato in Slovenia, regione ancora nella Jugoslavia di Tito oltre la famosa Cortina di Ferro. 
Mio padre ed io ci eravamo uniti a barbe Toni che, assieme a suo figlio, desiderava deporre un fiore sulla tomba del fratello Bepo che aveva lasciato Nimis in cerca di un po’ di fortuna – si fa per dire – nell’allora italiana Piedicolle, oggi Podbrdo, senza fare mai più ritorno in Friuli.   La strada, a quel tempo bianca e tutta buche,  per salirvi comincia subito dopo  Most na Soči, di fronte al ponte ferroviario della Transalpina, la linea costruita durante gli ultimi anni dell‘Impero austro-ungarico di Franz Joseph (per gli italiani simpaticamente Cecco Beppe) agli inizi del secolo scorso e che si inerpica lungo la stretta valle di Podbrdo da dove, dopo aver superato lo spartiacque con la più lunga galleria dell’intera tratta Trieste – Jesenice (oltre 6 chilometri), sbuca tra gli splendidi laghi di Bohinj e di Bled.  E nella vicina stazione di Most na Soči (che risale al 1906, stesso anno dell’inaugurazione della ferrovia), le auto – come ho visto l’altro giorno – vengono fatte salire sul treno che poi le porta proprio tra quei meravigliosi specchi d’acqua subalpini.
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Autovetture sul treno a Most na Soči dirette ai laghi di Bled e Bohinj.
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Ma questo di Piedicolle è soltanto un inciso, perché rivedendo proprio in questi giorni le acque smeraldine di Santa Lucia d’Isonzo desideravo rendervi partecipi della mia emozione, mista a tanti dolci ricordi della fanciullezza riemersi dai cassetti della memoria.
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Due turisti tedeschi approfittano di una rigenerante nuotata
tuffandosi dal Ponte di Most na Soči.
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Sul fiume-lago si può approfittare anche di un giro turistico di circa tre ore con il battello a ruota che ricorda quelli del Mississippi.
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Il battello che consente di visitare il suggestivo tratto dell’Isonzo arrivando fino a Tolmino.
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Come vedete nelle foto: è lungo ben trenta metri e offre la possibilità a oltre cento persone, con pranzo a bordo (biglietto d’imbarco e consumazione sono alla portata di tutti), di andare a nord fino alla confluenza con la Tolminka – perché da qui, superata poi Caporetto (Kobarid), fino a Plezzo (Bovec) e alla Val Trenta, dove nasce, assume sempre più carattere torrentizio, regalando scorci bellissimi e divenendo paradiso nelle rapide per sport acquatici estremi come il rafting – o scendere a sud, dopo l’unione con l’Idria, imboccando appunto il canale dell’Isonzo – dove il primo paese importante che si incontra è proprio Kanal – fino a giungere alla chiusa di Podselo, lo sbarramento per scopi idroelettrici che ha dato origine appunto al fiume-lago fino a Tolmino capoluogo.
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Rafting sull’Isonzo – Soča a Tolmino.
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Poi scendendo, lungo la strada ovviamente, s’incontrano altre due grandi dighe, l’ultima delle quali è nei pressi di Salcano (Solkan) a due passi da Nova Gorica e Gorizia, nelle vicinanze di quel capolavoro di ingegneria ferroviaria che è il ponte sull’Isonzo per i treni della Transalpina: è citato ancora come “il più lungo ponte di pietra intagliata del mondo”.
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La Soča è lunga 136 chilometri e scorre per due terzi in territorio sloveno.
Viene chiamata anche “bellezza di smeraldo” appunto per il verde acceso delle acque – con diverse tonalità a seconda della luce – che mi ha offerto il pretesto per le veloci pennellate di questo, credo, simpatico affresco dedicato al nostro amato Isonzo, ma anche al ricordo di immani tragedie di cui proprio questo fiume fu triste palcoscenico e testimone durante la Prima Guerra Mondiale e che ebbero il loro apice nella Disfatta di Caporetto dell’ottobre 2017, in quella che fu anche denominata la Dodicesima Battaglia dell’Isonzo.
Il fiume nasce a 1100 metri di altitudine sulle Alpi Giulie a ovest del monte Tricorno (Triglav) nella già ricordata Val Trenta, oltre Plezzo, grazioso paese dominato dal Canin, massiccio dal quale sgorga la suggestiva Boka le cui acque pure finiscono nell’Isonzo.
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La suggestiva sorgente Boka sul massiccio del Canin.
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E sfocia nel mare Adriatico (golfo di Trieste), dopo avere ricevuto tra le altre le acque del Torre (nelle quali si erano già unite quelle del Natisone) e del Vipacco, a due passi da Staranzano e a pochi chilometri da Grado.   Bello e interessante, vero?     Oltre che molto vicino al nostro Friuli:
Tolmino dista da Udine 60 chilometri scarsi e con altri venti o poco più si scende appunto tutto il canale dell’Isonzo fino a Solkan.   E tutto questo val bene una gita, anche di mezza giornata.
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In copertina, un bellissimo scorcio del fiume-lago Isonzo a Most na Soči.
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Una casa storica di Piedicolle
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La chiesetta di Piedicolle.
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Uno scorcio di Plezzo.
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