di Giuseppe Longo

Ormai, quella di “Diamo un taglio alla sete”, è la festa dei record, anche se a maggio piove e fa freddo come d’inverno. “Ma ora vogliamo battere un altro record: raccogliere 50 mila euro – ha detto il suo “regista” Paolo Comellie arrivare così, nel totale progressivo di questi anni, a superare il mezzo milione. Se qualcuno lo avesse detto tredici anni fa non ci avremmo scommesso…, la generosità dei friulani si è dimostrata però al di sopra di ogni aspettativa”.

Fino all’anno scorso, per spegnere la grande sete dell’Africa scavando pozzi di acqua potabile, erano stati raccolti oltre 400 mila euro, ai quali vanno aggiunti quelli che, alla fine, saranno messi da parte in questa edizione. Centrando, dunque, il nuovo record sarà facile raggiungere e superare la cifra auspicata da Comelli. “Quest’anno – ci ha spiegato il viticoltore di Nimis, soddisfatto nonostante la pioggia abbia disturbato non poco la festa – abbiamo prodotto ben 4.200 bottiglie e 300 magnum per un valore indicativo di 49 mila euro circa. La festa nonostante il maltempo ha permesso di realizzare un utile vicino ai 10 mila euro. Quindi se riusciremo a distribuire tutte le bottiglie…”. Le parole di Paolo Comelli sono chiarissime e il suo messaggio sicuramente andrà a segno, considerata la più che positiva esperienza ormai ultradecennale. Per cui se qualcuno desidera acquistare questi vini speciali – le bottiglie peraltro, che vedete qui sotto, sono pure molto belle -, magari anche per fare un regalo, sarà sempre bene accolto nella cantina I Comelli che si trova all’uscita da Nimis, poco prima del bivio per Torlano e Ramandolo: gran parte delle bottiglie restano infatti depositate in quest’azienda. E possono essere anche spedite. Paolo Comelli ricorda che “le bottiglie non sono in vendita ma sono consegnate a fronte di un contributo alla Onlus. Ogni 10 euro una bottiglia e ogni 25 una magnum“. A ogni buon conto, per tutti gli interessati, sul sito Internet www.diamountaglioallasete.org e sulla pagina Fb ci sono mail e recapiti.

Ecco le bottiglie della festa 2019.

Una cifra enorme, dunque, quella raccolta finora e inviata a fratel Dario Laurencig, tanto che il ringraziamento del religioso friulano – originario delle Valli del Natisone – è arrivato in diretta proprio durante la bella e sentita manifestazione. Da Lokichar (Turkana, Kenya), praticamente sulla linea dell’Equatore, a Nimis, Friuli: grazie ai prodigi della telefonia del terzo millennio, la voce del missionario è giunta infatti forte e chiara alle centinaia di volontari riuniti per l’apertura della Festa dell’imbottigliamento di “Diamo un taglio alla sete” , il vino che ormai da tredici anni viene realizzato con l’unico obiettivo di raccogliere fondi destinati a fratel Dario che nella sua vita in Africa (dove si trova dal lontano 1973) ha individuato e fatto scavare oltre 500 pozzi di acqua potabile.

“Grazie per quello che state facendo” ha detto il missionario. “No, siamo noi che ti ringraziamo per il tuo impegno a favore del Sud del mondo”, ha ribattuto – e le sue parole sono state accompagnate da un grande applauso – Paolo Comelli, che recentemente si è recato con la famiglia proprio in Turkana per portare anche fisicamente la solidarietà e l’abbraccio del Friuli a quello che le popolazioni locali hanno soprannominato “lo stregone dell’acqua” (Dario Laurencig è un rabdomante in grado, con la classica bacchettina biforcuta, di individuare le vene d’acqua potabile con una precisione stupefacente). La serata è proseguita con il racconto per immagini dell’esperienza africana di Paolo, di sua moglie e dell’altra famiglia (quella di Elia Ferrandino e Serena Vizzutti) che ha condiviso con i Comelli l’esperienza in quella terra arsa dal sole. E dove l’acqua è, appunto, preziosa come l’oro.

Fratel Dario Laurencig in Africa.

Dopo le esperienze di viaggio è stata la volta di quelle gastronomiche: sotto il titolo “Cucine del mondo”, allievi e insegnanti del Civiform di Cividale, assieme alle volontarie dell’Associazione Cinampa e di numerosi gruppi etnici residenti in Friuli hanno proposto una dozzina di assaggi: le Empanadas della Colombia, il tipico Byriani (riso e carne) del Bangladesh, il piccante Causa limeña peruviano, i Sambusa (fagottini ripieni di carne speziata) dell’Eritrea, il cous cous del Marocco, il classico piatto di riso e verdura dello Sri Lanka, le Cachapas del Venezuela, gli Alfajores argentini… A rappresentare il vecchio continente, le polpette di baccalà del Portogallo, un saporito brodetto di pesce della Croazia, lo gnocco fritto di Reggio Emilia e, piatto bandiera del Friuli, un dolce tiramisu. Oltre duemila assaggi sono spariti in brevissimo tempo, confermando che quella della rassegna culinaria multietnica – sperimentata la prima volta lo scorso anno – è un’idea vincente che continuerà nelle prossime edizioni.

In particolare, lo gnocco fritto preparato a regola d’arte dai bravissimi volontari del gruppo Castelsport di Castelnuovo di Sotto, abbinato ai salumi friulani (e soprattutto al prosciutto di Sauris) è stato anche l’attrazione della giornata di domenica. Per il resto il menu ha rispettato la tradizione: pastasciutta degli alpini (grazie al gruppo di Tricesimo), megaspiedo, la polenta di Nico di Braulins, frittelle di mele (Pro Loco di Sutrio), frutti di bosco caldi (Amici di Avasinis). Gettonatissimo nonostante la giornata pressoché invernale il gelato di Giancarlo Timballo.

Lo squadrone del Civiform.

L’imbottigliamento – seguendo una routine ormai consolidata nelle dodici edizioni precedenti – è filato liscio senza intoppi, grazie alla professionalità di Giuseppe Lipari che ha messo come sempre generosamente a disposizione il suo modernissimo centro mobile di imbottigliamento. Sono state confezionate in totale – come dicevamo all’inizio – 4.200 bottiglie di vino (“Vitae Bianco” e “Vitae Rosso” ) e 300 magnum. Numeri decisamente più alti delle edizioni precedenti, perché ogni anno qualche vignaiolo in più chiede di poter partecipare alla realizzazione del “vino della solidarietà”. Alla festa, con il professor Attilio Vuga, c’era anche l’allora capoclasse della sesta enologia (anno 1994) all’Istituto tecnico agrario di Cividale, frequentata da Paolo Comelli e dagli altri enologi che hanno dato vita a questa bellissima manifestazione: Luca Biffi che oggi lavora per una cantina svizzera.

“Quest’anno – scherza Paolo Comelli, nella cui cantina trova ospitalità la festa – abbiamo battuto due record: il numero di bottiglie realizzate e la giornata più fredda che si ricordi in tredici anni di ‘Diamo un taglio alla sete’”. E ora c’è, appunto, l’obiettivo dei 50 mila euro, al fine di superare il mezzo milione.

Chi volesse contribuire al progetto di “Diamo un taglio alla sete” (dal 2016 si è costituita come Onlus iscritta al registro regionale del volontariato) può trovare, come dicevamo, tutte le indicazioni sul sito Internet www.diamountaglioallasete.org o alla pagina Facebook @diamountaglioallasete.

Grande partecipazione a Nimis in barba al freddo e alla pioggia.

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In copertina, Comelli (primo a sinistra) con Luca Biffi e altri colleghi enologi; a destra, Attilio Vuga.

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