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Ripartono i Viaggi d’Autore di Fondazione Pordenonelegge, escursioni nel tempo e nello spazio alla scoperta di luoghi e protagonisti, affidate alla guida degli scrittori: un format avviato da molte stagioni con viaggi ed esperienze tangibili ed emozionanti, nei mesi pandemici riconvertito in piccole ma intense full immersion digitali, per rinnovare il piacere del viaggio e appuntare le mete future. “Friuli Venezia Giulia, terra di scrittori. Alla scoperta dei luoghi che li hanno ispirati” titola appunto il progetto promosso da Fondazione Pordenonelegge assieme alla Regione Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura e a PromoTurismoFvg: un mosaico di itinerari legati al territorio regionale, che diventerà a breve anche una pubblicazione, concepita come strumento utile alla valorizzazione culturale e turistica del Friuli Venezia Giulia.
Intanto domani 19 giugno, dalle 10 su Facebook e Youtube di Pordenonelegge – e successivamente sui canali di PromoTurismoFvg -, si riparte con “Gli anni inquieti nella città luminosa. Carlo Michelstaedter e la Gorizia d’inizio secolo”, la nuova escursione digitale affidata alla guida dello scrittore e poeta Antonio Riccardi, direttore editoriale di Rai Libri e delle case editrici Sem e Aboca. Sarà lui il “cicerone” a Gorizia – assieme a Nova Gorica Capitale Europea della Cultura nel 2025 – del viaggio sulle tracce di Carlo Raimondo Michelstaedter, il celebratissimo poeta e filosofo della Gorizia dell’inizio del secolo scorso, morto suicida a soli 23 anni. In arrivo, a breve, molte altre escursioni online che saranno condotte, fra gli altri, dal germanista e accademico Luigi Reitani – per ritrovare Rainer Maria Rilke a Duino e dintorni –, dagli scrittori Susanna Tamaro, Nicoletta Costa e Andrea Maggi, dai poeti Alessandro Fo e Alberto Bertoni. Tutti gli itinerari si possono ritrovare tutti sul canale Youtube di Pordenonelegge e sul sito turismofvg.it, info e dettagli pordenonelegge.it

Antonio Riccardi

L’anima di Carlo Michelstaedter era già «nel primo giovanil tumulto» quando si iscrisse al corso di Lettere dell’Istituto di Studi Superiori a Firenze, città nella quale visse per quasi quattro anni e dove conobbe Gaetano Chiavacci, futuro curatore delle sue Opere. Continuava intanto a ritrarre, fra tratto espressionistico e schizzo caricaturale, la varia umanità in cui s’imbatteva e a scrivere, in modo quasi ossessivo, dalle lettere ai familiari alle recensioni di drammi teatrali. Nel 1909 il fratello Gino Michelstaedter, emigrato a New York, morì per suicidio. Due anni prima si era suicidata una donna amata da Carlo Michelstaedter, Nadia Baraden. L’attività letteraria proseguiva intanto febbrile, con la Persuasione, le Poesie e i dialoghi, in un isolamento quasi totale: il 17 ottobre 1910, dopo un diverbio con la madre, Michestaedter impugnò la pistola lasciatagli dall’amico Enrico Mreule e si tolse la vita. Sul frontespizio della tesi di laurea mai discussa aggiunse in greco apesbésthen, «io mi spensi». È sepolto nel cimitero ebraico di Valdirose, oggi nel Comune sloveno di Nova Gorica, a poche centinaia di metri dal confine con l’Italia.
«Michelstaedter non potrebbe non essere goriziano – osserva Antonio Riccardi – perché appartiene pienamente a questa città di confine, sospesa tra diverse culture e territorialità, una sorta di cerniera di luoghi e identità, la patria perfetta per uno scrittore come Michelstaedter, uomo in bilico fra scelte espressive diverse. È stato infatti poeta, è stato filosofo e pittore, anche se ha scritto pochissimo. Come filosofo è importante per la celebre tesi di laurea nemmeno discussa, uscita postuma dopo quel fatidico 17 ottobre 1910 nel quale, appena 23enne, decise di uccidersi a Gorizia, nella casa di famiglia». Sospeso in bilico fra due lingue in una città a quel tempo austriaca, Michelstaedter fu sospeso anche dal punto di vista “identitario”, di cultura e famiglia ebraica, «eppure proiettato – spiega ancora Riccardi – verso quello spiritualismo sincretico tipico della fine dell’Ottocento di cui incarna tutte le potenzialità e le forze telluriche».
Ecco, dunque, che un viaggio alla scoperta della Gorizia di Michelstaedter non può non partire dallo splendido palazzo del XVII secolo ora sede della Biblioteca Isontina, dove sono custoditi i reperti della vita e dell’arte di Carlo Michelstaedter e tutto quel che rimane di lui. «Le sue poesie, alcune davvero meravigliose – racconta Riccardi – hanno molti richiami alle zone intorno a Gorizia: Michelstaedter aveva un senso della vita fortissimo e i dintorni della città hanno rappresentato per lui un importante riferimento». Tappa ulteriore del viaggio, a pochi metri dal confine italiano in terra slovena, è il luogo dove Michelstaedter riposa: il cimitero ebraico a Valdirose: «Ci siamo stati, con l’amico e poeta Gian Mario Villalta – ricorda Antonio Riccardi –. Andare in pellegrinaggio sulla tomba di Michelstaedter è stata un’esperienza fortissima, l’incontro non solo con un manufatto funerario ma soprattutto con un destino che prevedeva l’estrema fedeltà a se stessi e alla propria vocazione originaria».

Piazza Vittoria a Gorizia.

A Gorizia, assieme a Nova Gorica Capitale Europea della Cultura nel 2025, si respira l’atmosfera sospesa tipica di una città di confine: nella piazza Transalpina, fino al 2004 fisicamente divisa da un muro, si passeggia con un piede in Italia e uno in Slovenia. Grazie alla sua particolare posizione geografica, Gorizia è sempre stata influenzata culturalmente dall’incrocio tra diverse civiltà: quella latina, quella slava e quella germanica. Posta al confine orientale, ha sempre giocato un ruolo centrale nella Mitteleuropa. Oggi le sue strade, la sua architettura e i suoi parchi testimoniano la grande storia di questa città.

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In copertina,  Carlo Michelstaedter poeta e filosofo della Gorizia dell’inizio del secolo scorso.

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