di Giuseppe Longo

Sceso il sipario sul Concorso mondiale del Sauvignon – ora l’attenzione è tutta focalizzata sul ProWein di  Düsseldorf per conoscere le etichette vincitrici -, si riaccendono i riflettori su un grande bianco friulano. Oggi si riunisce infatti nuovamente il tavolo della filiera vitivinicola per parlare di tutela della Ribolla gialla, il vino, ottimo sia fermo che spumantizzato, per il quale si punta a ottenere un riconoscimento ministeriale che consenta di presentarlo in etichetta con questo nome soltanto in Friuli Venezia Giulia, essendo ottenuto da un vitigno autoctono.
La scorsa settimana, il tavolo verde si era occupato soltanto di “viti resistenti” dando il via all’iter per la loro iscrizione alle Igp, le indicazioni geografiche protette. Trattandosi di un argomento molto importante che ha richiesto un’ampia discussione, si è deciso di riservare alla Ribolla la seduta odierna. Ufficialmente, poiché in via informale se ne è parlato anche in quella sede.
Sarà dunque risolutiva questa riunione? Si spera di sì, anche perché da quella riunione di gennaio in cui si era verificato un nulla di fatto – essendosi arenata la discussione sui massimali di produzione e sul sinonimo del vitigno – sono passati quasi due mesi, quindi un tempo che potrebbe essere stato sufficiente per sbloccare la questione e giungere a un accordo fra le parti interessate, tanto da poter presentare oggi i risultati, appunto finalmente positivi, della trattativa.

Grappoli di Ribolla gialla.

Tornando alle “viti resistenti”, va detto che sono quelle varietà, per ora una decina, “create” da un importante lavoro sinergico tra Università di Udine, Istituto di genomica applicata e Vivai Cooperativi di Rauscedo, che alcuni vitivinicoltori friulani hanno già cominciato a impiantare ottenendo i primi vini. Si tratta di vitigni appunto più “forti” rispetto alle principali ampelopatie, come l’oidio e la peronospora, tanto da ridurre al minimo il numero dei trattamenti antcrittogamici. E  questo, va da sè, è importantissimo per la difesa dell’ambiente. Proprio sabato scorso, al termine delle degustazioni dei Sauvignon, a Udine, Giulio Colomba, già leader di Slow Food Fvg, mi ha raccontato con soddisfazione: “Ho assaggiato un vino da vite resistente, molto buono. Pensa: quel vigneto ha richiesto soltanto due trattamenti!”. E’ chiaro che questa è la “nuova frontiera” della vitivinicoltura friulana, anche per salvaguardare gli insetti pronubi indispensabili all’agricoltura, e quindi anche alla vite, come annotavamo pochi giorni fa a proposito della moria di api causata dai prodotti chimici impiegati per la concia delle sementi del mais, tanto da aver dato origine a un’inchiesta che ha messo nel mirino numerose aziende.

Giulio Colomba

Ottenuti dunque questi primi importanti risultati scientifici, va dunque avviata la procedura per la iscrizione dei nuovi vitigni – perché proprio di questo si tratta – nel Registro nazionale delle varietà. La Regione Fvg ha infatti voluto avere il consenso del “tavolo” per avviare l’iter al fine di poterli inserire appunto inserire nelle Igt. Ma sarà un procedura lunga e e complessa . “Affinché questo possa avvenire – ci spiega Rodolfo Rizzi, presidente di Assoenologi Fvg, al quale ci siamo rivolti per capire meglio i passaggi del riconoscimento normativo – servono ben cinque anni di sperimentazione in vinificazione. Quindi, il primo passo è recuperare i dati delle vinificazioni”. E come abbiamo detto, i primi vini sono stati prodotti e con ottimi risultati.

Rodolfo Rizzi

Ma questo è un discorso di ampio respiro e dai tempi lunghi. Per cui oggi accontentiamoci dell’Obiettivo Ribolla, rimanendo poi in attesa proprio del “verdetto” sul Sauvignon che sarà emesso domenica in Germania. Numerosi sono infatti i produttori friulani che hanno presentato i loro campioni con l’auspicio di ben figurare all’interno dell’elenco delle migliori etichette del pianeta che potranno fregiarsi del marchio di questo 10° Concours Mondial che il Vigneto Fvg ha avuto nuovamente l’onore di ospitare. Ai quali, ovviamente, facciamo i migliori auguri perché i nostri vignaioli in fatto di qualità con questo grande bianco non temono confronti con nessuno.

Degustatori al lavoro in sala Ajace.

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In copertina, vigneti nel Cormonese.

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