di Giuseppe Longo

Il 2018 si sta avvicinando rapidamente alla sua conclusione ma, prima che questo avvenisse, era più che opportuno, anzi doveroso, che un omaggio ad Antonio Comelli“Presidente della Ricostruzione”, fosse tributato, nel ventesimo anniversario della scomparsa, anche da Nimis, suo paese natale. E questo avverrà martedì prossimo, 27 novembre, durante un incontro che si terrà, alle 20.30, nella sala consiliare del municipio. La commemorazione, intitolata “Antonio Comelli da Nimis per il Friuli”, è stata promossa, come aveva fatto nella scorsa primavera, dalla Società Filologica Friulana d’intesa con il Comune. Dopo un saluto del sindaco Gloria Bressani, tratteggeranno la figura del grande politico friulano, unitamente a chi scrive – che oltre a moderare gli interventi proporrà una rilettura locale di Antonio Comelli, per tutti “Tunin di Pauli” -, il parroco Rizieri De Tina, che si soffermerà sul lato umano in relazione alla fede, e Lionello D’Agostini, già presidente della Fondazione Friuli e sincero estimatore dell’avvocato, al quale ha dedicato un’agile pubblicazione, intitolata “Antonio Comelli un protagonista del nostro tempo”, con tante belle fotografie in cui si delinea con efficacia l’alto profilo umano, morale, professionale e politico dell’ex presidente della Regione Friuli Venezia Giulia.  “A vent’anni dall’improvvisa scomparsa dell’avvocato Antonio Comelli, non appare fuori luogo – scrive D’Agostini – ricordarne ancora oggi il profilo umano, le doti amministrative e la statura morale che ne hanno contraddistinto l’azione. Come modello – al pari di diversi altri nobili esempi del suo tempo – di uomo, di cittadino, di politico. Apparteneva Egli, infatti, a quella straordinaria generazione dei nostri Padri che, forgiata dalle dure esperienze del Ventennio, della Seconda Guerra mondiale, della Resistenza, aveva raccolto il testimone della storia e con indomita forza e con coraggio aveva gettato le basi di uno Stato libero, democratico, moderno. E, in pari tempo, avviato il faticoso processo di ricostruzione materiale e morale di un Paese ferito nel suo organismo, lacerato da profonde divisioni, allo stremo delle sue risorse. Una generazione formata alla scuola dei valori più forti e fondanti di una società civile: l’onestà, il lavoro, la famiglia, la solidarietà, la sobrietà”.

Comelli con l’onorevole Zamberletti, il sindaco Mattiuzza e il prefetto Spaziante dopo il terremoto.

Il 19 maggio scorso avevo inaugurato questo blog dedicato all’agroalimentare e all’enogastronomia – in un secondo momento si è aggiunto il turismo – proprio riferendo dell’importante convegno dedicato a Comelli che la Filogica, sotto la guida del presidente Federico Vicario, aveva organizzato a Pozzuolo nell’ambito della “Setemane de culture furlane”. “Se l’agricoltura friulana nel dopoguerra – osservavo – ha avuto quello sviluppo che tutti conosciamo, e in particolare la vite e il vino sono stati gli indiscussi protagonisti di un vero e proprio rinascimento, questo lo dobbiamo in larghissima misura ad Antonio Comelli”. E l’incontro era proprio intitolato, opportunamente, “La rivoluzione dell’agricoltura friulana – Da Antonio Comelli al futuro”. Come dire che l’azione decisiva per la grande operazione di rilancio del settore primario era cominciata proprio con lui.

Comelli in due cerimonie a Nimis e a Chialminis con monsignor Alessio e monsignor Lovo.

Antonio Comelli nacque a Nimis nel 1920 in una famiglia dall’antico ceppo, fra le più in vista del centro pedemontano, da sempre dedita all’agricoltura e in particolare alla vitivinicoltura di qualità. L’età degli studi in giurisprudenza s’incrociò con le tragedie della seconda guerra mondiale che segnò la distruzione pressoché totale del paese e che vide il giovane Comelli partigiano tra le file della Brigata Osoppo.
La sua vita professionale di avvocato ben presto si coniugò con quella politica, nella Democrazia Cristiana, il partito cattolico fondato come Popolare da don Luigi Sturzo.  Dopo diverse cariche a livello provinciale (all’epoca, al contrario di oggi, si avanzava per gradi tanto che fu per un breve periodo anche sindaco di Nimis), nel 1963 fu eletto consigliere della neonata Regione Friuli Venezia Giulia e per due mandati fu assessore all’Agricoltura – quando appunto promosse quello sviluppo di cui facevo cenno – a fianco del presidente della Giunta Alfredo Berzanti.   Quindi nel 1973 fu eletto presidente, rimanendo in carica fino al 1984 e gestendo praticamente tutta la rinascita post-sismica in stretta sinergia con il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, tanto da essere ricordato ancora come il  “Presidente della Ricostruzione”. Lasciata l’amministrazione regionale, guidò per diversi anni la Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone. Si spense il 22 giugno 1998 nella casa di via Rivis, a Udine, ma le sue spoglie riposano a Nimis nella tomba di famiglia. E in piazza 29 Settembre – quella che ricorda l’infausta giornata del 1944 in cui il paese fu dato alle fiamme – il nome di Antonio Comelli campeggia su una parete del centro civico realizzato dopo il sisma nell’ex proprietà “Mesai”.

Il presidente Comelli all’inaugurazione della scuola media “Tita Gori”.

“Quando l’avvocato assunse l’incarico – ricordavo allora riferendomi al ruolo di Comelli quale assessore regionale all’agricoltura – non erano passati neanche vent’anni dalla fine della guerra e il settore primario appariva in gravi difficoltà. Ebbene, un’azione politico-legislativa lungimirante che ebbe in lui il primo ispiratore seppe dare l’impulso necessario per innescare un’inversione di tendenza. A beneficiarne in modo particolare fu il settore vitivinicolo, allora depresso e marginale, ma dalle grosse potenzialità come si è di lì a poco cominciato a constatare. Il motore determinante per la svolta fu la famosa legge regionale 29 del 30 dicembre 1967 recante importanti provvidenze a favore delle colture pregiate, tra cui appunto la vite”. Una legge che concedeva importanti provvidenze delle quali beneficiarono anche i produttori di Nimis i quali così poterono avviare un’azione di rilancio del settore vinicolo, che portò poi anche alla tutela del Ramandolo facendolo diventare addirittura Docg, il primo riconoscimento del genere in Friuli Venezia Giulia. E in questo lungo e complesso iter di tutela non mancò mai l’appoggio di Antonio Comelli, al quale anche i vitivinicoltori di Nimis devono dunque riconoscenza.

Comelli a una cerimonia a Torlano e con lo scultore Rodolfo Zilli, altro illustre figlio di Nimis.

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In copertina, Antonio Comelli nel libro di Lionello D’Agostini.

(Foto storiche dal libro “Nimis un calvario nei secoli” di Bruno Fabretti)

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