Dopo aver fatto compagnia al pubblico dalle settimane di lockdown fino all’alba della tanto attesa fase della “ripartenza”, con la Fase 3 è giunto il momento del congedo per il cartellone digitale ideato dal Porto di Trieste. A suggello di questo lunga cavalcata sulle onde della rete – che ha offerto proposte originali a portata di clic tra cinema, musica, laboratori creativi e filastrocche in rima per i più piccoli a cura di rilevanti realtà culturali come Pordenonelegge, Trieste Film Festival e festival Wunderkammer – #iorestoacasaeavigo riserva un’ultima, affettuosa dedica alla città giuliana con un particolare omaggio a Ursus, la gigantesca gru-pontone che da oltre un secolo domina la città e il suo skyline sul Golfo. Una vera icona del Porto di Trieste, con il quale Ursus si identifica sin dalla sua progettazione sotto l’Impero asburgico. Ogni giorno, per lunghi decenni, il colpo d’occhio di cittadini e turisti ha abbracciato Ursus svettante in mare, come un nume tutelare delle sorti triestine. Dismesso da 26 anni e dal 1997 cancellato dai ruoli, proclamato Bene di interesse culturale nel 2011, Ursus è stato di recente rimosso dalla sua storica collocazione dall’Autorità Portuale di Trieste, che l’ha condotto nell’arsenale San Marco per provvedere alla riparazione di una falla che minacciava di farlo affondare.

Per questo il Porto di Trieste, in un ideale abbraccio con la città, alla quale ha voluto essere vicino nel difficile momento del lockdown, sceglie adesso di congedarsi dalla programmazione digitale nel segno di un affettuoso omaggio ad Ursus: grazie alla collaborazione con la Friuli Venezia Giulia Film Commission con le parole di un attore che ha legato alla storica gru il suo personaggio, e il suo intenso legame con Trieste. Oggi 14 giugno, dalle 18 sui canali social del Porto, i riflettori saranno su Lino Guanciale, protagonista de “La porta rossa”, una delle fiction tv di maggiore fortuna prodotte nell’ultimo decennio. Tutti, su YouTube Instagram e Twitter, potranno assistere al caloroso videomessaggio del “commissario Cagliostro”, l’affascinante alter ego di Guanciale che proprio in cima alla grande gru siglava le sequenze conclusive sia della prima che della seconda serie. «Speriamo di rivederci presto, caro Ursus: vorrebbe dire che abbiamo ripreso a lavorare e che siamo tutti ripartiti, finalmente. Questo è il mio auspicio, a nome di tutti i lavoratori dello spettacolo – afferma Lino Guanciale nel video realizzato dal Porto di Trieste -. E grazie ancora, caro Ursus, per avermi accolto fra le tue maglie, in alto, e avermi permesso di godere, da lassù, della vista di Trieste, abbracciata dal suo mare». Si attende per la primavera del 2021 l’avvio delle riprese della terza serie della fiction, quando finalmente si potrà tornare sul set e quando il mastodontico beniamino dei triestini, mirabile esempio di archeologia industriale, vera e propria star televisiva e meta di “pellegrinaggio” di appassionati turisti amanti della serie tv, farà ritorno tra le braccia del Golfo.

Nella sua storia ultracentenaria Ursus ne ha viste di tutti i colori. Varata al crepuscolo dell’Impero asburgico, nel 1914, la grande gru è stata completata solo nel 1931, nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, assumendo l’aspetto che ci è familiare: quello di una colossale macchina che arriva fino a 75 metri nella massima estensione verticale del braccio, ed è dotata di 3 ganci per il sollevamento di carichi da 10 a 150 tonnellate. Recuperata alla deriva in mezzo al Golfo dove una bora a 170 km orari l’aveva spinta nell’inverno 2011, entrata nelle sequenze di molte produzioni cinematografiche italiane e internazionali; eletta per quasi un anno ad avventurosa sede di protesta da parte di un imprenditore triestino, Ursus è parte viva dell’identità giuliana e custodisce aneddoti, curiosità e una storia davvero avventurosa.

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In copertina Ursus e all’interno l’attore Lino Guanciale con la maestosa e ultracentenaria gru.

 

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