di Giuseppe Longo

Chi ama Grado, i suoi colori, la sua storia, la sua tranquillità – e, sì, l’isola del Sole o d’Oro, che dir si voglia, si sceglie anche per questo – preferisce questo periodo di inizio autunno. In ottobre, infatti, Grado è bellissima, più di sempre, perché non ci sono le giornate (e notti) bollenti di luglio e agosto – e quest’anno anche di settembre! – e non c’è la folla dell’estate.   Tutto si ricompone come in un puzzle che era stato scompaginato dai mesi clou delle vacanze (ma guai non ci fossero, per carità…) e torna ai suoi ritmi normali facendo appunto assaporare, ai veri amanti di “Gravo”, gli angoli più belli delle spiagge, del Lungomare – quello che per tutti è comunemente la diga -, degli ombrosi viali alberati e dei giardini pieni di fiori con le ville Bianchi che ricordano il passato imperiale, quello che dette vita al progetto turistico-termale trasformando un’isola di pescatori in una cittadina evoluta che piace.   E che invita a frequentarla, a cominciare dagli austriaci veri “innamorati” del centro balneare.
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Figuranti in costume nel porto di Grado e un momento della conferenza stampa.


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E il centro storico? Questo è un discorso a parte, tutto speciale.
Qui, nel “castrum”, si respira la storia vera di Grado, quella con la S maiuscola, quella delle strette viuzze e piazzette – calli, campi, campielli e contrade come nella dirimpettaia Marano,  che con Grado condivide la Laguna, o nella più lontana Venezia -, delle meravigliose basiliche, la già cattedrale di Sant’Eufemia e la più raccolta chiesa di Santa Maria delle Grazie, nelle quali basta entrare per sentirsi subito proiettati nell’epoca patriarcale. E dal campanile dell’Anzolo si passa subito nella lunga piazza Duca d’Aosta, trasformata in isola pedonale dopo un accurato restyling – proprio lungimiranti quegli amministratori!  -, sulla quale si affacciano una serie di ristoranti di qualità, una vera e propria “Via dei Sapori di Grado”, dove si gusta una cucina marinara che attinge alla storia e alla cultura gastronomica dell’isola, a cominciare dal classico “boreto” che da piatto povero che ricorda la vita difficile, ma comunque autosufficiente, nei tantissimi casoni che punteggiavano la Laguna, è diventato una ricercata prelibatezza.
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Il celebre “Anzolo” della basilica e uno scorcio di piazza Duca d’Aosta.


Ebbene, è proprio in questo ambiente-scenario tutto particolare che si colloca “Mare Nostrum” la seconda edizione del Festival della Cultura del Mare che si svilupperà, in un insieme di iniziative e invitanti proposte, tra domani pomeriggio, venerdì, e domenica. L’evento – organizzato dalla Pro loco di Grado sulla scorta dell’apprezzamento che aveva ottenuto la prima edizione – ha come tema i Saperi e i Sapori della tradizione “graisana”, che verranno esposti e rappresentati da una quarantina di operatori tra le piazze e le calli del centro storico, del “castrum” appunto, in un importante spazio di vetrina, mercato e mescita, dedicato alle aziende locali del comparto mare e agroalimentare dei territori limitrofi alla nota località balneare (il Mar Grando di Biagio Marin). Una full immersion nella Grado d’altri tempi, un vero e proprio tuffo nel passato con attori e artisti che faranno rivivere ai visitatori la vita e i mestieri di una volta. Pescatori, artigiani e marinai racconteranno a grandi e bambini i segreti del mare, ma si incontreranno i personaggi fantastici dei miti e delle leggende gradesi, ripresi dalla tradizione orale.
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Campo dei Patriarchi con la basilica di Santa Maria delle Grazie e il suo interno.


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L’intento – come spiegato durante la presentazione avvenuta sulla terrazza del palazzo municipale davanti alla rotonda sulla quale sventola la “bandiera blu” conquistata per la trentesima volta dal mare di Grado – è quello di offrire ai partecipanti al Festival un’immagine dei tempi passati, di un mercato dove i prodotti dell’entroterra friulano venivano scambiati con i prodotti locali.  Anticamente, infatti, i frutti della pesca venivano barattati con vino, farine, prodotti agricoli e artigianali, tutte cose che ovviamente l’isola non ha. Rievocazioni storiche, danza, teatro, manifestazioni faranno quindi da corollario a questo speciale fine settimana,  impossibile da perdere, nel quale trovarsi e ritrovarsi… e per assaporare un grande itinerario fra le vie del centro storico dedicato ai sapori della cucina tipica, fra i quali eccelle il già ricordato “boreto”, inconfondibile piatto gradese, e ai grandi vini friulani, a cominciare da quelli della vicina Doc Aquileia: più di 50, fra espositori, ristoranti e osterie aderenti all’iniziativa proporranno una pietanza selezionata fra le tante ricette della tradizione da abbinare con un vino adatto al piatto che si sta assaporando.
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Ecco il “boreto”, il più famoso piatto della tradizione gradese. 


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Le stazioni di degustazione daranno così vita all’itinerario Grado isola dei sapori; una vera e propria caccia al tesoro fra le calli del castrum” alla ricerca dell’eredità culturale dell’autentica cucina “graisana”. Il visitatore che alle stazioni di cambio installate nelle piazze dell‘evento acquisterà le vecie corone (del valore di 2 euro l’una) riceverà una mappa con la quale potrà orientarsi nella scoperta delle prelibatezze proposte. La piazza Biagio Marin – quella davanti al municipio e che mostra i resti, con i preziosi mosaici, della più antica basilica paleocristiana dell’isola – sarà dedicata ai giochi di strada della vecchia Grado. In piazza XXVI Maggio, cioè sul porto-mandracchio, verranno invece riproposti i mestieri e la vita quotidiana degli abitanti dell’Isola del Sole. Sarà inoltre visibile la barca “Nettuno”, utilizzata da Pier Paolo Pasolini durante la lavorazione del film “Medea”, girato in parte tra gli isolotti della Laguna.

La centralissima piazza Biagio Marin e la Casa della Musica.



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Da non perdere, infine, i tour guidati, le affascinanti mostre (al Cinema Cristallo: “I casoni di Grado: storia e tradizione della vita in laguna”, alla casa della Musica ancora di piazza Biagio Marin: “Il centro storico di Grado tra arte, architettura ed evoluzione urbanistica”) e gli incontri con la cucina  (animati da Spyrus Theodoridis, Andy Luotto, Bruno Gambacorta, Fabrizio Nonis e altri grandi nomi dell’arte gastronomica) che caratterizzeranno questa nuova edizione del Festival. Manifestazione che, sperando nel bel tempo, regalerà tre giornate da iscrivere nell’album dei ricordi personali.  E, allora, buon “Mare Nostrum”. 
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La basilica di Sant’Eufemia in una suggestiva immagine da Calle Lunga..


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In copertina, il Lungomare di Grado in queste fresche mattinate d’autunno.

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