di Giuseppe Longo

E ora, fatta la Bibbia in friulano, si pensi al Messale. E’ questo, in sintesi, l’auspicio espresso a Udine dal vicegovernatore della Regione, Riccardo Riccardi, affinché ben presto arrivi l’ultimo suggello da parte della Chiesa con l’avvio dell’iter per la traduzione proprio del Messale Romano nella storica lingua del Friuli, che è praticata e vitale più di quanto possa sembrare.
“La traduzione integrale della Bibbia in una lingua viva fornisce alla comunità dei parlanti uno strumento di maggiore comprensione dei testi sacri e, raggiungendo una più larga diffusione fra i fedeli, assume il ruolo di agente di unificazione sociale, di riconoscimento pubblico della propria identità e di arricchimento linguistico. La traduzione friulana della Bibbia ha dato e darà, anche con questa nuova edizione, riveduta e corretta soprattutto con riferimento alla grafia ufficiale approvata dalla Regione, un apporto significativo alla promozione e allo sviluppo della marilenghe“, ha detto Riccardi, in occasione della presentazione della nuova edizione de “La Bibie”, al Centro culturale Paolino di Aquileia, presente il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana. Gli onori di casa sono stati fatti dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato. Come si ricorderà, la importante pubblicazione è stata curata dall’Istituto Pio Paschini per la Storia della Chiesa in Friuli, presieduto da Cesare Scalon, unitamente all’Arcidiocesi di Udine, con il sostegno della Regione Fvg e il patrocinio della Società filologica friulana. E ha permesso di ridare alle stampe, in una veste del tutto rinnovata, la monumentale opera avviata da don Francesco Placereani (Pre Checo Placerean),  di Montenars, portata avanti e completata da don Antonio Bellina (Pre Antoni Beline), di Venzone. Due sacerdoti indimenticabili con il Friuli, fatto storia, cultura e tradizioni, nel sangue.

Il vicegovernatore Riccardo Riccardi.

Il vicegovernatore ha ricordato l’impegno per la lingua friulana da parte della Regione a partire dal primo riconoscimento ufficiale della comunità linguistica con la legge regionale 15 del 1996, alla quale sono poi seguite la legge nazionale numero 482 del 1999 e la più recente legge regionale numero 29 del 2007.
“Provvedimenti che hanno previsto il diritto all’insegnamento della lingua nell’istruzione pubblica e l’accesso in veste ufficiale della lingua friulana nella vita degli Enti locali e regionali, nella toponomastica e nei rapporti con i cittadini”, ha sottolineato Riccardi, ricordando come la legislazione regionale ha anche individuato un apposito organismo di politica linguistica, l’Osservatorio per la lingua friulana, sostituito poi dall’Agenzia regionale per la lingua friulana (Arlef), che ha il compito di lavorare per la promozione e lo sviluppo della lingua friulana nella nostra società.
“Gli effetti di queste misure – ha precisato l’assessore regionale – hanno limitato il declino del numero dei parlanti in friulano e, secondo una inchiesta sociolinguistica realizzata dall’Arlef nel 2014, ha contribuito a far parlare in friulano i giovani. La forza del friulano – ha aggiunto – resta il largo uso che se ne fa nella società: quasi l’80% della popolazione della ex-provincia di Udine utilizza attivamente il friulano. Il Friuli però non si limita solo alla provincia udinese: infatti, la percentuale di parlanti si attesta al 40% nel Friuli Occidentale e in quello Orientale”. Vale a dire in provincia di Pordenone e in quelle di Gorizia,  soprattutto, e di Trieste.

Anche i tassi di adesione all’insegnamento del friulano nelle scuole, secondo Riccardi, sono un altro sintomo di come la lingua sia un fattore di appartenenza che sta a cuore alla popolazione: nel territorio friulano, il 65% dei genitori chiede l’insegnamento della “marilenghe” per i propri figli.
“La storia ci insegna – ha concluso il vicepresidente Riccardi – che c’è un unico modo per far vivere una lingua: parlarla con i propri figli, ma in un mondo così complesso non possiamo pensare di salvare una lingua solo parlandola in casa. Essa deve essere utilizzata in ogni ambito sociale. In primis nelle scuole, dove va approfondita da un punto di vista linguistico, letterario, storico e culturale e nei mass media, nelle nuove tecnologie, nella vita civile, nelle arti. Ed è proprio su questo che punteremo, insieme all’Arlef, per permettere al friulano di vincere la sfida del futuro”.

E un grande contributo sarà sicuramente dato da questa nuova edizione della Bibbia, alla quale è appunto auspicabile si aggiunga quanto prima anche la traduzione ufficiale del Messale Romano affinché anche nella liturgia, per chi lo desidera, il friulano possa avere la dignità che merita, in quanto lingua viva, depositaria di storia, cultura e tradizioni di questa terra.

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In copertina, il portale della basilica di Cividale, un simbolo del Friuli.

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