di Giuseppe Longo

Bisogna riconoscerlo. Vedere il monumentale altare di Heinrich Meyring con il Cristo morto (Speranza), gli apostoli Pietro e Paolo, e le altre due virtù teologali (Fede e Carità) – al quale è stato appena restituito il candore del marmo di Carrara – nel duomo di Santo Stefano, non fa lo stesso effetto scenografico che si provava entrando nella omonima chiesa di Centa, dove creava un suggestivo colpo d’occhio anche perché contornato dagli splendidi affreschi di Tita Gori. Ma di questa, purtroppo, la comunità parrocchiale di Nimis è stata privata da quasi 43 anni, perché demolita dopo il terremoto che sconvolse mezzo Friuli: rimane però la consolazione di poter ammirare questa preziosa opera d’arte barocca – è sicuramente uno degli altari, se non l’unico, più maestosi della regione – nella nuova comparrocchiale, inizialmente intitolata al Sacro Cuore, voluta da monsignor Beniamino Alessio al centro del paese e inaugurata cinquant’anni fa – era la vigilia dei tradizionali festeggiamenti settembrini – dal suo successore monsignor Eugenio Lovo. Sebbene quest’opera moderna con il Seicento non c’entri proprio nulla, anche perché costruita quasi tre secoli più tardi. Tuttavia, questa “soluzione” ha permesso di salvare un monumento sacro che oggi Nimis conserva gelosamente, anche se nel rimontaggio si sarebbe potuto fare qualcosa di meglio, dotando, per esempio, l’altare dei classici tre gradini (la Trinità) che introducono alla mensa eucaristica. Appare, infatti, troppo basso – come molti osservano – rispetto all’imponenza della chiesa.

Ecco le tre virtù teologali: Fede, Speranza (al centro) e Carità.

E dopo mezzo secolo il complesso marmoreo evidentemente richiedeva non un vero e proprio restauro, bensì un accurato intervento di ripulitura. Quello che ha realizzato in questi mesi l’esperta mano dell’arteniese Renzo Lizzi (e dei figli Alessandro e Federico) il cui lavoro certosino, che ha appunto donato nuova luce all’opera del Meyring (1628-1723, scultore di origine tedesca italianizzato in Enrico Merengo), si riscontra già nella stessa chiesa sui pannelli delle pareti laterali che conservano i lacerti delle pitture del Thanner scoperti nel santuario di Madonna delle Pianelle sotto i più “familiari” affreschi di Giacomo Monai durante il consolidamento richiesto dopo il sisma. Un intervento che ha beneficiato del contributo della Fondazione Friuli e che sarà presentato proprio oggi, Ottava di Pasqua o Domenica in Albis, nel corso della messa solenne delle 11, dedicata ai ragazzi della Prima Comunione, dall’attuale arciprete monsignor Rizieri De Tina che aveva avvertito, assieme agli organi amministrativi della Pieve, la necessità di questo intervento.

Un importante momento, dunque, per la fede, l’arte e la cultura di Nimis, paese dove l’altare del Meyring – altre bellissime opere dell’artista tedesco si possono ammirare, per esempio, nella cappella del Monte di Pietà, in Mercatovecchio, a Udine – giunse nell’estate del 1838 da Venezia. Era stato realizzato dallo scultore – come informano alcuni pannelli proprio sistemati in duomo attingendo a quanto scrisse lo storico monsignor Pietro Bertolla in un volumetto che dopo il terremoto dedicò, molto dispiaciuto per la demolizione, alla comparrocchiale di Centa al fine di serbarne un ricordo almeno cartaceotra il 1689 e il 1695 per la chiesa di San Silvestro, che però fu abbattuta con la messa in vendita dell’altare. E la notizia giunse fino a Nimis, dove si intendeva dotare Santo Stefano di un altare più bello. Il pievano Sebastiano Adami pagò 5.500 lire austriache – all’epoca pure Nimis faceva parte dei territori dell’Impero asburgico – e le statue in marmo bianco furono trasportate su barconi fino a Porto Nogaro e quindi in paese con carri trainati da buoi e cavalli. Fu rimontato con una spesa di altre 930 lire austriache e il 12 settembre1839 – quindi 180 anni fa – il bellissimo altare fu solennemente inaugurato. Rimase in Centa fino al 1968 – la chiesa fu chiusa al culto, per motivi di stabilità, al canto dei Vesperi solenni nella festa del “Perdon dal Rosari” che tradizionalmente ricorre la prima domenica di ottobre -, quando si decise di dare all’altare del Meyring una nuova collocazione nel duomo che stava per essere finalmente aperto al termine di una costruzione, protrattasi tra molte interruzioni dovute anche alla guerra e alla rinascita del paese incendiato, per un quarto di secolo. La nuova comparrocchiale con il maestoso altare fu quindi inaugurata, come si diceva, nell’estate 1969, esattamente mezzo secolo fa.

Infine, due parole per conoscere meglio quest’opera meravigliosa, formata tutta da statue a grandezza naturale. E’ dominata dal complesso marmoreo che raffigura Gesù senza vita, sorretto da angeli, appena deposto dalla croce. Il gruppo è detto anche della Speranza, raffigurata appunto dal Cristo morto che però prelude alla Resurrezione. Alla sua destra ci sono le statue dell’apostolo Pietro, con le chiavi del Paradiso, e della Fede; a sinistra, quelle dell’apostolo Paolo, con la spada, e della Carità. Al centro il Tabernacolo: difatti l’unica funzione del capolavoro del Meyring è soltanto quella di custodire le Ostie consacrate, poiché le celebrazioni avvengono sull’altare rivolto al popolo come prescritto dalla riforma post-conciliare.  Sopra c’è una nicchia che nella vecchia chiesa ospitava una piccola pala a olio di Santo Stefano protomartire, oggi sostituita da una lastra di marmo. Si tratta, insomma, di un efficace racconto didascalico dei capisaldi del Credo cattolico che oggi ha appunto ritrovato tutta la sua bellezza: una preziosa pagina di storia e di fede di cui la comunità di Nimis è giustamente orgogliosa.

L’altare oggi in duomo e nella chiesa di Centa demolita dopo il terremoto.

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In copertina, l’altare del Meyring in duomo dopo l’accurato restauro.

(Foto storica di Bruno Fabretti)

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