di Giuseppe Longo

GRADO – Alla fine i fuochi di un Ferragosto tutto da incorniciare sono stati molto belli e suggestivi, tanto da essere salutati con un grande applauso dalle migliaia di persone che gremivano il Lungomare Nazario Sauro e i Giardini Palatucci, quelli della grande fontana. Ma prima tantissimi avevano avuto da ridire soprattutto perché erano troppo bassi, tanto da non consentire di gustare appieno lo spettacolo pirotecnico che ha coronato ieri sera a Grado la più importante festa dell’estate, quella che l’Isola dedica ogni anno ai suoi turisti affezionati.
Per il resto, un Ferragosto veramente da album dei ricordi, incastonato come un gioiello in una splendida giornata, non troppo calda, asciutta e a sera addirittura fresca, apprezzata – dopo ore sotto l’ombrellone – non solo dalla moltitudine che ha appunto assistito ai fuochi, ma anche da quanti hanno preferito i tradizionali viali della passeggiata o cenare ai tavoli all’aperto dei ristoranti, tutti gremiti, ad assaporare soprattutto la invitante cucina marinara, con il “boreto alla graisana” grande protagonista.

La Messa dell’Assunta celebrata da monsignor Centomo e cantata dal Complesso corale e orchestrale.

Ma Ferragosto è anche una grande ricorrenza religiosa, anzi una fra le principali che la Chiesa ha dedicato alla Madonna: celebra infatti la sua Assunzione al Cielo. Ricorrenza sottolineata dalla Messa Granda nella Basilica di Sant’Eufemia, gremita di isolani e turisti, tanto che ci sono state letture anche in tedesco. Ma non solo: quest’anno monsignor Michele Centomo, proprio per rimarcare l’universalità del rito – dedicato secondo tradizione all’Ospite di Grado -, ha celebrato tutto in latino, secondo il testo della riforma montiniana di oltre mezzo secolo fa. E la bellezza della celebrazione è stata, come sempre impreziosita, dal Complesso corale e orchestrale di Santa Cecilia – la formazione con cui la cantoria, presente ogni domenica, accompagna le feste più importanti – che ha eseguito la solenne “Messa di Santa Caterina” di Giuseppe Rota, compositore triestino dell’800, oltre a diversi canti della tradizione, soprattutto mariani, come lo splendido inno cantato quando l’arciprete si è recato a incensare la statua della Madonna degli Angeli, quella che la prima domenica di luglio con la suggestiva processione di barche viene portata, rinnovando l’antico Voto cittadino, al Santuario di Barbana. E coronati alla fine della Messa dalla dolcissima “Madonnina del Mare”, che la folla ha cantato assieme al coro, salutandola con il consueto, fragoroso applauso, dedicato non solo al testo toccante del canto che Grado ha “adottato” tanti anni fa integrandolo perfettamente nella sua tradizione, ma anche alla bravura e all’encomiabile impegno dei coristi diretti da Anello Boemo. E monsignor Centomo – che durante il rito aveva a fianco, in qualità di diacono, il gradese don Gianni Medeot – non ha mancato di sottolineare, durante la breve omelia pronunciata dall’alto dell’antico pulpito, il significato delle vacanze, importanti per “ricaricare” il corpo e lo spirito, al fine di potere riprendere, accompagnati dall’esempio di Maria, il non sempre facile cammino della vita.

E così anche Ferragosto 2019 è andato in archivio, ma Grado offrirà altre settimane ancora di piena estate ricche di proposte e di iniziative dedicate ai suoi ospiti. E che l’Isola del Sole ieri ha voluto, appunto, ringraziare. Arrivederci al 2020.

La spiaggia principale affollata, il “boreto” e ancora i fuochi artificiali.

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In copertina, immagine dello spettacolo pirotecnico che ha salutato il Ferragosto a Grado.

 

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