di Giuseppe Longo

Tarcento oggi è in festa per il Patrono e la giornata, dal punto di vista religioso, avrà il suo apice nella Messa solenne delle 11 nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo. All’interno della quale, tra le varie opere d’arte, è conservata anche una bellissima tela di Tita Gori, il grande pittore di Nimis di cui ricorrono 150 anni dalla nascita, tanto che la civica amministrazione ha organizzato una serie di iniziative per ricordare l’artista che ha lasciato tante opere non solo alla sua comunità- oggi il ciclo più importante, ricordavamo domenica scorsa, si trova nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio -, ma anche in altri paesi del Friuli, a cominciare proprio dalla vicina Tarcento. E nel Duomo vestito a festa, appunto per la tradizionale ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo (che in realtà il calendario fissa per domani, 29 giugno), si può ammirare un’intensa “Estasi di San Francesco”, con la quale Gori ha voluto raccontare il “dialogo” del Poverello di Assisi con l’Altissimo. Come ci informa il volume “Tita Gori e i Giardini del Paradiso” che Licio Damiani – con la prefazione del professor Gian Carlo Menis – scrisse in occasione dei 50 anni della morte dell’artista su incarico proprio del Municipio di Nimis.

San Giuseppe a Qualso Nuovo.

Ma, a parte le opere lasciate in altre Chiese del suo Comune – di cui ci occuperemo prossimamente -, affreschi di grande pregio e quadri a olio di indubbia suggestione sono conservati un po’ ovunque. Per esempio, nel vicinissimo Rojale, dove la Chiesetta di Qualso Nuovo, che sorge vicino alla Fornace ed è dedicata a San Giuseppe, è impreziosita dalle stupende pitture del catino dell’abside. Affreschi – enumera il critico d’arte – sono poi conservati, in Comune di Povoletto, nella parrocchiale di Ravosa (Trionfo di Gesù) e nella Chiesa di Savorgnano del Torre (soffitto absidale con gli Evangelisti e il Trionfo della Croce, che ricorda quello andato purtroppo perduto nella vecchia comparrocchiale di Santo Stefano, a Nimis). Gli estensori dei Vangeli sono poi raccontati con efficacia anche in quattro medaglioni che abbelliscono la Chiesa di Ciconicco, a Fagagna. Ma pregevoli opere di Tita Gori sono conservate anche a Udine: nella Chiesa dei Cappuccini di via Ronchi (abside con il Redentore in gloria e ancora i quattro Evangelisti) e nel Tempietto di piazzale Cella dove c’è una bella pala d’altare raffigurante San Giovanni Bosco, protettore della gioventù, in cui si riconosce il volto di Tiziano Tessitori, genero dell’artista, il senatore che aveva sposato la figlia Lucia. Nella vecchia Cappella del Seminario arcivescovile c’è un San Luigi in gloria, mentre nella Galleria d’arte moderna si conserva una tela che raffigura Cristo e l’adultera. Un piccolo gioiello è invece – informa ancora Damiani -, ancora in città, la sistemazione della Chiesetta dell’Ospedale psichiatrico.

Don Bosco in piazzale Cella a Udine.


Ma la mano di Tita Gori si ritrova anche in altre Chiese del Friuli – ricordiamo che l’artista, animato da una fede cristallina, si occupò sempre e soltanto di soggetti a carattere religioso -, come Billerio, Monteaperta, Arta Terme, Coseano, Villalta, Farla di Maiano, Sclaunicco e Lumignacco. E pure all’estero, come a Plezzo (oggi Bovec, ma che all’epoca, 1932, faceva parte della Provincia di Gorizia), dove c’è un bell’affresco nell’asilo parrocchiale che racconta il tenero invito di Gesù “Lasciate che i bimbi vengano a me”.

Trionfo di Gesù a Ravosa.

E, per concludere, ritorniamo alla tarcentina “Estasi di San Francesco”. “… è un altro esempio, oltre a quelli di Cergneu – scrive Licio Damiani nella citata monografia -, dell’attitudine di Gori a trascendere le secche delle convenzioni, pur indulgendo in esse. La posa pietistica del Santo è riscattata dall’acutezza fisionomica, così come a innovare espressivamente i due angeli alle sue spalle, piuttosto leziosi, interviene la preziosità degli azzurri, dei bianchi, dei rosati, resi fluidi, evanescenti. Anche la distesa dei gigli e i boccioli delle rose in primissimo piano attenuano l’enfasi ornamentale grazie a una dissoluzione di pastello, che costituisce la temperie unitaria di tutta l’opera”.

Gesù fra i bambini a Plezzo.

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In copertina, l’Estasi di San Francesco che Tita Gori ci ha lasciato nella Chiesa arcipretale  di Tarcento.

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