Fu un miracolo, come sostennero subito gli abitanti di Casarsa che si erano appellati alla Madonna o, più verosimilmente, un errore di schieramento delle forze ottomane che provocò un “buco” nella loro linea di avanzata? A parte ogni spiegazione, fatto sta che nel 1499 i turchi risparmiarono Casarsa della Delizia nella loro avanzata nel cuore del Friuli occidentale. Seminarono morte e distruzione, dopo aver guadato il Tagliamento a Rosa di San Vito e aver puntato su Pordenone, salvo poi rientrare verso i Balcani passando più a nord, all’altezza di Valvasone e San Martino. Nel giorno esatto in cui tutto ciò avvenne 520 anni fa, oggi 30 settembre, l’assessorato alla Cultura proporrà l’evento finale di “Lùsignis” la rassegna dedicata a Pier Paolo Pasolini per far conoscere e apprezzare, attraverso le sue prime opere sia in prosa che in versi, i luoghi in cui visse e scrisse il grande poeta, intellettuale e regista, unendo così cultura e turismo.
Il fatto storico, infatti, ispirò a Pasolini il dramma teatrale “I Turcs tal Friûl”, dove l’invasore di un tempo venne utilizzato dal poeta per ricordare quello della Seconda guerra mondiale, ovvero i tedeschi che occupavano Casarsa. Documento storico da cui trasse parte delle informazioni è la lapide conservata nella Chiesa di Santa Croce, il Glisiùt, ex voto dei casarsesi Matia e Zuane che in quell’autunno del 1499 si appellarono alla Madonna per vedere risparmiate le proprie famiglie e il proprio borgo. La lapide originariamente era collocata proprio nella Chiesa della Madonna delle Grazie, costruita per rispettare il voto fatto e poi demolita a fine Ottocento. Si trovava nell’attuale piazza Cavour e di essa è stato ripristinata nella pavimentazione il profilo delle fondamenta.
Dal luogo di culto, con due visite guidate alle 18 e alle 20, stasera prenderà dunque il via “Spetànt il Turc Aspettando il Turco 1499-2019” sui luoghi del dramma teatrale. Poi ci si trasferirà nella sala consiliare del Palazzo comunale Burovich de Zmajevich, dove alle 21 il professor Angelo Floramo, con la narrazione dei fatti, e l’attore Luca Altavilla, con la lettura di brani storici, cercheranno di dare risposta a cosa avvenne in quei terribili giorni. Insieme a loro, con musiche del tempo, l’Anonima Frottolisti ovvero Massimiliano Dragoni (salterio a battenti, percussioni) e Ludovico Mosena (flauti, ghironda).
“Con questo appuntamento – ha detto l’assessore alla Cultura, Fabio Cristante – chiudiamo un’edizione di Lùsignis ricca di proposte che hanno saputo attirare a Casarsa un vasto pubblico, con un turismo pasoliniano in continua crescita. La scommessa di riportare le parole di Pasolini negli stessi luoghi delle opere friulane, possiamo dire, è stata vinta quest’anno con i 70 anni dalla stesura de ‘Il sogno di una cosa’ mentre lo scorso proprio con I ‘Turcs tal Friûl’”.

La Chiesa di Santa Croce, “Glisiùt”. 

La rassegna Lùsignis è stata sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato al Turismo e si svolge in collaborazione con il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia e la Pro Loco.

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In copertina, la lapide ex voto che ricorda i fatti del 30 settembre 1499.

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