di Giuseppe Longo

Quando, il 6 settembre 1891, l’allora sindaco  di Fagagna Gabriele Luigi Pecile – Senatore del Regno, perché il Friuli era da appena 25 anni diventato Italia – ebbe la brillante intuizione di dar vita a una singolare competizione che vedesse come protagonisti gli umili asinelli da soma, usati nei quotidiani lavori dei campi, di certo non immaginava neppure lontanamente il successo che anno dopo anno, e ne sono passati ben 128!, la gara avrebbe conquistato.

Da allora, infatti, è stata una crescita continua e quel momento di genuino svago per quei poveri contadini piegati dalla fatica, che la mente dell’illuminato (ma non solo per questo) politico partorì, si trasformò in una combattuta e divertente tenzone a quattro zampe che continua a riempire la piazza principale, trasformata, con altra geniale idea – stavolta la regia si deve a Elia Tomai, uno dei tanti successori proprio dello storico Pecile e “motore” anche di quel meraviglioso compendio della vita contadina di un tempo che è Cjase Cocel – in un’arena circolare, adatta per la “Corsa degli asini”, tanto che molti scherzosamente la chiamano “mussodromo”, e anche per ospitare un folto pubblico di sostenitori delle varie batterie che si contendono la vittoria.

Proprio su questo anello si sono sfidati decine e decine di asini, condotti dai loro bravi fantini, contraddistinti da nomi simpatici e pure divertenti.

Foto del Senatore Gabriele Luigi Pecile

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Dal 2000,  a questi raglianti quadrupedi, che ovviamente ignari hanno reso famosa Fagagna – “pais dai mus” -, Alfredo Pecile, artista friul-argentino di lontane origini appunto del luogo, volle dedicare una sua scultura opportunamente sistemata sul lato occidentale della piazza (proprio di fronte al palazzo municipale), come a significare che questo è il vero luogo deputato per la grande gara settembrina che ebbe come primo direttore – il cosiddetto “mossiere” – proprio quel 6 settembre 1891 Adolfo Baschera, il quale doveva attenersi a un regolamento redatto dallo stesso Senatore Pecile.

“Dall’esame dei regolamenti, si nota come fin dalle origini – scriveva in un bell’articolo di alcuni anni fa Raffaella Sialino pubblicato sul sito “Folclore” – la corsa abbia avuto connotazioni di stile e di classe: i concorrenti guidatori dovevano presentarsi in maniche di camicia bianca e coprirsi il capo con i berretti forniti dal Comitato e, in periodi di alta considerazione del senso del pudore, le asine erano per regolamento, escluse dalla competizione. La manifestazione, pur essendo sostanzialmente una simpatica gara di corsa tra asini, incontrò sempre l’attenzione e l’appoggio delle migliori personalità presenti a Fagagna e poco importava se fossero nobili o popolani perché entrambi i ceti si ritrovavano uniti senza distinzione di casta, nel dimostrare il loro attaccamento al proprio paese. Tra i tanti si ricordano i fratelli d’Orlandi, i fratelli Burelli, Giorgio Picco, Francesco Pecile, Antonio Ermacora, Antonio Zardini, Diego Cecone, Ernesto Sello. Il pubblico assisteva vociante al torneo, sistemandosi sugli spalti costruiti su carri agricoli e per l’occasione molti emigranti rientravano al paese natio. Treni speciali, a tariffe ridotte, portavano a Fagagna gli spettatori provenienti da tutto il Friuli ed anche dalle regioni vicine. Mentre le prime gare si disputarono lungo il percorso di via Saccavano, l’attuale via Umberto I, successivamente la notevole partecipazione di pubblico richiese un terreno più consono perciò la corsa si spostò nella vasta area-giardino di proprietà dei nobili Vanni degli Onesti, di fronte all’armoniosa architettura del palazzo, sempre dei Vanni degli Onesti, che dal 1927 ospita l’attuale sede municipale. Lo spazio veniva già utilizzato, per concessione dei proprietari, per l’appuntamento bimensile con il noto mercato del bestiame. La Corsa degli asini si collocò in posizione parallela ad un rito religioso-folcloristico con cui dal 1400 o forse già dal 1300 si festeggiava, nella prima domenica di settembre, la consacrazione della Pieve dedicata a Santa Maria Assunta, centro ecclesiale di Fagagna e anche dei paesi confinanti”.

Oggi dunque la storia continua, molto sentita come allora, pur con toni diversi, richiamando migliaia di appassionati in quella piazza che l’oggi ultranovantacinquenne Otto D’Angelo definì in un suo storico striscione “San Siro dal Friul”.

Come si ripeterà anche questo pomeriggio, sperando che il meteo regali almeno qualche ora di tregua.  E come si ripeterà pure negli anni futuri tramandando alle nuove generazioni questa genuina espressione di cultura popolare legata a un mondo rurale che sta evolvendo sempre più e per certi aspetti scomparendo.

E’ proprio questo il compito dei bravi dirigenti della Pro Fagagna: fare in modo che questa tradizione, come altre, continui a vivere, perché fa parte della storia del nostro Friuli.

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in copertina ed a seguire: Immagini della “Corsa degli asini” delle precedenti edizioni
(tratte dal sito ufficiale della Pro loco di Fagagna)


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