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di Giuseppe Longo

NIMIS – Ultimo giorno di gennaio, festa di San Giovanni Bosco, il protettore dell’infanzia e della gioventù. E proprio in questa speciale giornata mi è parso più che opportuno ricordare ancora una volta suor Rosalba Cepparo che proprio pochi giorni fa avrebbe compiuto un secolo. Un anniversario importante che Nimis ha ricordato la scorsa domenica nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, nel corso della messa serale celebrata da monsignor Rizieri De Tina: davanti all’altare un coloratissimo cartello con un grande “100” disegnato dai bambini di quell’asilo che la religiosa aveva tanto amato e nel quale aveva trascorso gran parte della propria vita. Che si era conclusa nel maggio scorso in un istituto geriatrico di Bassano del Grappa dove aveva trascorso gli ultimi anni, ma sempre con un grande desiderio di poter tornare in paese. Come mi aveva confidato il giorno di San Valentino quando, trovandomi da quelle parti, le avevo fatto visita assieme a mia moglie. Ed evidentemente sono stato uno degli ultimi concittadini ad averla incontrata, perché appena una settimana dopo è scoppiata l’emergenza sanitaria con tutte le limitazioni che conosciamo. Un incontro che mi aveva permesso di rievocare con la suora tante cose di Nimis, Comune che da pochi anni le aveva attribuito la cittadinanza onoraria.

Suor Rosalba nell’incontro a Bassano.


Nata il 19 gennaio 1921, a Casarsa della Delizia, Rosalba Cepparo arrivò a Nimis infatti nel 1939,  ancora prima di prendere i voti fra le religiose di Maria Bambina,  e visse le drammatiche vicende dell’ultima guerra raccontate in un famoso diario dall’allora madre superiora Camilla Bendoni. Ricordava con eccezionale nitidezza quelle infauste giornate trascorse anche con le altre consorelle (Fiorenza, Pierina, Gabriella, Natalina), “profughe” per paura ogni notte e per mesi a Tarcento, e il dramma che si trovò a vivere anche l’asilo. Ne avevamo parlato a lungo insieme, ricordando le straordinarie figure di monsignor Beniamino Alessio e del cardinale Ildebrando Antoniutti, ma anche il terremoto del 1976 e la perdita proprio del glorioso asilo, oggi ancora sostituito da una sede prefabbricata nella quale proprio lei è rimasta a dirigere la benemerita istituzione fino a quando le forze glielo hanno consentito. E dove fu molto festeggiata nel 2016 quando vennero ricordati i 100 anni della scuola materna.
Per me, parlare per oltre un’ora con suor Rosalba, era stato come sfogliare, con interesse ed emozione, un’ampia pagina di storia di Nimis, del quale lei sapeva tutto e se ne ricordava benissimo. Un paese che ha tanto amato, nutrendo i suoi bambini, perché era sempre stata responsabile della cucina, e per il quale ha speso la vita, a parte i pochi anni che l’avevano vista operare a Udine, in una situazione molto delicata e impegnativa, alla Casa dell’Immacolata di don Emilio de Roja. E, proprio alla soglia dei cent’anni, è calata la sera anche sulla lunga e operosa giornata di suor Rosalba. E con la sua scomparsa si è chiusa una importante pagina di storia non solo dell’asilo infantile, ma anche dell’intera Nimis: era infatti la sua ultima suora. Un capitolo chiuso probabilmente per sempre.

Il vecchio asilo infantile di Nimis.

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In copertina, l’omaggio nella Pieve a suor Rosalba a 100 anni dalla nascita.

 

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