di Giuseppe Longo

Satèn? Per molti, seppure appassionati di “bollicine”, è come un Carneade di manzoniana memoria. Cioè, pochi associano questo termine al nome Franciacorta che, in fatto di spumanti metodo classico, è un’autentica celebrità. Invece, il Satèn è proprio la punta di diamante di questa Docg – sta un po’ come il nostro Ramandolo al Verduzzo friulano oppure il Cartizze al Prosecco di Valdobbiadene – che si estende fra i suggestivi vigneti che “disegnano” le colline in riva al lago d’Iseo, a due passi da Brescia. Si tratta infatti di un brut di straordinaria finezza, ottenuto soprattutto con Chardonnay e Pinot bianco, messo in commercio dopo una lunga permanenza in bottiglia, di almeno di 24 mesi. Mentre per il Franciacorta come tale ne sono previsti come minimo diciotto.

Una degustazione tecnica e il Satèn.

E la degustazione che è stata proposta a Trieste – nelle sale dell’Hotel Savoia Excelsior Palace – ha fornito un esauriente, ed appagante, saggio di cosa sono il Franciacorta, e appunto il Satèn, indubbiamente uno degli spumanti più esclusivi d’Italia, ma anche del mondo. Che non teme affatto il confronto con il grande e universalmente conosciuto Champagne. Si trattava della manifestazione i “Festival itineranti Franciacorta” che, per la prima tappa, sono approdati proprio nel capoluogo regionale, nel sontuoso palazzo con affaccio sul mare delle Rive, mentre il tramonto cedeva il passo alla sera. Tanto che alcune ore di permanenza all’Excelsior hanno permesso a oltre cinquecento persone – enologi, sommelier, vitivinicoltori, giornalisti specializzati, intenditori ma anche semplici appassionati dell’affascinante mondo delle “bollicine” di pregio – di venire a contatto con le ventiquattro cantine, approfondendo la conoscenza del Franciacorta declinato nelle sue diverse tipologie.
Nell’occasione, oltre alla possibilità di degustare i prestigiosi spumanti nei vari banchi d’assaggio, per chi desiderava c’era anche l‘opportunità di partecipare al seminario dedicato a diverse annate proprio del già ricordato Satèn – ne abbiamo degustati alcuni anche di 36 mesi, caratterizzati da grande eleganza e freschezza – la tipologia più esclusiva di quest’area viticola fra le più prestigiose d’Italia, dove si fa viticoltura di qualità da più di tre secoli.

La illustrazione del Franciacorta.

La produzione del Franciacorta è regolata dalle norme comportamentali dettate dal Consorzio di tutela costituito nel 1990 a Corte Franca con lo scopo di garantire e controllare il rispetto della disciplina di produzione dello spumante. A identificare questo vino, ottenuto esclusivamente con il metodo della rifermentazione in bottiglia, è appunto il nome della regione geografica, dove crescono le sue vigne di Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco. Una sola espressione – Franciacorta, appunto – che definisce un territorio, un metodo di produzione e un vino, sulle cui caratteristiche ci siamo soffermati anche con uno dei suoi produttori di punta, Riccardo Ricci Curbastro, che è anche presidente nazionale di Federdoc, carica che detiene da oltre vent’anni.

Il mio incontro con Ricci Curbastro.

Trasferitosi nel 1993 nell’attuale sede di Erbusco – la località dove si è tenuto, proprio mentre a Trieste si allestiva la interessantissima degustazione, il primo Festival italiano del Potatore, organizzato dai friulani Simonit & Sirch -, il Consorzio Franciacorta conta attualmente circa 200 soci tra viticoltori, vinificatori, imbottigliatori, interessati alla filiera produttiva delle denominazioni Franciacorta Docg, Curtefranca Doc e Sebino Igt. Un logo inconfondibile, la effe merlata, contraddistingue i suoi vini e si rifà alle antiche torri medievali, caratteristiche dei 19 Comuni siti nel cuore della Lombardia, in riva al ricordato lago d’Iseo. Tutti insieme danno vita appunto a una delle zone vitivinicole più rinomate del mondo. E i Festival itineranti Franciacorta 2019, partiti proprio dal Friuli Venezia Giulia, ne hanno fornito una chiara dimostrazione.

Infine, ancora la degustazione.

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In copertina, la degustazione del Franciacorta al Savoia di Trieste.

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