di Gi Elle

Ormai è allarme fauna selvatica, che sta registrando una vera e propria “esplosione” numerica. E una corale preoccupazione arriva dal mondo agricolo che ne subisce per primo gli effetti – senza però dimenticare la sicurezza stradale, per le carreggiate sempre più frequentate da cinghiali e caprioli (soffermandoci agli animali di taglia maggiore) -, tanto che «non è più rinviabile la soluzione dei problemi legati alla gestione della fauna selvatica e dei danni che questa provoca sempre più spesso e sempre più ingenti all’agricoltura», come dice Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg. E questo è anche il messaggio che l’Organizzazione degli imprenditori agricoli della nostra regione ha portato alla 9ª Commissione permanente (Agricoltura e Produzione agroalimentare) del Senato nel corso della recente audizione sul tema.
«Ciò che interessa agli agricoltori – spiega Thurn Valsassina – è poter svolgere la propria attività economica. E il non intervenire su queste problematiche non fa altro che acuire il rischio di marginalizzazione delle imprese agricole e di abbandono dei territori. Per questo è necessario riconoscere che l’impostazione dell’attuale normativa non è più adatta e non consente di intervenire efficacemente; impostata com’è – esclusivamente su una protezione della fauna selvatica – spesso non è più congeniale allo sviluppo del territorio, non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello ambientale, della salute e della sicurezza stradale e, più in generale, dei cittadini. Perciò, va nella giusta direzione la Proposta di legge appena approvata dal Consiglio regionale».

Philip Thurn Valsassina

Confagricoltura Fvg evidenzia come, negli ultimi 30 anni, i cinghiali siano aumentati di oltre il 400 per cento, i caprioli abbiano superato il 350 per cento e i cervi siano andati addirittura oltre l’800 per cento. Stessa cosa per i branchi di lupi e ibridi che si stanno avvicinando sempre di più ai centri abitati. Il risultato è che si è assistito – sottolinea ancora l’Organizzazione degli imprenditori guidata da Thurn Valsassina – a una diffusione fuori misura di alcuni esemplari di fauna selvatica anche in ambienti non caratteristici e con una densità di popolazione non compatibile con gli equilibri biologici. Occorrono, a parere di Confagricoltura, interventi immediati e risarcimenti certi e tempestivi agli agricoltori, sia per i danni diretti determinati dalla perdita di produzione, sia per quelli indiretti. È necessaria, quindi, l’attuazione di adeguate politiche di contenimento, a partire da piani di prelievo selettivi che, distinti per sesso, classi ed età, potranno essere realizzati, anche al di fuori dei periodi, degli orari, dell’arco temporale e del numero di giornate fruibili, previsti dalla regolamentazione sull’esercizio dell’attività venatoria. Interventi che diventano quanto mai necessari anche alla luce di recenti sentenze, come nel caso del Tribunale di Palermo che, a seguito di aggressioni di cinghiali a cittadini, hanno sottolineato la responsabilità delle Amministrazioni pubbliche nel caso non siano stati adottati piani mirati di contenimento.
«Per far ciò – conclude Confagricoltura Fvg –  occorre prevedere il monitoraggio obbligatorio su scala regionale e nazionale delle popolazioni di ungulati, di lupi e canidi con metodologie tecnicamente corrette che supportino la formulazione di piani di prelievo per tutte le specie. Su questo aspetto va ricordato che i danni causati alle aziende del territorio non sono limitati agli ungulati e ai lupi; anche corvidi e nutrie rappresentano problemi seri».

Mais devastato dai cinghiali.

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In copertina, un esemplare adulto di cinghiale, la specie che provoca i danni maggiori in agricoltura.

 

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