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(g.l.) E così anche sul Premio Hemingway 2021, quello della ripartenza e dell’innovazione – se non altro per aver, opportunamente, vissuto il suo momento culmine all’Arena Alpe Adria -, ieri sera è sceso il sipario, dopo una giornata memorabile che ha visto, fra i tanti eventi di spessore, anche il gettonatissimo incontro con il grande Carlo Verdone. «La longevità e il successo che in questi anni il Premio Hemingway continua a riscuotere presso il pubblico testimonia l’importanza di aver legato il nome del grande scrittore statunitense ad un riconoscimento letterario che si svolge in un luogo da lui frequentato e che gli piacque particolarmente. Restò colpito anche dalla bellezza della laguna e volutamente ricordo che in laguna ci andava a cacciare, non già perché io ami la caccia, ma perché in periodo di barbarie da “cancel culture” mi pare invece il caso di sottolineare che un grande personaggio della cultura mondiale tale resta anche per eventuali peculiarità che non ci piacciono», ha affermato l’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, intervenendo proprio ieri sera in Arena alla cerimonia di premiazione della 37^ edizione del Premio Hemingway promosso dal Comune di Lignano Sabbiadoro con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, attraverso la collaborazione con la Fondazione Pordenonelegge. Ha fatto gli onori di casa il sindaco Luca Fanotto e alla bella serata sono intervenuti, tra gli altri, anche il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin e il sottosegretario alla Transizione ecologica, Vannia Gava.

L’assessore con Marino Sinibaldi.

«Anche in questa edizione – ha commentato l’esponente della Giunta Fedriga – vengono premiate personalità di grande valore per la vita culturale e sociale del nostro Paese, come Dacia Maraini: la scrittrice ha ben descritto nelle sue opere la vita dei centri di provincia della Sicilia e questo ci lega a ricordi comuni perché la provincia e la sua vita sociale degli anni Cinquanta e Sessanta avevano ben poche distinzioni di latitudine. Maraini ha raccontato storie di persone e di luoghi, con la capacità di farceli vedere e di farci sentire anche i profumi: quelli del gelsomino mi fanno pensare a Bagheria ogni volta che, in questa stagione, mi avvolgono nelle stradine strette del mio borgo pedemontano», ha osservato Tiziana Gibelli.
Oltre a Dacia Maraini, vincitrice del premio per la letteratura consegnato dall’assessore Gibelli, protagonisti della serata di gala organizzata nell’Arena Alpe Adria in un talk condotto dal presidente del Centro per il libro e la lettura Marino Sinibaldi, sono stati l’artista Franco Fontana, Premio Hemingway per la fotografia, lo scienziato Stefano Mancuso, Premio per l’avventura del pensiero, e appunto il regista Carlo Verdone, premiato nella sezione Testimone del nostro tempo. Con loro sul palco il presidente di giuria del Premio, Alberto Garlini, il direttore artistico di Pordenonelegge Gian Mario Villalta e lo storico dell’arte Italo Zannier.
L’evento ha preceduto di qualche giorno il sessantesimo anniversario dalla morte di Ernest Hemingway; l’autore di capolavori come “Il vecchio e il mare” e “Per chi suona la campana” si spense infatti il 2 luglio 1961. «Due anni fa – ha ricordato Tiziana Gibelli – il Premio è stato l’ultimo appuntamento culturale a cui ho preso parte a Lignano con voi ed è molto bello riprendere questa sera, nel nome di Hemingway. In questi mesi le nostre associazioni culturali sono state sostenute finanziariamente e moralmente, invitate a resistere con pazienza e tenacia e ad osare: oggi abbiamo la serena consapevolezza che nessuno è rimasto indietro e assistiamo alla presentazione di numerosissimi eventi».

Carlo Verdone

Ma torniamo all’incontro con Carlo Verdone. «Fare un film significa patteggiare costantemente con il produttore, confrontarsi con interferenze esterne. Scrivere un libro, invece, è stata e una grande forma di libertà: ho avuto carta bianca di raccontarmi per come sono. Per questo “La carezza della memoria” esprime la mia vera identità», ha detto il Premio Hemingway 2021 “Testimone del nostro tempo” “per aver saputo raccontarci, strappandoci travolgenti risate, i cambiamenti, i tic, le contraddizioni, ma anche i sentimenti e i sogni dell’Italia contemporanea”. «La mia vera anima è questa: c’è lo spazio per la risata ma c’è sempre anche un po’ di malinconia, qualcosa di dolente – ha aggiunto Verdone, nel corso dell’incontro con la stampa del Premio Hemingway –. Molti miei film, d’altra parte, hanno un epilogo malinconico e quando ho scritto due capitoli di questo libro mi sono pure commosso e ho pianto. Io che non riesco a piangere mai. La possibilità di dare voce alla memoria mi ha salvato in tempo di pandemia, quando nulla si poteva fare: ricordo una telefonata con Paolo Sorrentino, entrambi depressi dalla sospensione. “Diamoci da fare, avvantaggiamoci sul tempo che verrà”, ci siamo detti. Ed è andata così…».
«Sono felice e orgoglioso di questo riconoscimento prestigioso, accanto a premiati di grande valore che un po’ mi intimidiscono – ha osservato ancora Verdone – Nel tempo con la scrittura mi sono cimentato e sono migliorato, chissà forse adesso potrei quasi pensare di diventare un vero scrittore: certamente con i ricordi ho smesso e il prossimo libro, se verrà, sarà un romanzo, e non comico …». Intanto, però, nel quotidiano di Carlo Verdone è il cinema a fare la parte del leone, con la serie “Vita da Carlo” che il regista ha iniziato a girare lo scorso maggio. «Sarà distribuita il 178 Paesi – ha raccontato Verdone –. Ma adesso la speranza è che il cinema si riprenda e riesca a fronteggiare la concorrenza sempre più aggressiva delle piattaforme. Il pubblico deve sentirsi tranquillo per tornare in sala, ma le notizie sulla variante delta del virus non aiutano. Speriamo nell’estate e nelle arene all’aperto, sono stato per quattro anni un esercente col cinema Roma e so quanto sia importante il cinema come riferimento per la gente».

L’Arena Alpe Adria.

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In copertina, l’assessore regionale Gibelli premia Dacia Maraini.

(Foto Gigi Cozzarin)

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