di Gi Elle

Allarme di Confagricoltura per l’agroalimentare, ma non solo, sempre più nel mirino delle contraffazioni con gravi ripercussioni sui produttori onesti, attenti al rispetto delle regole e dei disciplinari che impongono l’osservazione di rigidi parametri. Allarme emerso da un convegno tematico tenutosi a Roma, ma prontamente rilanciato dalla organizzazione del Friuli Venezia Giulia guidata dal presidente regionale Giorgio Cressati perché, pur non essendo qui il fenomeno sentito come altrove, tuttavia c’è la necessità di tenere alta la guardia.

«Nel settore agroalimentare, dunque – sottolinea al riguardo Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura -, occorre potenziare l’azione informativa sui rischi per la salute dei prodotti contraffatti e sui danni che vengono causati all’economia agroalimentare italiana: l’immissione dei prodotti contraffatti nella produzione legale nazionale comporterebbe, infatti, un incremento della produzione interna di 18,6 miliardi di euro». Per cui in tale contesto è urgente, a parere anche di Confagricoltura Fvg, «la predisposizione di uno specifico Piano di azione concordato tra Istituzioni politiche, Forze dell’Ordine, imprese, parti sociali e Autorità preposte, che sia teso non solo al recupero del controllo dell’indotto agroalimentare, ma anche dell’intero territorio».

Massimiliano Giansanti

Claudio Cressati

«Il fenomeno della continua ascesa della criminalità organizzata nel settore agroalimentare italiano ha infatti assunto proporzioni inquietanti. La sola attività della Guardia di Finanza – a parlare è ancora Confagricoltura, facendo appunto riferimento a quanto emerso nel convegno organizzato nella Capitale – ha permesso di porre sotto sequestro, nel corso del 2017 e dei primi dieci mesi del 2018, beni pari a circa 2 miliardi di euro. Secondo dati recenti si sarebbero consumati ben 33.045 illeciti amministrativi e più di 7.000 infrazioni penali ai danni del settore agroalimentare. Si calcola, altresì, che negli ultimi anni ben 25.000 aziende siano state costrette a chiudere a causa di usura e debiti e 350.000 agricoltori sarebbero stati vittime di reati di ogni genere».

«Usura e racket delle estorsioni; sfruttamento della forza lavoro attraverso il caporalato; imposizione di materie prime e imballaggi; gestione coatta del trasporto dei prodotti lungo la filiera agroalimentare, fino allo stoccaggio della merce; furto di bestiame e macellazione clandestina; danneggiamento delle colture; depredazione e razzia del patrimonio boschivo (solo nel 2016 sono stati registrati 4.635 incendi sia dolosi che colposi, con una perdita complessiva di 27 mila ettari di boschi e aree verdi, compresi pascoli e pinete); furti di materiali direttamente connessi al processo produttivo, come rame o mezzi agricoli (trattori e attrezzature agricole); contraffazione dell’output produttivo, per esempio olio extravergine d’oliva, vino e Parmigiano; contrabbando di prodotti alimentari; utilizzo fraudolento di denominazioni geografiche, marchi e immagini che evocano l’Italia e i suoi prodotti; truffe ai danni dell’Ue», sono queste le principali modalità con le quali la criminalità organizzata esercita la sua azione sul sistema agroalimentare secondo ancora la preoccupata analisi di Confagricoltura fatta propria dai dirigenti Fvg della stessa organizzazione imprenditoriale.

«Una criminalità organizzata – prosegue Confagricoltura – che ha forti legami anche con la contraffazione, considerata un business più redditizio e meno rischioso rispetto alle altre attività illecite: un fenomeno diffuso in quasi tutti i settori produttivi, che rappresenta un grave problema per l’economia del nostro Paese, procurando perdite al sistema produttivo, danni all’immagine del Made in Italy e alla salute dei consumatori. A livello nazionale, nel 2015, il fatturato totale della contraffazione era stimato in 6,9 miliardi di euro, con una variazione reale del +4,4 per cento rispetto ai 6,5 miliardi di euro stimati nel 2012. Al primo posto, per valore del mercato del contraffatto, si trovano gli accessori e l’abbigliamento, ma pure il settore agroalimentare è particolarmente colpito».

Infine, Confagricoltura ricorda che «l’attività operativa dei Nas, tra il 2017 e il 2018, nel settore della sicurezza alimentare si è caratterizzata per 53.526 controlli, di cui 19.218 con risultati di non conformità. Ci sono state 2.509 segnalazioni all’Autorità giudiziaria e 16.685 a quella amministrativa e sono state contestate sanzioni amministrative per oltre 26 milioni di euro, per un valore dei sequestri di oltre 638 milioni».

Gdf in un vigneto della Toscana.

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In copertina, Carabinieri durante controlli in un caseificio. 

(Foto Nac e Siac-Gdf)

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