di Giuseppe Longo

In Friuli Venezia Giulia sta scendendo il sipario sulla vendemmia, ottima sia in termini di qualità che di quantità.   Secondo le stime definitive di Assoenologi,  la campagna viticola 2018 è stata molto generosa: +22 per cento se confrontata con quella piuttosto avara dell’anno precedente. E ben +28 rispetto alla media degli ultimi cinque anni.   Il che, tradotto in termini assoluti, corrisponde a 2 milioni di ettolitri di vino tondi tondi, con un incremento di quasi 400 mila rispetto al 2017.   Un aumento, dunque, consistente dovuto sì alla stagione favorevole – e lo vedremo in dettaglio nell’analisi che segue questo articolo, riportando appunto le osservazioni elaborate dai tecnici della vite e del vino –, ma anche per i nuovi impianti, ormai entrati in produzione, di Prosecco (dal vitigno Glera) che assecondano pure in Friuli Venezia Giulia un “fenomeno” in continua espansione sul mercato mondiale. E anche di Pinot grigio alle prime vendemmie come Doc delle Venezie.

Immagine di vigneti di Refosco dal peduncolo rosso nel Cividalese.

Piena la Cantina Fvg

Insomma, una Cantina Fvg piena, di buon vino peraltro, che impone precise strategie commerciali.   Per le quali ha offerto interessanti indicazioni il convegno organizzato a Udine, in sala Ajace, da Civibank e Mediobanca, dal titolo “Friuli Venezia Giulia & Veneto: nuove opportunità e sfide nel mondo del vino”.   “Questa iniziativa – ha detto la presidente di Civibank, Michela Del Piero – è nata dalla consapevolezza del rilevante ruolo che la nostra banca svolge nel comparto primario e vitivinicolo in particolare.   Banca di Cividale, infatti, è storicamente leader nel credito agrario in Friuli Venezia Giulia e da qualche anno lo sta divenendo anche nel Veneto orientale”.   Civibank ha poi reso noto che, a conferma dello sviluppo registrato dal settore, ha realizzato impieghi per 250 milioni di euro per sostenere le aziende agricole clienti che sono oltre 1.200.

La presidente di Civibank, Michela Del Piero, con l’assessore regionale Zannier.

E l’export  vola

Nel periodo 2013-2017 il fatturato del comparto vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia è aumentato complessivamente del 50% e l’export, in particolare, ha registrato una crescita del 100%, mentre il mercato nazionale ha visto un incremento del 40% nel periodo considerato.   E’ quanto risulta, a livello regionale, dall’indagine sul comparto vitivinicolo italiano relativa al 2018 condotta dall’area Ricerche e studi di Mediobanca. Progressiva è anche la crescita dimensionale delle aziende friulane grazie all’incremento delle superfici vitate e agli investimenti strutturali.  Il segmento spumanti è trainante in questo contesto di espansione, con il già ricordato “caso” Prosecco.   L’indagine, illustrata da Gabriele Barbaresco, direttore dell’area Ricerche e studi di Mediobanca, ha l’obiettivo di fare emergere gli elementi di pregio dell’industria italiana del vino, ma rappresenta anche una lettura seria e problematica sugli assetti organizzativi e di governance che possono essere un limite alla realizzazione di performance economiche ancora migliori per un settore produttivo che rappresenta un’eccellenza del Made in Fvg e quindi del più vasto Made in Italy.

Occhio alla concorrenza

C’è, infatti, qualcosa che va rivisto e organizzato meglio.   E lo ha indicato anche l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier:  “La diversificazione – ha detto – è utile per i nostri produttori vitivinicoli, ma è altresì necessario creare dei meccanismi di rete e di commercializzazione per evitare di non avere un’adeguata capacità distributiva e, quindi, di non essere concorrenziali”.   “Sui grandi numeri le nostre aziende non hanno dimensioni tali da raggiungere tutti i mercati – ha sottolineato Zannier -, ma possono farlo se riescono a lavorare in rete e su questi aspetti possiamo migliorare, abbandonando una mentalità che ha diviso nel passato a favore di percorsi unitari che possono portare a risultati significativi di tenuta del sistema e creare le condizioni per sostenerlo meglio”.   Zannier ha sottolineato l’indiscutibile capacità dei produttori del Fvg di produrre, appunto, in qualità e quantità, “ma è importante – ha rimarcato – compiere a monte un’analisi per definire quali sono gli spazi di mercato e le richieste: un piano d’azione rispetto al mercato stesso”.

Aziende con grandi numeri

In questo senso, per Zannier, “l’analisi è un passaggio fondamentale, prima di passare alla produzione, per collocare in modo efficace il prodotto sul mercato”.   “Un’azienda con grandi numeri – secondo l’esponente della Giunta Fedriga – ha la possibilità di avere una rete commerciale autonoma; più diminuisce questo meccanismo e minore è la possibilità per l’azienda di disporre di una rete commerciale strutturata. Bisogna quindi proseguire a creare delle reti per essere competitivi.   Le nostre aziende – ha aggiunto – possono raggiungere importanti obiettivi se riescono a fare massa critica e a strutturarsi”.   L’indagine, secondo Zannier, ha evidenziato le enormi prospettive per aggredire mercati non di prossimità, ma anche “una sostanziale difficoltà aziendale ad avere una struttura economica finanziaria patrimoniale tale da garantire una facilità di accesso al credito”.   Come dicevamo, lo studio ha fatto emergere gli elementi di pregio dell’industria italiana – e friulana – del vino, rappresentando però una lettura sugli assetti organizzativi e di governance che possono essere un limite alla realizzazione di performance economiche più soddisfacenti e remunerative per chi investe nel settore.

Grappoli di Cabernet sauvignon appena raccolti a Nimis sui Colli orientali del Friuli.

Il traino di Ue e Nord America

Confortanti anche i dati resi noti per il comparto a livello nazionale.   Con un fatturato in crescita del 6,5% nel 2017 sul 2016, il vino italiano – secondo i dati dell’indagine di Mediobanca – ha visto l’anno scorso aumentare l’export del 7,7%. Aumentano del 9,9% gli spumanti e crescono del 5,6% gli altri vini.   Quanto ai mercati esteri, il 53.4% dell’export è diretto verso l’Unione europea (+8,3% sul 2016), il 31,9% verso il Nord America (+5,7% sul 2016).   A seguire, il resto del mondo con il 9,1% (+5,8% sul 2016), l’area dell’Asia con il 4,2% (+21,1% sul 2016) e il Sud America con il 1,4% (+20,1% sul 2016). I dieci “top seller” a livello nazionale sono Cantine Riunite-Giv (Gruppo Italiano Vini) con 594 milioni, Caviro (315), Antinori (221), Zonin (201), F.lli Martini (194), Mezzacorona (185), Cavit (183), Botter (180), Enoitalia e Santa  Margherita (169 entrambe). Botter ha realizzato con l’export il 96% del fatturato, mentre i record di crescita nel 2017 sul 2016 si sono registrati per La Marca-Vini Spumanti (+30,7%) e Farnese (+28%).   Mediobanca ha fatto pure sapere che la crescita dell’indice di borsa mondiale del settore vinicolo italiano dal gennaio 2001 è stata del +719,6%. Quanto al “sentiment” delle aziende, il 93% non prevede cali di vendite per il 2018.

Ma piccolo non sempre è bello

Tirando le somme, di spunti per una riflessione ne sono emersi parecchi dal convegno Civibank – Mediobanca e anche dalle parole dello stesso assessore Zannier che ha messo bene a fuoco il problema, da sempre evidente, di una struttura produttiva frammentata, divisa e formata da una moltitudine di piccole aziende, le quali non hanno nè la forza nè le conoscenze, e tantomeno le strategie, per affrontare un mercato sempre più difficile ed esigente.   In altre parole, piccolo non sempre è bello!

A Nimis un carro-vendemmia appena arrivato dalle vigne per la pigiadirasapatura.

 

Tra formiche e lumache

Ecco, allora, la necessità, per dirla ancora con l’assessore, di “fare rete” per presentarsi compatti sulla scena commerciale, nazionale e mondiale. Facile a dirsi, meno a farsi.   Scusate il pessimismo, ma la realtà che conosco da almeno quarant’anni è proprio questa.   L’individualismo regna sovrano, tranne qualche lodevolissima eccezione, tanto che ognuno va avanti, come può, solo con i propri mezzi.   Sul fronte della qualità, negli ultimi anni si sono compiuti passi da gigante, anzi da ciclope.   Su quello di uno sforzo comune fatto insieme per camminare uniti – l’unione fa la forza, vi ricordate? -,  al fine di aggredire meglio il mercato, i passi sono ancora quelli di una formica.   Con l’aggravante della lentezza di una lumaca!

Bella immagine di vigneti dei Colli orientali del Friuli a Togliano nei pressi di Cividale.

 

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Una grande vendemmia
nella stima Assoenologi

di Gi Elle

Una grande vendemmia, dunque, nel Vigneto Fvg:  +22% rispetto al 2017 è la stima definitiva di Assoenologi,  diffusa dalla sede nazionale di Milano e che dovrebbe essere confermata dalla conta finale, quella dei dati veri, che sarà resa nota tra poche settimane.   Ma ecco spiegato da dove arriva una raccolta così generosa in fatto di quantità e pure di qualità.
“Dopo un mese di gennaio mite e poco piovoso, da febbraio – esordisce l’analisi elaborata sulla base dell’”osservatorio” regionale dei tecnici della vite e del vino coordinati dal presidente Rodolfo Rizzi – è iniziata una lunga fase fredda in cui si sono registrate temperature di cinque gradi inferiori rispetto alla media stagionale.   Anche a marzo è continuata la straordinaria ondata di freddo continentale, contraddistinta da intense precipitazioni in pianura (fino a +250% di acqua caduta rispetto allo scorso anno) ed eccezionali nevicate in montagna.   Il clima invernale, particolarmente rigido, ha rallentato la ripresa vegetativa, tanto che il germogliamento è iniziato con oltre due settimane di ritardo rispetto al 2017”.

Rizzi col presidente Riccardo Cotarella al Congresso di Trieste e viti dopo la vendemmia.

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Fin qui dunque marzo, tant’è che l’ultima nevicata è stata proprio il 19, giorno di San Giuseppe. Ma dopo Pasqua tutto è cambiato.   “Con il mese di aprile – spiega infatti Assoenologi – le temperature si sono improvvisamente rialzate registrando, soprattutto nella terza decade, valori decisamente estivi.   Questo eccezionale clima di tipo estivo, associato a scarse precipitazioni, è continuato anche nel mese di maggio, quando si sono sfiorate temperature vicine ai 30°C.   Un andamento climatico che ha decisamente accelerato le fasi fenologiche della vite decretando, a partire dalla seconda decade di maggio, l’inizio della fioritura e recuperando appieno le due settimane di ritardo.   La fioritura e l’allegagione sono proseguite, per tutte le varietà, con ottime condizioni ambientali”.
E per quanto riguarda, invece, lo stato sanitario della vite?   “Sia in collina che in pianura – secondo le rilevazioni dei tecnici friulani -, non si sono registrati particolari problemi se non alcuni sporadici attacchi di peronospora e oidio.   Il caldo record della prima decade d’agosto ha fortemente condizionato il processo di maturazione dell’uva, costringendo i vignaioli ad intervenire con abbondanti irrigazioni di soccorso ai vigneti.   Questo andamento climatico, tutto sommato ottimale per la vite, ha permesso di ottenere un’uva perfettamente sana”.
Ed ecco le stime definitive. “Quest’anno – tira le conclusioni Assoenologi – si prevede un quantitativo superiore di oltre il 20% rispetto alla produzione dello scorso anno, pari a circa 2.000.000 ettolitri di vino di qualità più che buona, con diverse punte di ottimo.   La vendemmia è iniziata qualche giorno prima di Ferragosto, soprattutto per alcuni vigneti di prima produzione e per le nuove varietà “resistenti alle crittogame”, che si sono dimostrate particolarmente precoci.   Per le uve destinate alle basi spumante, per il Pinot grigio, Pinot nero e alcuni cloni di Sauvignon, la vendemmia è iniziata nella seconda decade d’agosto”. Quindi è stata la volta delle “uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera e Ribolla gialla”, mentre solo dopo il 10 settembre si sono iniziati “i primi conferimenti di uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet franc)”.   E ora, questione di pochi giorni, salvo che non si facciano appassimenti sulle piante, “la raccolta si chiuderà con le varietà tardive (Verduzzo – uve atte a dare il Ramandolo Docg, ndr -, Refosco e Picolit)”.

Bellissimi grappoli di Verduzzo friulano dai quali si ottiene il celebre Ramandolo Docg.

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E i prezzi? “Per quanto riguarda le contrattazioni, sul mercato delle uve bianche, si registra – segnala Assoenologi – una certa stagnazione dei prezzi, mentre per quelle rosse un certo interesse è rivolto al Refosco, al Merlot, al Cabernet sauvignon e al Pinot nero”.   Una “fotografia” che era stata già scattata nell’incontro pre-vendemmiale del 20 agosto a Corno di Rosazzo – si fa per dire, perché la raccolta era già iniziata da una settimana! – e nella valutazione espressa da Roberto Felluga per conto di Confagricoltura Fvg.   Ecco, allora, nuovamente evidenziata la necessità di adottare strategie adeguate per affrontare con più efficacia il mercato..

Le previsioni sulla vendemmia di Assoenologi e particolare di vinacce durante la fermentazione.

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In copertina, uno scorcio di vigneti del Cividalese sui Colli orientali.

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