Aperture straordinarie per le festività, al Castello di Duino, per l’esposizione di “Bruno”, il secondo dinosauro estratto dal ricco giacimento del vicino Villaggio del Pescatore: si tratta del più grande dinosauro italiano quasi completo mai ritrovato, che supera in lunghezza di circa un metro il noto “fratello” Antonio. Bruno, cavato e preparato dalla ditta triestina Zoic – azienda leader nel settore della preparazione di reperti paleontologici a livello internazionale -, sotto la guida del geologo Flavio Bacchia, si trova in una curiosa dislocazione su una piega degli strati che curvano il fossile su sé stesso per 180 gradi.
Bruno può essere finalmente visto completo nella sua versione definitiva al Castello di Duino fino al 1° marzo ogni fine settimana e festivi (ad esclusione del 25 dicembre e 1° gennaio) negli orari 9.30 – 16 con il biglietto di ingresso al Castello. Aperture straordinarie 26, 27 e 30 dicembre dalle 9.30 alle 16. il 31 dicembre dalle 9.30 alle 13 e nei giorni 2,3 e 6 gennaio sempre dalle 9.30 alle 16.
Bruno è un adrosauro simile ad Antonio (dinosauro erbivoro dal becco ad anatra), lungo circa 5 metri, quindi come detto supera di oltre 1 metro il “fratello”, con un peso intorno ai 600 chili e un’età di oltre 70 milioni di anni. Come esemplare è sicuramente adulto, ma per ora non si può essere più precisi. La preparazione dell’animale, che ha seguito gli standard utilizzati alla fine degli anni 90 per Antonio (sgrosso meccanico e rifinitura a getto d’acido formico) si è presentata molto complessa a causa della frammentazione del fossile: per portare a completamento le fattezze di Bruno sono servite tre persone full time per oltre quattro mesi e duemila ore complessive di lavoro. Alcune parti sono mancanti in origine e sono state restaurate in fase finale di lavorazione.
Curiosa la dislocazione su una piega degli strati che curvano il fossile su sé stesso per 180°, ma ancora ignota la ragione della struttura geologica che contorce il dinosauro: da un lato si trovano cranio, collo, dorso, dall’altro coda e zampe. Altro fattore di complicazione è la parziale disarticolazione dello scheletro, che si trova sempre però in connessione anatomica, una delle peculiari caratteristiche dei fossili del sito paleontologico giuliano.

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In copertina, il geologo Flavio Bacchia dinanzi allo scheletro del dinosauro “Bruno” (anche qui sopra).

 

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