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di Giuseppe Longo

Il 5 novembre 1962 si chiudeva la luminosa esistenza di Beniamino Alessio, pievano di Nimis per oltre mezzo secolo, essendovi arrivato nel 1911, alla vigilia della Grande Guerra, in qualità di giovane amministratore parrocchiale (era nato a Buja nel 1878) dopo la morte di Agostino Candolini. Mi ricordo ancora, come fosse oggi, la triste notizia dataci, a noi alunni di seconda elementare, dall’indimenticato maestro Dialmo Tomada nelle scuole appena inaugurate in via Matteotti – allora si tornava sui banchi sempre il primo ottobre -, dove oggi ha sede la Biblioteca comunale. Come mi ricordo altrettanto bene gli imponenti funerali che si snodarono, accompagnati da una folla enorme e commossa, tra due ali di decine di sacerdoti provenienti da tutto il Friuli. Un corteo interminabile dall’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, dove era stato esposto il feretro, fino al Duomo ancora al grezzo che monsignor Alessio aveva tenacemente voluto per “disegnare” un nuovo centro nel paese che stava risorgendo dalla distruzione del 1944. All’altare improvvisato il cardinale Ildebrando Antoniutti che proprio alla “scuola” di Pre’ Beniamin era cresciuto nella Fede e che era stato innalzato alla porpora da Papa Giovanni XXIII poco prima della morte dell’amato parroco. La salma fu deposta provvisoriamente in cimitero nella cappella di famiglia dello stesso Antoniutti dove rimase fino al 1975, un anno prima del terremoto, quando con un solenne corteo fu traslata nella nuova comparrocchiale dove, in segno di riconoscenza, era stata scavata una tomba ai piedi dell’altare.

Eugenio Lovo nel 1967 col cardinale Antoniutti e monsignor Micossi.


Nimis amava molto monsignor Alessio che aveva sofferto assieme alla sua gente i drammi dell’ultima guerra, raccontandoli con puntualità di ricordi e di dati in un prezioso volumetto fatto stampare parecchi anni dopo dalla civica amministrazione. Una riconoscenza che il paese volle esprimergli fin dal primo anniversario con una Messa di suffragio: una tradizione che non si è mai interrotta in questi quasi sessant’anni, ma che si è addirittura arricchita perché assieme a Beniamino Alessio si è aggiunto il ricordo degli altri parroci, dello stesso cardinale Antoniutti e dei preti originari di Nimis. Così avverrà anche questa sera, alle 18, con il rito per i sacerdoti defunti che monsignor Rizieri De Tina celebrerà nella Chiesa matrice.
Pertanto, al ricordo di Beniamino Alessio, si assocerà anche quello dei suoi successori. E quindi, Eugenio Lovo che arrivò nel 1963 ricoprendo il titolo di arciprete fino al 1978, quando gli subentrò monsignor Luigi Murador – giunto in paese da Loneriacco, per una originale esperienza pastorale voluta dall’arcivescovo Alfredo Battisti, con lo stesso De Tina, con Luigi Gloazzo e Flaviano Veronesi, spentosi ancora in giovane età – che resse la parrocchia appena per sei anni perché la morte lo colse prematuramente in un incidente stradale al ritorno da una missione nelle zone terremotate della Campania. Nel contempo, sarà reso omaggio anche ai sacerdoti originari di Nimis, a cominciare da quelli che sono scomparsi quest’anno: don Gianni Arduini, che era nato proprio ai piedi della storica Pieve, e monsignor Francesco Frezza, che fu a lungo arciprete della vicina Tarcento, dove anche riposa.

L’arcivescovo Battisti saluta monsignor Murador all’ingresso a Nimis nel novembre del 1978.

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In copertina, Beniamino Alessio col cardinale Ildebrando Antoniutti poco prima della sua morte.

(Fotografie di Bruno Fabretti)

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