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di Giuseppe Longo

UDINE – Nel foyer del Giovanni da Udine ci sono alcuni manifesti storici che riguardano spettacoli del vecchio Teatro Sociale. Ebbene, proprio sul suo palcoscenico, fu rappresentata con grande successo nell’ormai lontanissimo 1910 “Nozze Istriane”, l’opera verista più conosciuta di Antonio Smareglia che il compositore, nato a Pola nel 1854 e morto a Grado nel 1929, ambientò nella sua terra d’origine, esattamente a Dignano d’Istria paese della famiglia. Da allora, nessun altro lavoro dell’artista mitteleuropeo fu applaudito nella friulanissima Udine, ma da alcuni anni una felice riscoperta della sua produzione avviene grazie a una importante iniziativa dell’Accademia di studi pianistici “Antonio Ricci” guidata da Flavia Brunetto: il Concorso internazionale di composizione “Antonio Smareglia”, ora biennale, giunto alla sesta edizione. E proprio ieri sera, al Teatrone, è avvenuta la cerimonia conclusiva con la consegna dei riconoscimenti e con un concerto proposto dal mezzosoprano Alessia Nadin e dal pianista Federico Lovato. Anche in questa occasione, il Premio è stato organizzato con la collaborazione della Casa musicale Sonzogno di Milano – una delle più prestigiose e blasonate editrici europee, depositaria e conservatrice da molti decenni delle opere del compositore –, del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, della Regione Friuli Venezia Giulia, del Comune e dell’Università di Udine, e della Fondazione Friuli, oltre che dell’Archivio smaregliano di Udine.

La nipote Adua Smareglia.

Il sovrintendente Marco Feruglio.

Una cerimonia-concerto emozionante in particolare per Adua Smareglia Rigotti – che del nonno musicista cura da sempre con tanta appassionata dedizione il citato archivio di memorie -, la quale ha desiderato ringraziare il Teatro e l’Accademia Ricci per la bellissima iniziativa. «Sono veramente commossa», ha detto. E la nipote del compositore istriano – ma che ebbe una importante e lunga presenza anche in Friuli Venezia Giulia, in particolare a Trieste (dove è sepolto ed è ricordato come direttore onorario del Conservatorio Tartini) – ha rievocato proprio quell’antica rappresentazione di “Nozze Istriane” all’allora Teatro Sociale, auspicando che «un’opera di Smareglia possa essere proposta quanto prima anche al Giovanni da Udine». Un desiderio che sicuramente si sono appuntati il presidente Giovanni Nistri e il sovrintendente Marco Feruglio (direttore artistico per musica e danza) i quali si distinguono da anni proprio ospitando la serata conclusiva del Concorso internazionale che, come ha ricordato Flavia Brunetto, registra di edizione in edizione sempre maggiori consensi, con diverse centinaia di adesioni da tutti i cinque continenti: prestigiosa la Giuria, formata dai rappresentanti delle più accreditate istituzioni tra cui il Mozarteum di Salisburgo, il Conservatorio Reale di Bruxelles, l’Università di Mosca, il St. Mary’s College of Maryland e l’Università di Vienna. E in quest’ultima tornata il Concorso è stato arricchito anche da una sezione con testi in lingua friulana. Formula innovativa e molto apprezzata che ha posto in evidenza i bellissimi lavori dei conterranei Davide Pitis (primo premio) e Alessio Venier (secondo).
Nella sezione voce e pianoforte si sono, invece, classificati al secondo posto ex aequo la fiorentina Francesca Gambelli, intervenuta alla festa in musica, e l’argentino Gustavo Gini, che per i noti motivi pandemici non è potuto essere presente. Il primo premio non è stato assegnato, come pure nella sezione pianoforte, dove è stato classificato secondo il connazionale Gianluca Cascioli.

Il duo durante gli applausi.

Pitis con Flavia Brunetto e Nistri.

I brani premiati sono stati eseguiti, fra moltissimi applausi, appunto dal duo Nadin-Lovato. Il numeroso pubblico ospitato sul palco del teatro nella suggestiva atmosfera creata da centinaia di piccole luci accese sui palchi, che davano l’effetto di un cielo stellato, ha così potuto apprezzare “There’s a certain Slant of light” di Francesca Gambelli, “Romance de la luna, luna” di Gustavo Gini su testo di Federico Garcia Lorca, “Trei Haiku” di Alessio Venier (nella variante gemonese della lingua friulana) e “Cansonetutis” su testi dell’indimenticato Elio Bartolini – “Baladute di avrîl” e “Vôs lontane” – di Davide Pitis. Oltre a queste nuove composizioni, molto intense e suggestive, sono stati proposti anche brani di Gian Francesco Malipiero, che fu allievo di Smareglia, e dello stesso maestro di Pola tratti dalle ricordate “Nozze Istriane” su libretto di Luigi Illica (“Qual presagio funesto” e “Aveva con questo dono”) e da “La falena” (“Balzato è dal giaciglio”)  su libretto di Silvio Benco, un’opera che in questi ultimi anni è al centro di una importante rivalutazione in Italia e all’estero. Doppio bis della prima romanza dell’opera ambientata come si diceva a Dignano, che racconta dell’amore sfortunato tra Lorenzo e Marussa. Segno che questa musica piace molto. Tanto che ora sarebbe sicuramente bello e apprezzato che un lavoro di Antonio Smareglia potesse tornare anche a Udine. Lo spera ardentemente la nipote del musicista, ma di certo ne sarebbero felici anche i melomani friulani. Magari per poter applaudire nuovamente proprio “Nozze Istriane” come avvenne oltre 110 anni fa al Teatro Sociale.

Adua Smareglia con gli interpreti e la madre del maestro Davide Pitis.

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In copertina, il mezzosoprano Alessia Nadin e Federico Lovato, al pianoforte Fazioli, durante l’applaudito concerto in Teatro.

 

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