di Giuseppe Longo

“Benedictus qui venit in nomine Domini”, disse in cuor suo, Biagio Marin mentre, confuso tra la folla, aspettava in porto – era il 28 aprile 1957 – l’arrivo di monsignor Silvano Fain, nuovo arciprete di Grado. E proprio con queste significative parole è stato intitolato il volume, dedicato all’amato parroco scomparso nel 1998 (il 19 settembre ricorreva il ventesimo anniversario) che sarà presentato questo pomeriggio, alle 16.30, nell’auditorium di via Marchesini dedicato proprio al grande poeta “graisano”, che peraltro abitava nella vicinissima casa, sulla stessa strada. La cerimonia è stata organizzata dal Comune di Grado e dalla Parrocchia di Sant’Eufemia.
Dunque, “Benedictus qui venit – Monsignor Silvano Fain e la sua Grado 1957-1998” – questo il titolo completo del libro – ripercorre la vita dell’indimenticato arciprete: una figura che tutti ricordano con simpatia e devozione, ovviamente coloro che hanno una certa età. E fra questi non ci sono soltanto gli abitanti dell’isola, ma anche tanti affezionati turisti che, frequentando abitualmente la città balneare, erano soliti partecipare anche alle cerimonie religiose celebrate appunto dal “Monsignor”, come don Silvano erano rispettosamente, ma anche affettuosamente, chiamato dai gradesi.
In un articolo rievocativo pubblicato proprio il 19 settembre scorso, ricordavo da testimone la giornata in cui a Grado si diffuse la triste notizia della morte del sacerdote che dalla collinare Cormons era sceso in laguna: singolare coincidenza è che attualmente parroco di quella cittadina sia proprio un “graisano” doc, monsignor Paolo Nutarelli, cresciuto nella fede e nella vocazione proprio alla “scuola” di don Silvano. Due giorni prima, l’anziano ma non vecchissimo sacerdote – aveva 77 anni – era stato colto da un grave malore in canonica.

Con un lungo corteo di pescherecci pavesati a festa, don Silvano giunse nell’isola appunto il 28 aprile 1957.   “Le adiacenze del porto – bello rievocare le parole di Biagio Marin – erano nere di gente”. “Ad un certo momento – prosegue il poeta – cominciarono a tonare i petardi.   Era in arrivo.   La gente ondeggiava sulle rive come un campo di grano sotto il maestrale. La processione s’affacciò sul canale che veniva dalla terraferma. Tutti gli occhi erano là in fondo. Ed ecco il corteo imboccare il canale del porto. Anche io ero tra la mia gente, col cuore in tumulto. Ecco sfilare nel sole alto e nella romba solenne dei motori, la barca che portava assiso in trono, il giovane arciprete. Era tutto vestito di viola; aveva, appesa a una collana d’oro, la croce pettorale come un vescovo, e un’aria assorta e commossa, quasi di vittima sacra”.

Monsignor Fain con Biagio Marin e i nipotini del poeta gradese.

E ora ecco le parole che danno il titolo al libro che si presenta oggi: “I miei occhi – prosegue “Biaseto” si velarono, e quasi inconsapevolmente dissi: ‘Benedictus qui venit in nomine Domini’. Non era facile venire tra noi, nel nome del Signore“. Biagio Marin – come ricordavo già a settembre – non era ottimista sull’inserimento del nuovo parroco, uomo di collina – a Cormons era nato nel 1921 – destinato molto giovane a un paese di mare, all’epoca per lo più di pescatori, anzi a un’isola con una sua storia, cultura, costumi e tradizioni, una sua mentalità, un suo dialetto che non ha niente a che fare con la lingua friulana. Eppure don Silvano si seppe integrare rapidamente, diventando “gradese tra i gradesi” – disse ai solenni funerali l’allora arcivescovo di Gorizia, padre Antonio Vitale Bommarco –, dei quali sposò anche l’aspirazione di sviluppo cui la cittadina tendeva, divenendo oltre che un instancabile pastore anche un convinto sostenitore della crescita del turismo, anche di carattere religioso, nel quale primeggia, come tutti sanno, il “Perdon de Barbana”.

Quindi, merita senza alcun dubbio un plauso chi ha avuto l’iniziativa di scrivere e dare alle stampe il libro che sarà presentato questo pomeriggio. Iniziativa che sarà sicuramente bene accolta da quanti hanno conosciuto don Silvano e del quale continuano a serbare un grato ricordo. Se non altro, perché quella “Madonnina del Mare”, che al termine della messa solenne tutti salutano con un caloroso applauso, fu introdotta a Grado proprio dal sacerdote friulano. Un canto fatto di parole semplici, ma che sgorgano dal cuore. E che invitano a rivolgere un affettuoso pensiero proprio anche a monsignor Fain.

La basilica di Grado: monsignor Fain vi celebrò per oltre 40 anni.

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In copertina, don Silvano con un gruppo di bambini gradesi.

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