di Gi Elle

Si sta avvicinando rapidamente l’epoca delle semine che nel Friuli Venezia Giulia riguardano per larga parte il mais, coltura che rappresenta oltre il 36% delle superfici destinate a seminativo, come dire anche più del 25% dell’intera superficie agricola della regione, secondo i dati emersi nel corso di un incontro sul tema “Il seme certificato: innovazione chiave per un’agricoltura tracciata, sicura e sostenibile” promosso a Udine da Assosementi.

Ecco una seminatrice al lavoro.

Ma di questa importante tematica si era parlato anche nel corso di Agriest in occasione del convegno organizzato da Regione Fvg ed Ersa su “Le buone pratiche agricole nei seminativi, nel rispetto dell’ambiente e dell’economia”. Un tema che emerge oggi in tutta la sua attualità alla luce dell’azione giudiziaria riguardante numerose aziende friulane accusate di aver impiegato in maniera impropria le sostanze chimiche, pur ammesse dalla legge, per la concia del seme di mais. Secondo i dati diffusi dall’Ansa, sono 152, infatti, le persone indagate (i provvedimenti riguardano 236 terreni agricoli posti sotto sequestro) alle quali la Procura di Udine contesta al momento l’ipotesi di reato di inquinamento ambientale nell’ambito dell’inchiesta sulla moria di api in Friuli Venezia Giulia. Dosi, insomma, non conformi al consentito che hanno causato gravi danni al patrimonio apistico. E la tutela di questi preziosi insetti sia per l’impollinazione delle colture agrarie sia per l’equilibrio ambientale, in generale, era stato sottolineato, sempre durante Agriest, in occasione del 10° Meeting di apicoltura in Fvg.

“Le sementi trattate con prodotti fitosanitari sono altamente diffuse anche nell’agricoltura del Friuli Venezia Giulia e la Regione, attraverso Ersa, intende lanciare una campagna di informazione e sensibilizzazione; l’orientamento è quello di lavorare anche a un sostegno dell’agricoltura di precisione prevedendo incentivi per le attività che limiteranno al massimo gli impatti sull’ambiente dei fitosanitari a garanzia degli stessi agricoltori e a tutela dei consumatori e dell’ambiente”, aveva detto infatti l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, parlando alla platea di agricoltori e di rappresentanti di categoria intervenuti all’incontro nel quartiere fieristico a Torreano di Martignacco.
“Un’occasione importante per confrontarci sulle buone prassi che bisogna attuare all’interno di un programma di semine alla luce del fatto che ci sono delle problematiche di ecocompatibilità da non sottovalutare derivanti da un uso non corretto di questi prodotti oppure da buone pratiche che non vengono attuate”, aveva fatto notare ancora Zannier.

Il seme di mais prima della concia.

Come ricordato nella sua relazione da Gianluca Governatori (Servizio fitosanitario e chimico di Ersa), i prodotti fitosanitari fanno parte degli attuali processi produttivi; la semente di mais, infatti, oggi è di norma immessa sul mercato già trattata. Di prassi, gli ibridi di mais più recenti e più performanti sono commercializzati conciati, ovvero rivestiti perlomeno con polvere fungicida.
I prodotti di sintesi chimica sono autorizzati “ma – ha chiarito Zannier – vanno adottate tutte le necessarie modalità di utilizzo per ovviare alle eventuali problematiche ambientali”. Gli utilizzatori professionali di prodotti fitosanitari a partire dal 1 gennaio 2014 sono vincolati a seguire i principi generali della cosiddetta difesa integrata previsti dal piano di azione nazionale. Il piano prevede limitazioni (divieto di irrorazione aerea, misure a tutela dell’acqua potabile, procedure speciali per manipolazione e stoccaggio di prodotti e trattamento degli imballaggi e delle rimanenze) e richiama all’applicazione di precise tecniche di valutazione del rischio.

L’assessore regionale Stefano Zannier.

Anche la Regione Fvg – ha ricordato Governatori – supporta la difesa integrata volontaria: nel 2018 sono stati circa 8mila gli ettari, pari al 7 per cento del totale della superficie a seminativi, che sono stati sostenuti sia attraverso l’intervento Psr Gestione integrata dei seminativi (258 euro per ettaro all’anno; nel 2018 sono stati 6.233 gli ettari coltivati) sia quello per la Conversione all’agricoltura biologica (473 euro per ettaro all’anno) e per il mantenimento (430 euro per ettaro) che ha riguardato lo scorso anno 2.341 ettari.

Daniele Giacomel (Condifesa) ha illustrato le opportunità offerte dai fondi mutualistici per sostenere perdite di reddito derivanti da attacchi parassitari o danni alle colture causati da altre avversità.
Oltre ai metodi alternativi al controllo chimico dei parassiti, Lorenzo Furlan (Veneto Agricoltura) ha presentato al convegno gli obiettivi della difesa integrata del mais nelle sue prime fasi di sviluppo, dimostrando, dati alla mano raccolti anche in Fvg, che è possibile mantenere, se non addirittura migliorare, la redditività delle imprese agricole trattando meno del 5 per cento della superficie a mais con insetticidi.  Furlan aveva parlato anche al Meeting di apicoltura, rilevando come il largo uso di insetticidi, in particolare quelli sistemici come i neonicotinoidi, nel mais, nelle colture erbacee, nella frutticoltura e nella viticoltura ha causato un grave impatto sull’ambiente di cui fanno parte, appunto, anche le api . “La soluzione principale – si legge in un resoconto del Consorzio apicoltori della Provincia di Udine – è proprio l’applicazione  della difesa integrata come prevista dalla norma vigente, obbligatoria in Europa dal 2014; ossia l’effettiva valutazione dei livelli di parassiti  nelle diverse aeree coltivabili per intervenire solo ove necessario (meno del 5% della superficie coltivata per mais alla semina)  tenendo in considerazione l’uso di insetticidi solo laddove non ci siano altre soluzioni. In concreto, per il mais l’applicazione delle strategie di difesa integrata  (ad esempio la rotazione delle colture, modelli previsionali o l’uso di trappole e soglie di danno)  è risultata essere molto più economica della concia preventiva della sementi con insetticidi”.

Anche la ricerca ingegneristica è al servizio del settore primario per cercare adattamenti alle macchine seminatrici e limitare così la diffusione delle polveri contenenti prodotti fitosanitari. A tal proposito, ad illustrare il prototipo sviluppato da Crea-It, il Centro ingegneria e trasformazioni agroalimentari del Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria (Crea), che consente di ridurre del 90 per cento i depositi di polveri rispetto a una seminatrice automatica convenzionale, è stato il ricercatore Marcello Biocca.

Fiori primaverili visitati dalle api.

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In copertina, le api sono preziose anche per l’agricoltura.

(Foto Consorzio apicoltori Udine, Regione Fvg, Assomais, Sis)

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