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di Giuseppe Longo

La vera, grande festa, perché vedrà riuniti tantissimi artisti, è già fissata per il 2 dicembre, quando si terrà la tradizionale collettiva di fine anno. Ma già oggi a Udine si brinderà per ricordare il mezzo secolo di vita della Galleria d’arte La Loggia, alla guida della quale, fin dal primo giorno, è stata sempre Maristella Cescutti, tanto che qualche anno fa il Comune di Udine, proprietario dell’immobile, aveva voluto ringraziarla attribuendole il Sigillo della Città, il prestigioso riconoscimento riservato alle persone benemerite. E proprio con lei abbiamo cercato di ripercorrere questi cinquant’anni così importanti.

– Maristella, quanto sei emozionata a rivivere questo mezzo secolo?

Che grande intima emozione sarà per me, oggi 14 aprile, se penso che sono passati 50 anni da quel giorno che è scolpito nella mia mente, non ci credo che il “tempus fugit” in un soffio. Tante le immagini che ho per la testa, la prima incancellabile è quella del mio babbo Pietro che mi regalò una piccola piastrella con su scritto “Fortuna assistimi invidia crepa”. Quella piastrella è la cosa più preziosa che ho in Galleria. Quel giorno festeggiava il suo compleanno, era del 1915. E proprio quel giorno avrei preso servizio come direttrice artistica nominata da Gianni Borta al quale va la riconoscenza della scelta ormai dopo 50 anni doverosamente ricambiata.

– Devi, allora, a Borta questa tua così significativa esperienza…

E’ proprio così. Borta è stato colui che ha trasformato in Galleria un vecchio “parcheggio” di biciclette per chi si recava in un centro emporiale, come era considerata la nostra città. Venivano lasciate in custodia a un signore seduto all’entrata su una sedia di legno con un cappellaccio scuro in testa.

– Quindi un posto che sembrava poco adatto…

Quando visitai quel luogo tutto nero, e scuro, ricordo una trave di legno con dei ganci, mi sembravano quelli del macellaio di una volta dove venivano appese le bici, pensai: “Qui mi sembra impossibile che nasca una Galleria d’arte”. E invece Borta compì il miracolo. Forte fu l’impegno per rendere quel luogo prima sede del sindacato artisti di cui Borta arrivò ad essere nominato segretario regionale e poi anche nazionale

E invece oggi siamo qui a celebrarlo dopo cinquant’anni.

Il segreto di tanta longevità, come disse Borta in occasione del nostro quarantennale, è stato quello di aver mantenuto sempre “l’indipendenza” e per quanto mi riguarda il filo conduttore di tutto è stato ed è il rispetto verso ogni qualsivoglia forma creativa, assieme all’amore incondizionato verso gli artisti con un occhio particolare verso i giovani, l’umiltà come consapevolezza dell’essere nel compendio artistico universale, la serietà, la condivisione, il ruolo sociale svolto dalla Galleria con la massima discrezione. Questo amore così profondo lo devo tutto a mio padre. Ricordo quando mi chiedeva un giudizio sul quadro che stava dipingendo. In friulano carnico mi diceva “Ven su che ti fas jodi…”. E io salivo quelle scale fino alla mansarda dove era il suo studio, esprimevo entusiasmo o condanna. Come quel giorno che gli dissi “Babbo quel giallo lì non mi piace proprio” e il giorno dopo quel giallo non c’era più. Fu una cosa grande per me. Come lo è quando in Galleria viene compreso e attuato un mio consiglio. Grazie a lui sono stata fortunata nella vita perché ho vissuto nella bellezza, con la bellezza, con la parte bella illuminata dell’anima degli artisti, di tutti i creativi. Questa è la “fortuna” che mi ha “assistito “ in questi anni.

– Ma la Galleria è cambiata rispetto a mezzo secolo fa?

La Galleria La Loggia è tale e quale come l’aveva ideata Gianni Borta, resistono al tempo i neon interni, la scritta da lui disegnata e realizzata da colui che fece la storica insegna della Moretti in viale Venezia, la panchetta, la scrivania, la libreria. Solo il pavimento che prima era in moquette è stato più volte cambiato.

– E qui oggi puoi dire come sia passata la storia della città e del Friuli.

Difficile quantificare le decine di migliaia di persone che sono passate in questo luogo. Se i muri potessero parlare, quante storie, quanti aneddoti da raccontare, ogni giorno uno diverso, Da qui sono passate generazioni, la Udine di 50 anni, anzi di 55 anni fa, perché prima di essere chiamata alla Loggia ero la segretaria del Centro Friulano Arti Plastiche con presidente il grande Candido Grassi, il comandante partigiano “Verdi” al quale devo riconoscenza.

– Chi ricordi in particolare?

Ricordo con tanta stima e affetto tutti i sindaci e le amministrazioni che ho conosciuto, dal sindaco Bruno Cadetto fino all’attuale Pietro Fontanini. Ognuno di loro ha lasciato in me una traccia che ormai fa parte della mia memoria storica.

– E come esponenti della cultura?

Non posso dimenticare scrittori, poeti, saggisti, musicisti, critici, da qui sono passati tutti. Ricordo solo alcuni come Carlo Sgorlon, Paolo Maurensig, David Maria Turoldo, Arturo Manzano, Luciano Morandini, Domenico Zannier, Mario Blasoni, Licio Damiani. Quanto mi mancano questi personaggi! Artisti dalla A di Afro alla Zeta di Zigaina, passando dagli internazionali come Dalì, Guttuso, Mimmo Rotella…, oltre a una mostra storica di una quarantina di incisioni di Gianbattista Tiepolo e dei figli Giandomenico e Lorenzo.

E poi?

Non posso dimenticare coloro che negli anni mi hanno aiutato e il gruppo di artisti con i quali siamo partiti: Alessandra Brenco Cisilino, Sergio Colussa, Alberto Margani, Angelo Popesso. Difficile, quasi impossibile fare un bilancio di questa attività di direzione artistica che è stata affiancata a quella di docente di materie artistiche. Se parlo di scuola piango, ho amato i figli degli altri come fossero miei. La nostalgia mi assale.

– Cosa rappresentano per te gli artisti?

Ho amato, e amerò sempre gli artisti perché vedo in loro l’anima pura di mio padre, comprendo le loro fragilità e le loro insicurezze. Esalto la loro bellezza. Mi piace ascoltarli e non “aggredirli” con la sapienza, ma dare loro con garbo pillole di conoscenza. Questi 50 anni sono stati e sono per me un arricchimento continuo. Ho sempre pensato alla proiezione futura di ogni personalità artistica. Guardare all’indietro mi è, ancora oggi, difficile. Sono per la contemporaneità e per il futuro di essa, naturalmente. Esorto gli artisti a vivere il loro tempo, ad esserne i testimoni critici.

– Ma qui è sostenuta l’arte?

Avrei voluto essere un Lorenzo il Magnifico o una Peggy Gugghenaim con la possibilità di favorire l’arte, la cultura e soprattutto aiutare gli artisti. Questo è un capitolo che mi sta a cuore e che, purtroppo, nell’esperienza ho visto che il Friuli non è generoso con l’arte, escluso il caso Danieli. Molti gli artisti friulani non valorizzati in patria come meritano o meritavano, numerosi sono coloro che hanno ottenuto più successo all’estero. Adesso con la crisi il processo è inverso, prima di partire oggi si cerca di farsi conoscere nella piccola patria e poi si va fuori. Grazie poi alla comunicazione digitale tutto è cambiato. Ma vedere dal vivo un’opera in una Galleria d’arte o in un Museo conserverà sempre un fascino che rimarrà intatto nel tempo.

– Ritorniamo, infine, alla Galleria La loggia, che ormai è la casa di tutti gli artisti…

Sì, questo è un luogo in cui non esistono per me “secondi posti” in quanto TUTTI sono PRIMI, io apro e chiudo quella porta in ferro inizi Novecento con felicità , ogni giorno, Piazza Libertà è la “mia corte” dove accompagno, accolgo, gli artisti quando arrivano e li saluto con le braccia alzato fino a quando scompaiono. E così sempre ad ogni inizio e fine mostra. Ma non è stata mai e non è un’abitudine. Ora mi sento un po’ sola, mi mancano i punti di riferimento culturale, ma c’è sempre quello di Dianora, mia figlia, pilastro silenzioso della Galleria La Loggia.

– Quindi, il 14 aprile è una data importante. Ma i festeggiamenti finiranno qui?

Certamente no! Infatti, è ancora più importante quella del 2 dicembre quando ci sarà la grande festa dei 50 anni con gli artisti, in occasione della mostra collettiva di fine anno ”50×50 INSIEME”. Un appuntamento che per me è sempre stato il più importante e che quest’anno lo sarà ancora di più.

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In copertina, Maristella Cescutti riceve il Sigillo della Città di Udine; all’interno, la gallerista con il padre Pietro, l’assessore Della Rossa e l’artista Luba Rossi; con il sindaco Pietro Fontanini e, infine, la figlia Dianora e la Galleria che compie 50 anni.

 

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