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di Giuseppe Longo

Era esattamente la domenica 27 settembre del 1970, quando il venticinquenne Rizieri De Tina celebrava la prima Messa con la gente del suo paese, a Zompicchia di Codroipo. E oggi, stessa data, ma mezzo secolo dopo, sarà all’altare del Duomo di Santo Stefano, a Nimis, per celebrarla assieme a quella comunità con la quale ha trascorso gran parte della propria vita, personale e sacerdotale. Ricordando, così, l’ordinazione che aveva ricevuto il giorno precedente nella Cattedrale di Udine, quando a imporgli le mani era stato l’allora arcivescovo Giuseppe Zaffonato, appena due anni prima di quel grande evento religioso, il Congresso eucaristico nazionale, concluso in Giardin Grande da Papa Paolo VI. E sei anni prima di quel terremoto che ha sconvolto mezzo Friuli e ha scandito anche la sua vita di giovane prete.


Oggi, monsignor De Tina sarà festeggiato durante la Messa delle 11 e nell’occasione ricorderà i quasi 42 anni trascorsi a Nimis, vivendo assieme al paese la sua seconda ricostruzione dopo quella che appena pochi decenni prima l’aveva visto rinascere dalle ceneri dell’ultima guerra, quando fu distrutto dall’incendio del 29 settembre 1944 che sarà commemorato martedì. Era arrivato, infatti, nel novembre 1978 assieme ad altri tre sacerdoti: monsignor Luigi Murador, arciprete titolare dell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, don Luigi Gloazzo e don Flaviano Veronesi. L’arcivescovo Alfredo Battisti, successore di monsignor Zaffonato, aveva infatti voluto avviare una originale esperienza pastorale di zona, considerando la carenza di vocazioni che già cominciava a manifestarsi. E l’aveva presentata proprio nella storica Chiesa matrice, la prima ad essere restaurata e riaperta nella zona terremotata. Dopo la improvvisa scomparsa del pievano, avvenuta nel 1984 a causa di un incidente stradale mentre rientrava da un viaggio nei paesi dell’Irpinia pure devastati quattro anni prima dal sisma, la scelta del presule si era orientata proprio su don De Tina per affidargli la guida della Parrocchia, ma anche della Forania di Nimis – oggi superata dalla recente riforma -, incarico che ha mantenuto fino a pochi mesi fa, quando, per motivi d’età, avendo superato i 75 anni, – ha rinunciato, come prescritto dalle norme canoniche, alla responsabilità legale e amministrativa, offrendo all’attuale arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato la sua disponibilità a rimanere in paese quale animatore dell’attività pastorale. E alla fine di giugno, durante un solenne rito in Duomo presieduto dal presule, era avvenuto il passaggio di consegne con don Federico Saracino, parroco di Faedis e Campeglio e, quindi, nuovo titolare anche della Pieve di Nimis .


Oltre quarant’anni dunque in paese, dopo l’iniziale esperienza nelle frazioni pedemontane di Tarcento, che hanno contraddistinto quasi tutta la vita religiosa di monsignor De Tina e che oggi li festeggia assieme alla “sua” gente. Don Rizieri ha infatti celebrato domenica scorsa la Messa per il mezzo secolo di sacerdozio con il proprio paese di origine, appunto Zompicchia. Quattro decenni che hanno significato tanto per lui, ma anche per lo stesso paese, il quale è uscito dalla seconda rinascita cambiando fisionomia e tessuto sociale: un paese indubbiamente bello ed accogliente, ma che nello stesso tempo presenta varie fragilità, prima fra tutte quella del calo demografico. E che oggi ha ancora bisogno di un sacerdote che ha saputo entrare nell’animo di “chei di Nimis”, capendone ansie, problemi ma anche aspettative e potenzialità. Per questo Nimis – assieme a Chialminis, Ramandolo e Torlano – gli è riconoscente e oggi gli dirà grazie per quanto ha fatto in questi decenni, ma anche per quanto potrà fare ancora. Tanti auguri, don Rizieri!

Monsignor De Tina stamane in Duomo prima della Messa del 50°.

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In copertina, don Rizieri De Tina ordinato dall’arcivescovo Zaffonato il 26 settembre 1970; all’interno, la prima Messa a Zompicchia e l’arrivo a Nimis nel  novembre 1978.

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