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di Giuseppe Longo

NIMIS – “O cjampanis de sabide sere, che pe fieste sunais di ligrie…”. Belle e dolci queste parole musicate da Luigi Garzoni e cantate dal grande coro di Nimis che, prima dell’ultima guerra, era diretto proprio dal Maestro di Adorgnano. Fotografano la vigilia della domenica, quella di un sabato di leopardiana memoria, quando le campane suonano per annunciare il Giorno del Signore. A Nimis è infatti tradizione che, al calar della sera, si levi dalla millenaria torre dei Santi Gervasio e Protasio la sua voce, solenne e gioiosa. Ma ieri il meraviglioso concerto lo abbiamo potuto ascoltare, non senza sorpresa, anche pochi minuti dopo mezzogiorno. Perché le tre campane suggellavano un matrimonio, una cerimonia religiosa che sta diventando sempre più un evento. Infatti, nell’appena trascorso 2020, complice anche la sfortunata coincidenza con la pandemia, a Nimis è stata benedetta in Chiesa soltanto una coppia di sposi: il dato senza dubbio più deludente del tradizionale bilancio parrocchiale al Te Deum di San Silvestro. Ed è chiaro che le cause vanno ricercate anche altrove, al di là dei disastri del Coronavirus…

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Più che appropriato, dunque, quel festoso e prolungato scampanìo che, nel cuore del giorno, giungeva dall’antica matrice. Perché proprio in quel momento si apprestavano ad uscire due novelli sposi che hanno scelto questo freddo sabato di metà gennaio per consacrare il loro amore, sfidando anche il virus che ha ripreso a circolare senza freni tanto da far scattare, proprio da oggi, nuove severe prescrizioni anti-contagio. A Nimis, dunque, il primo matrimonio del 2021 e sicuramente uno dei pochi celebrati da Capodanno in tutto il Friuli. Hanno pronunciato il loro sì Cecilia Gervasi, 31 anni appena compiuti – figlia di Danilo, già sindaco di Nimis con le montagne nel cuore, e di Stefania Monsutti, mentre fra i testimoni c’erano il fratello Davide e la sorella Agnese -, e Roberto Dri, 35 anni, di Tarcento. Si sono promessi amore e fedeltà davanti a don Carlo Gervasi, zio della sposa e da molti anni parroco di San Marco in Chiavris, a Udine, e a monsignor Rizieri De Tina, responsabile pastorale della storica Pieve. Baby sitter, lei, tecnico elettronico, lui, la coppia appena formata andrà a vivere a Tricesimo. Entrambi sono appassionati di cinema, tanto da aver diramato simpatici inviti che ricordano i vecchi biglietti d’ingresso in sala.

Al termine della cerimonia, dopo le ultime foto di rito, gli sposi sono stati accolti dal consueto lancio di riso e confetti sul sagrato, mentre appunto le campane si scioglievano nel gioioso concerto. Perché, dopo tutto, si è trattato davvero di un avvenimento, beneaugurante anche per Nimis, non solo perché, come si diceva, i matrimoni religiosi sono sempre più rari, ma anche perché Cecilia e Roberto hanno avuto il coraggio di celebrare le loro nozze nell’ancora pieno imperversare della pandemia, quando la stragrande maggioranza degli sposalizi viene purtroppo rinviata di mesi se non addirittura di anni, con grande delusione degli interessati ma anche con gravissimi danni per il settore delle cerimonie. E per questa loro decisione sono stati premiati. Perché è andato tutto bene e la bellissima giornata di sole, anche se appunto piuttosto avara di gradi, ha permesso di allestire una semplice bicchierata (infatti, niente ricevimento causa Covid) proprio sotto quel campanile che continuava a suonare festoso. Anticipando di alcune ore “lis cjampanis de sabide sere”. Tanti auguri!

BMB Photo

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In copertina e all’interno gli sposi dopo la messa, al fonte battesimale e con parenti, all’uscita di Chiesa e a Ramandolo; infine, il simpatico e originale biglietto-invito.

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