Nelle sapienti mani di Carrère la vita stessa, ordinaria o spericolata, si trasforma quasi senza scarto in letteratura”: lo scrive la Giuria del 35° Premio Hemingway, che al noto scrittore francese ha assegnato l’edizione 2019 nella sezione Letteratura. E stasera Emmanuel Carrère sarà a Lignano Sabbiadoro protagonista degli Incontri del Premio Hemingway 2019, alle 21 al Centro Kursaal, in dialogo con lo scrittore Alberto Garlini, che presiede la Giuria.
La capacità di Carrère di guardare nel profondo dell’animo umano e di fare del suo sguardo letteratura – così affine all’ispirazione dei romanzi di Ernest Hemingway – sarà senz’altro al centro dell’incontro lignanese, legato anche alla recentissima riedizione di “Vite che non sono la mia” (Adelphi), il libro più empatico, e più temerario di Emmanuel Carrère: quello in cui l’autore sceglie di mettersi da parte e dare voce al dolore degli altri. «È un libro sulla vita e sulla morte, sulla povertà e sulla giustizia, sulla malattia e soprattutto sull’amore. È un libro in cui tutto è vero», ha spiegato lo stesso autore, un’opera che si fa carico di altre esistenze, nel corpo a corpo con quell’informe che è la vita.
Apparso in Francia nel 2009, “Vite che non sono la mia” ha dominato per mesi le classifiche dei libri più venduti. Emmanuel Carrère ha deciso di comporlo dopo due episodi che lo hanno segnato nel profondo, a cominciare dal devastante tsunami in Sri Lanka del 2004.

Ed è molto atteso oggi anche l’incontro con il giornalista Federico Rampini che vince il Premio Hemingway 2019 nella sezione Testimone del nostro tempo: alle 18.30 al Centro Kursaal converserà con Gian Mario Villalta, scrittore, poeta e direttore artistico di pordenonelegge, a partire dal suo recente saggio “La notte della sinistra” (Mondadori). Di Federico Rampini la Giuria ha sottolineato “la capacità di raccontare i cambiamenti del presente, fornendo ai lettori un’ampia ricognizione delle linee di forza che stanno ridefinendo gli assetti politici e economici globali. Con lucidità di analisi e attenzione alla ricostruzione storica dei fenomeni, Rampini ci insegna a guardare dietro le apparenze della realtà di oggi, per renderci più consapevoli di quello che potrà essere il nostro futuro”. E Rampini, a sua volta, spiega che Hemingway resta un riferimento fondamntale oggi, per la scrittura giornalistica come per quella narrativa: «Hemingway è il grande maestro della narrativa-reportage. Il suo stile rimane un modello: semplice, essenziale, sobrio. Si dice che nel passaggio dalle prime stesure all’opera finale il suo principale lavoro consistesse nel togliere, cancellare, eliminare. Far fuori il superfluo. E’ agli antipodi di un giornalismo ridondante, prolisso, quello che crede di supplire alla mancanza di vere notizie e di vere idee con lo sproloquio di aggettivi e con l’esibizione emotiva. Evviva Hemingway, per sempre».

Federico Rampini

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In copertina, lo scrittore francese Emmanuel Carrère oggi a Lignano.

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