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di Giuseppe Longo

Settimana intensa di rievocazioni e commemorazioni per l’Associazione Partigiani Osoppo-Friuli, presieduta da Roberto Volpetti, che culmineranno domenica  prossima con il ricordo della strage di Porzus (l’anniversario ricorreva il 7 febbraio), annunciata in forma ridotta a causa della perdurante emergenza sanitaria. Mentre domani sarà reso omaggio ai partigiani fucilati davanti al Cimitero di San Vito, a Udine, con una cerimonia che si terrà sul piazzale dell’ingresso Est.
Oggi, 10 febbraio, ricorre invece il “Giorno del Ricordo”. Una celebrazione che fu istituita con la legge 92 del 2004 per «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».

La foiba di Basovizza a Trieste.


«Una immane tragedia – sottolinea l’Apo Friuli sul suo notiziario interno Pai nestris fogolârs – che ha visto coinvolte le genti della nostra regione, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, in primis, ma anche di Trieste, Gorizia e della Vallata dell’Isonzo e lambito il Friuli orientale». A tale riguardo, gli osovani ricordano che un servizio televisivo di Andrea Romoli, su Rai2, «ha raccolto varie voci dall’Italia, dalla Slovenia e Croazia, aggiornandoci sulle ricerche di numerosi siti mai prima resi noti: cavità naturali, vecchie miniere, pozzi dove sono stati gettati migliaia di italiani e sloveni. Il servizio ci ha aggiornato anche sull’avvio di indagini molto avanzate con l’uso di tecniche d’avanguardia che consentiranno, grazie alla collaborazione della Università di Trieste, di risalire alla identità dei corpi ritrovati nelle foibe. Sembra di capire – prosegue il sodalizio guidato da Volpetti – che le autorità e gli storici sloveni stiano facendo sul serio. Due le affermazioni che ci sono sembrate importanti, e che crediamo opportuno ricordare. La prima: a detta di ricercatori e autorità slovene, sembra ormai confermato che il numero degli infoibati italiani sia stimabile attorno ai 12/15 mila. La seconda: che l’esodo coinvolse, oltre ai 350 mila italiani, anche oltre 100 mila sloveni. In tutti e due i casi si trattava di persone che non volevano accettare la dittatura comunista di Tito. Interessanti anche gli interventi del professor Raoul Pupo, che ha voluto mettere a fuoco con precisione i termini storici della questione, le spinte, e gli aspetti ideologici che furono determinanti per la tragedia. Sembra di capire quindi che il dibattito che in questi anni si è sviluppato, stia portando i primi frutti, con un approccio più meditato».

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In copertina e qui sopra la partenza degli esuli da Pola nel 1947.

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