di Giuseppe Longo

Ha portato a oltre 7 mila metri di quota, nell’Asia Centrale, i simboli a lui più cari: innanzitutto, lo stemma del suo Comune, Nimis, di cui è stato anche sindaco, e quello del Friuli storico, con l’aquila patriarcale.  Ma anche quello dell’Afds, l’associazione dei donatori di sangue alla quale è da sempre generosamente legato, e quello di San Benedetto riprodotto in una miniatura medioevale e adottato come distintivo di Comunione e Liberazione. Simboli riuniti tutti in un’unica bandiera, arrivata fin lassù, sulla vetta del Peak Lenin.

Protagonista di questa esaltante impresa è stato Danilo Gervasi, 60 anni, informatico per professione e alpinista per hobby. E di quest’avventura sulla maestosa cima del Pamir, in Kirgyztan (il Paese si trova sopra l’India e al confine occidentale con la Cina), ha voluto rendere partecipe tutta la comunità di Nimis, tanto da organizzare una serata, sicuramente emozionante, per venerdì prossimo, 15 febbraio, alle 20.30, nella sala teatro dell’oratorio parrocchiale – quella che prima del terremoto si chiamava “sala Juventus” –, durante la quale verrà proiettato un video-diario che racconta proprio la scalata della cima asiatica portata felicemente a termine nell’agosto scorso. Ma ecco un’anticipazione di quanto si vedrà sullo schermo.

Ecco Danilo Gervasi in un momento di relax e in una fase della scalata.

Come mai questa impresa? “Ho voluto festeggiare – racconta Danilo Gervasi – i sessant’anni, che avrei compiuto in dicembre (ma è stata una buona scusa…), tentando la salita ad una cima di oltre 7.000 metri e la scelta è andata sul Peak Lenin in Kirgyzstan, alta 7.134”.
E come è avvenuta? “E’ stata una vera salita ad alta quota, con le procedure solite per queste ascensioni, campo base 1, 2 e 3; 13 giorni di lavoro di acclimatamento spostando sempre più in alto la quota da raggiungere ed infine la salita finale, partendo dal campo 3 a 6.100 metri per arrivare in 10 ore di ascensione ai 7.134 e quindi il rientro prima della notte allo stesso campo”.
Ma non si è trattato di una “passeggiata”…  “È stata durissima, indescrivibile, al vero limite delle mie possibilità, ma c’è l’ho fatta! Sono arrivato in cima al Peak Lenin! E tornato!”, aveva scritto sul filo dell’emozione l’alpinista di Nimis appena raggiunto l’obiettivo sul suo profilo Facebook. E oggi spiega: “Il successo non è stato certo fino a 20 minuti dalla vetta, ma alla fine ce l’ho fatta ed ho quindi potuto sventolare la bandiera con i simboli a me più cari, compresa la goccia dell’Afds!”. E l’emblema dei donatori di sangue, quello del pellicano che nutre i suoi piccoli, l’aveva già portato sul Cotopaxi (metri 5.900), in Equador, già nel 2009, come aveva raccontato pure a “Il Dono” nel numero di dicembre.

Una bella e importante avventura, insomma, anche se il suo protagonista si schermisce: “Piano, non sono Messner. Non sono mica stato su un 8 mila!”. Certamente, Danilo Gervasi non è un novello Ardito Desio – il friulano (di Palmanova) che nel 1954 guidò la spedizione italiana che per prima conquistò il K2, seconda cima più alta del mondo dopo l’Everest -, ma essere riuscito a salire su una vetta di 7.134 metri è comunque una bella ed entusiasmante impresa. E che ha fatto bene a decidere di condividerla con i suoi concittadini. Appuntamento, dunque, a venerdì sera.

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In copertina, Danilo Gervasi sulla vetta del Peak Lenin con la bandiera dei suoi amati simboli.

 

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