di Giuseppe Longo

GRADO – Tradizione perfettamente rispettata stamane a Grado per il “Perdòn de Barbana”, il voto con pellegrinaggio in laguna che si rinnova da quasi da otto secoli. Così, anche ai tempi di Coronavirus, “graisani” e ospiti, pur protetti con mascherine di fogge e colori diversi, non hanno voluto mancare allo storico appuntamento per esprimere ancora una volta riconoscenza alla Vergine Maria per quella terribile pestilenza fermata nel 1237. Ma anche per questa, di Covid-19, che finalmente sembra abbia allentato la presa, sebbene i nuovi, per fortuna piccoli, focolai ci spronino a tenere alta la guardia e ad adottare scrupolosamente le forme di prevenzione più idonee.

La processione si è formata in Campo dei Patriarchi, davanti alle Basiliche di Sant’Eufemia e di Santa Maria delle Grazie, appena passate le 8.30, cioè al termine della Messa che, come di consueto, precede il pellegrinaggio: stavolta, la Madonna degli Angeli è rimasta nella sua nicchia e a Barbana è stata portata un’altra statua, più leggera. Quindi il corteo guidato dall’arciprete Michele Centomo ha attraversato le vie del centro storico, fra canti, litanie e omaggio dei marinai gradesi, fino a raggiungere il porto, dove attendeva la barca ammiraglia pavesata a festa, con il baldacchino e le tradizionali ortensie, il fiore tipico di questa sentita ricorrenza. Ad attendere il parroco e gli altri sacerdoti, ma soprattutto la Madonna con i suoi portatori, l’arcivescovo di Gorizia, Roberto Maria Redaelli, il quale, ricevuta la stola, ha dato via al corteo lagunare, mentre il capobarca esortava “In nome de Dio, avanti!”, fra gli applausi della folla che non ha voluto mancare all’appuntamento. Va detto, infatti, che in questo primo fine settimana di luglio Grado sta registrando un autentico pienone che è di buon auspicio affinché i mesi estivi possano risollevare le economie rappresentate da un turismo indispensabile per l’Isola del Sole, ma che è stato duramente colpito proprio dal lungo lockdown imposto da Coronavirus. Le imbarcazioni – su una c’erano anche il sindaco Dario Raugna e le altre autorità – si sono quindi staccate dal molo tra le note della Banda cittadina che quest’anno è rimasta a suonare sulla banchina opposta.

Una volta raggiunta Barbana, è seguita la celebrazione eucaristica presieduta dal presule, al termine della quale il festoso corteo di barche ha ripreso la via della laguna e, oltrepassato il ponte girevole, ha imboccato il canale del mandracchio fino a tornare al punto di partenza. Quindi, nuovamente in processione, tra le strofe del Te Deum intonate secondo le tradizionali melodie patriarchine dai cantori che ogni domenica accompagnano la Messa, si è raggiunto il sagrato della Basilica dove monsignor Centomo ha impartito la solenne benedizione, concludendo così un rito che, pur sotto tono e per certi versi in formato ridotto, si è ancora una volta rinnovato, come appunto avviene da tanti secoli e che pure questo virus insidioso non è riuscito a fermare. Anzi, la gente di Grado, ma non solo, non ha voluto mancare. Dopo tutto, pur essendoci stati tanti danni all’economia, la vita è salva. Infatti, anche il Friuli Venezia Giulia ha purtroppo pianto le sue vittime, ma non ci sono state le stragi registrate in altre regioni. Una buona occasione per unire a quella plurisecolare riconoscenza il grazie per l’odierno scampato pericolo. Con l’auspicio che, fin dal prossimo anno, il “Perdòn de Barbana” possa ritrovare i suoi ritmi normali. Anche quelli della tradizionale festa popolare, scandita nelle calli del Castrum dai canti del “Sabo Grando”.

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In copertina e all’interno immagini del tradizionale “Perdòn de Barbana”.

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