di Gi Elle

No, Confagricoltura Fvg non ci sta. E alla vigilia della semina del mais non accetta che i produttori vengano criminalizzati per la morìa delle api.  E’ grata all’intervento del Tribunale del riesame che ha rigettato le accuse più pesanti rivolte agli agricoltori, ma se la prende con l’Ersa, che, «invece di contribuire a trovare la soluzione al problema con la sua ricerca e sperimentazione, scarica la questione sulle spalle degli agricoltori». Intanto, «crescono in maniera esorbitante i costi per la semina del mais con le recenti prescrizioni che criminalizzano gli agricoltori».
Non ha peli sulla lingua Philip della Torre Valsassina. «Un impegno “notturno” pari a oltre 60.000 ore (equivalenti a 7.500 giornate lavorative di 8 ore); un aggravio dei costi di semina pari al 50 per cento (causa straordinari notturni) se, in azienda, si fa uso di operai agricoli; un ulteriore costo di circa 500 euro a seminatrice per adeguarsi alla “Nota tecnica per l’impiego di semente conciata di mais”, recentemente emanata dall’Ersa», sottolinea in una nota il vicepresidente di Confagricoltura Fvg, con una riflessione sulle recenti vicende giudiziarie e mediatiche che hanno visto scendere in campo, letteralmente, magistratura, agricoltori, apicoltori ed enti pubblici.

Una seminatrice al lavoro e Philip della Torre Valsassina.

«Alla vigilia delle semine del mais – prosegue della Torre Valsassina – gli agricoltori si sentono ingiustamente accerchiati e, improvvisamente, sono costretti a comportarsi da clandestini dovendo effettuare le semina del mais (parliamo di oltre 60.000 ettari, il 36 per cento delle superfici regionali destinate ai seminativi), praticamente, di notte. Ovviamente, si è creato un clima tale per cui ci pare essere additati come degli inquinatori ambientali e non più produttori di alimenti. La qualità delle nostre vite, già difficile per molti motivi, sta peggiorando anche perché, dopo la notte viene il giorno e bisogna pur accudire gli animali (per chi pratica anche la zootecnia) e provvedere alle altre incombenze aziendali quotidiane. Tutte le sementi di mais convenzionale sono conciate con prodotti autorizzati e regolarmente disponibili in commercio. A noi agricoltori tocca rispettare le regole e le prescrizioni; e questo siamo pronti a fare quando esse sono chiare ed applicabili. Se ci sono difficoltà spetta alle istituzioni individuare soluzioni che siano però percorribili e non pregiudichino la sostenibilità economica del comparto».

«Quello che è certo – prosegue della Torre Valsassina – è che, se dovesse passare la linea dell’obbligo alla semina con semente non conciata – peraltro, a quanto ci consta, non disponibile oggi in commercio – il maiscoltore si troverebbe di fronte a una sicura perdita di raccolto pari al 30-40 per cento: una situazione che metterebbe, automaticamente, fuori mercato tutta la produzione maidicola regionale. Già le attenzioni che dovremmo destinare a questa campagna di semine ci rendono difficile competere con i nostri colleghi, non solo dell’estero, ma anche delle regioni vicine: nel caso estremo citato prima, si decreterebbe la morte della maiscoltura del Friuli Venezia Giulia!».
«Per fortuna, pare essere un’eventualità scongiurata anche grazie all’intervento del Tribunale del riesame che ha rigettato le accuse più pesanti rivolte agli agricoltori. Infine, giova evidenziare – conclude il vicepresidente dell’importante organizzazione agricola regionale – che le restrizioni ci vengono “suggerite” dall’Ersa sottolineando che il mancato rispetto delle prescrizioni “può costituire anche reato perseguibile penalmente”. Cioè, l’Ersa, invece di contribuire a trovare la soluzione al problema con la sua ricerca e sperimentazione, scarica la questione sulle spalle degli agricoltori che si trovano a vivere con l’ansia del criminale un gesto assolutamente naturale per la loro attività: la semina stagionale del mais!».

Trattore con attrezzatura frangizolle che prepara il terreno.

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In copertina, la semente del mais prima d’essere conciata.

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