di Giuseppe Longo

E ora da Udine il “Concours mondial du Sauvignon” rimbalza a Düsseldorf, in Germania: il verdetto uscirà  domenica 17 marzo, primo giorno del ProWein, il prestigioso Salone internazionale dell’enologia che si tiene da un quarto di secolo nella città renana. E’ stato scelto, infatti, quell’importante scenario per proclamare i vincitori del 10° Concorso mondiale che il Friuli Venezia Giulia ha avuto l’onore di ospitare nuovamente dopo appena quattro anni.
A mezzogiorno, infatti, in sala Ajace – alla quale si accede attraverso la stupenda Loggia del Lionello, il più significativo monumento che ricorda la lunga presenza della Serenissima in Friuli – si sono concluse le sedute di degustazione che hanno visto al lavoro, tra ieri e oggi, una settantina di esperti provenienti da tutti i continenti, tanto che la lingua ufficiale era l’inglese: e i campioni da esaminare erano ben 1.010, un record assoluto.

Ecco alcune delle commissioni riunite stamani in sala Ajace a Udine.

Un compito quindi non facile e di grande responsabilità, visto il livello della manifestazione, portato a termine da varie commissioni, ognuna riunita attorno a un tavolo, dove i vini resi anonimi erano serviti dai sommelier. Di una delle quali faceva parte anche Giulio Colomba, per molti anni leader di Slow Food nella nostra regione – era lui infatti, quasi vent’anni fa, al timone dell’importante sodalizio fondato e ancora guidato da Carlin Petrini quando fu organizzata a New York la prima uscita dei famosi Superwhites del Vigneto Fvg -, chiamato a far parte della pattuglia dei degustatori friulani. E proprio con lui abbiamo tratto a caldo (aveva appena concluso con i colleghi l’esame dei vini oggi assegnati alla sua commissione) alcune considerazioni sui Sauvignon presentati dai nostri vitivinicoltori.
“Tra i molti iscritti al Concorso, quelli assegnati alla mia commissione – racconta l’esperto friulano – erano di buona, se non ottima qualità, con qualche punta di eccellenza che dovrebbe essere riconosciuta e quindi premiata. Sicuramente da rimarcare il valore complessivo che è riconosciuto da sempre per il suo alto livello. In generale, però, mi sento di sottolineare che diversi Sauvignon friulani erano troppo giovani. E ciò non consente di apprezzare appieno questo grande vino che dispiega le sue potenzialità soltanto dopo qualche anno dalla vendemmia. Questo valore invece –aggiunge al riguardo Colomba – è stato mostrato in modo meraviglioso dal Sauvignon ‘L’evoluto’ di Paolo Rodaro: un vino del 2012 che conserva tutta la sua freschezza in una elegante sinfonia di aromi e profumi. Peccato che fosse servito soltanto a titolo esemplificativo, quindi fuori concorso. Altrimenti, credo che una medaglia d’oro sicuramente l’avrebbe meritata”. Come dire che il tempo diventa certamente alleato del vino, ma non quando è troppo breve. Perché il prodotto ha, appunto, bisogno di affinarsi. E il Sauvignon ha caratteristiche che richiedono un minimo di maturazione.

Giulio Colomba con una commissaria polacca al termine dei lavori.

Ci sono, insomma, le premesse per sperare che dalla “vetrina” di Düsseldorf escano premiati anche diversi campioni presentati dal Vigneto Fvg. Sono molti anni, infatti, che la nostra regione è ai vertici della notorietà internazionale proprio con questo vino prestigioso – di origine francese, ma perfettamente acclimatato in Friuli – che concorre a esaltare la fama che i nostri produttori hanno saputo conquistare proprio con i bianchi. Non resta dunque che attendere. Del resto una settimana passa in fretta e il ProWein, in riva al Reno, si aprirà proprio facendoci sapere quelli che, secondo i degustatori impegnati per due giorni a Udine, sono i migliori Sauvignon del mondo.

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In copertina, commissione presieduta dal friulano Giovanni Bigot.

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