Classe 1941, nato a Cesena dove vive e lavora, l’artista Guido Guidi è Premio Hemingway 2020: un riconoscimento insignito per il volume “In Sardegna 1974 – 2011” (Mack Books Londra), “opera di intensa letteratura fotografica nella quale risalta l’ideologia culturale dell’autore, teso a rappresentare l’identità sociologica e antropologica di un territorio – qui, la Sardegna – superando la convenzionale iconografia spettacolare e turistica, registrando immagini di suggestiva valenza metaforica e poetica, con un mezzo espressivo, la Fotografia, emblematico della modernità, oltre che “specchio con la memoria”. Sarà Guido Guidi ad inaugurare gli Incontri del Premio Hemingway domani 25 giugno, alle 18, protagonista del dialogo online condotto dallo storico della fotografia Italo Zannier sul sito premiohemingway.it e inoltre sui social del Premio Hemingway, sul sito e i social di pordenonelegge (pordenonelegge.it) e del Comune di Lignano Sabbiadoro (lignano.org). La cerimonia di premiazione si terrà, sempre online, sabato 27 giugno, alle 18.30. La Giuria della 36ª edizione del Premio Hemingway è composta dagli scrittori Alberto Garlini (presidente) e Gian Mario Villalta, con il citato Italo Zannier, il sindaco di Lignano Sabbiadoro Luca Fanotto e il presidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Con il fotografo Guido Guidi saranno premiati quest’anno l’autore israeliano David Grossman per la Letteratura, l’astronauta Samantha Cristoforetti nella sezione Testimone del nostro tempo e lo storico Alessandro Barbero per l’Avventura del pensiero.

Guido Guidi in Sardegna.

Guido Guidi fotografa soprattutto paesaggi rurali e suburbani in Italia e in Europa e ha insegnato fotografia in alcune università italiane, tra cui l’Università Iuav di Venezia, dove ha studiato dal 1959. Suoi lavori sono stati esposti in diversi musei internazionali, fra i progetti di rilievo Viaggio in Italia del 1984, nell’ambito di un team con diversi fotografi che hanno raccontato il paesaggio italiano come un luogo reale e quotidiano, fuori dagli stereotipi – un’impostazione che si ritrova abitualmente nelle foto di Guidi – e il volume “Per strada”, con i paesaggi e le persone incontrati sulla via Emilia, la famosa strada statale che collega Rimini a Milano.
Guidi è l’unico artista ad aver vinto per due volte il Premio Hemingway: la prima nel 2014 con il libro Cinque paesaggi 1983-1993 a cura di Antonello Frongia e Laura Moro (Roma, Postcart/Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, 2013). Già allora la Giuria sottolineava che l’opera di Guidi traspone idealmente lo sguardo di Ernest Hemingway in “racconto per immagini” capace di trasmettere “una visione del paesaggio non ecologistica né memoriale, eppure dissacratoria rispetto alla paesaggistica tradizionale. Senza alcuna ricerca di spettacolarità, Guidi coglie il qui-e-ora del paesaggio naturale e antropizzato, maturando uno sguardo personale e, allo stesso tempo, in fecondo dialogo concettuale con la grande fotografia internazionale”.

Il volume “In Sardegna” include le foto di due viaggi, uno di nozze e uno nel 2011. La prima visita di Guido Guidi sull’isola coincise infatti con la sua luna di miele, nel 1974: attraverso una Nikon F e una Fiat 127, Guidi raccontò per immagini in bianco e nero la Sardegna alle prese con i cambiamenti sociali e politici post anni Sessanta. La seconda volta, nel 2011, Guidi si portò tre diverse macchine fotografiche: un’Hasselblad, un banco ottico Deardorff 8×10 e una digitale Canon. Il risultato di queste esplorazioni, lontane nel tempo e diverse per mezzi utilizzati, si fonde in tre corposi volumi che testimoniano anche un percorso di ricerca sul medium della fotografia, che pone in dialogo immagini in bianco e nero degli anni Settanta e opere a colori degli anni Duemila.
Un viaggio al profumo di mirto nello sguardo di uno dei più grandi fotografi italiani di sempre. Ci si sposta da Nuoro a Oristano, da Bosa a Tempio Pausania e Olbia senza un ordine prestabilito, per suggestioni ed evocazioni che sembrano casuali oppure affidate addirittura all’occhio e all’interpretazione di chi guarda. Le fotografie, delle quali 232 inedite, sono state esposte nella mostra promossa dal MAN Museo d’Arte della Provincia di Nuoro nel corso dell’estate 2019: il percorso espositivo “Guido Guidi – In Sardegna: 1974, 2011” era a cura di Irina Zucca Alessandrelli, coprodotto con ISRE, Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna.

Nei mesi scorsi usciva, sempre per Mack Books, è stato pubblicato l’omaggio di Guido Guidi “In Veneto, 1984 – 1989”: una selezioni di immagini finora rimaste inedite, scattate in grande formato con una macchina fotografica Deardorff 8X10, che Guidi usava per la prima volta per un intero progetto fotografico. L’autore si era concentrato sull’area centrale del Veneto, con l’intento di testimoniare il cambiamento che stava avvenendo in questi luoghi da lui molto amati. L’enorme area rurale tra le province di Vicenza, Padova e Venezia, attraverso un processo di frammentazione conosciuto come diffusione urbana, trasformava il paesaggio in una visione altamente incerta, marginale, priva di gerarchie, come il lavoro di Guidi ha puntualmente documentato. La prima foto del libro è quella della vetrina di un negozio a Mestre su cui si vede il disegno di un occhio, e poi si continua con strade, automobili, trattorie e officine, mostrando un paesaggio in mutamento verso l’urbanizzazione, quello del Veneto centrale, con fotografie quasi immobili e nelle quali è difficile distinguere i luoghi l’uno dall’altro, tutto sembra far parte dello stesso paesaggio rispecchiando l’esatto senso della cosiddetta “città diffusa”.

Infine, poche settimane fa, agli inizi del 2020, usciva sempre per Mack Books Lunario, una serie di foto scattate da Guido Guidi fra il 1968 e il 1999, in maniera diretta o indiretta legate tutte al tema della Luna. Tutte espressioni del modo in cui Guidi ha guardato la Luna, simbolo di malinconia, variabilità e transitorietà della vita. “Sono nato in campagna e ho avuto tempo di guardare la Luna tutte le notti invernali, tornando dall’oratorio”, spiega Guidi nell’intervista contenuta alla fine del libro. Ci troviamo le sperimentazioni realizzate tra gli anni Sessanta e Settanta, fra le quali alcune concepite in risposta a esercizi assegnati dal suo insegnante Italo Zannier. Come la serie di ritratti scattati all’amica Mariangela Gualtieri, dove il volto della donna è illuminato a volte solo nella metà sinistra, altre in quella destra e poi per intero; o i paesaggi scattati con l’obiettivo fish-eye, che deformano i bordi delle immagini rendendoli circolari, spingendoci a guardare “dal punto di vista di un gigante che vede la Terra ai suoi piedi e intorno a sé”, spiega Guidi. La forma della Luna echeggia in ritratti, oggetti e situazioni di vita quotidiana, come quelle in cui sua figlia Anna gioca con una palla lanciandola contro il muro. Fino ad arrivare al racconto dell’eclissi solare dell’agosto del 1999. Nelle fotografie più antiche di questa serie si registra una certa tensione, quasi espressionista. Le prime fotografie, gli studi sulla mela, erano state concepite in risposta a un esercizio assegnato da Italo Zannier agli allievi del Corso Superiore di Disegno Industriale a Venezia. Per un altro esercizio, ecco la serie di ritratti dell’amica Mariangela Gualtieri con diversi tempi di esposizione, poi incollati su un cilindro e rifotografati da diversi punti di vista, registrando accuratamente le distorsioni prospettiche che ne sono derivate. A quel periodo appartiene anche un doppio ritratto di Zannier, nel quale si vede il suo volto riflesso in maniera distorta sulla superficie curva di una smaltatrice nel laboratorio fotografico del Corso Superiore. Alla base di questi lavori c’era un approccio analitico nei confronti del medium fotografico, la necessità di comprenderne il funzionamento anzitutto. Le fotografie simboliche rimandano all’archetipo della donna-luna come simbolo della variabilità, della discontinuità, ma anche del diafano e in fondo della malinconia. Spiega Guidi: «come diceva Hubert Damisch quel che conta non è tanto quel che un’opera rappresenta o manifesta quanto ciò che trasforma. La virtù di un buon fotografo è quella di lasciarsi dominare, guidare dallo Strumento. Se domini la chimica la induci a fare quello che vuoi tu, il che non è esattamente quanto può fare lo strumento con le sue potenzialità, che continuano a sfuggirci».

INFO: www.premiohemingway.it
Il Premio Hemingway 2020 è promosso dal Comune di Lignano Sabbiadoro con il sostegno degli Assessorati alla Cultura e alle Attività Produttive e Turismo della Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso la consolidata collaborazione con la Fondazione Pordenonelegge.

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In copertina, Guido Guidi e all’interno quattro celebri scatti in bianco e nero.

 

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