di Gi Elle

Il grande giorno per la Pitina Igp sta per arrivare. Domenica prossima, 16 dicembre, a Malnisio di Montereale Valcellina, nella sede della storica centrale idroelettrica “Antonio Pitter”, alle 15.30, il gustoso salume della Valli Pordenonesi (Val Tramontina, Valcellina, Val Colvera) farà infatti la sua prima uscita “ufficiale”, con il logo comunitario in etichetta. Ricordiamo, al riguardo, che la Pitina che dal 2 luglio scorso (data della pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea) è entrata a far parte delle eccellenze gastronomiche tutelate con la Indicazione geografica protetta.
Sarà il celebre giornalista gastronomo Edoardo Raspelli – volto notissimo al grande pubblico televisivo per la sua “Melaverde” su Mediaset – a presentare la “new entry” appunto della Pitina tra i prodotti tutelati dalla Comunità Europea con la collaborazione dello chef stellato Terry Giacomello e di produttori e rappresentanti delle istituzioni. Nell’occasione, avverrà la consegna del Premio “Mattia Trivelli” 7° Concorso Ristoratori e 1° Concorso Produttori Pitina Igp alla presenza del presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin e dell’assessore regionale alle risorse agricole e forestali Stefano Zannier. A seguire una degustazione a cura dell’Ati Pitina e dell’Uti delle Valli e delle Dolomiti friulane.

Ancora la celebre Pitina Igp e il suo nuovo logo comunitario.

Se la Pitina, (che dal 2000 è anche Presidio Slow Food, praticamente il primo importante riconoscimento per la sua valorizzazione) ha raggiunto l’importante traguardo della tutela comunitaria Igp, dopo essere diventata negli ultimi anni una “star” della gastronomia tradizionale, conosciuta e apprezzata anche al di fuori del luogo dov’è nata – le Valli Pordenonesi, appunto – buona parte del merito va a Mattia Trivelli.
Nato nel 1949, scomparso nel 1992, Mattia Trivelli era un macellaio, anzi: il macellaio di Tramonti di Sopra. All’inizio degli anni 80 fu il primo ad avere l’intuizione che quel cibo umile, frutto di una economia di sopravvivenza, prodotto e mangiato nell’ambito strettamente familiare, poteva incontrare il gusto del consumatore ed iniziò la produzione a livello artigianale. Mattia non si limitò a vendere la Pitina nella sua macelleria: andò a proporla nelle più importanti fiere della regione, facendola apprezzare a un pubblico ben più vasto di quello locale.

Il ruolo di Mattia Trivelli nel salvaguardare la tradizione della “Pitina” in Val Tramontina è riconosciuto nella “Guida turistica” edita quasi trent’anni fa (esattamente, nel 1989) dalla V Comunità Montana: “… un particolare cenno merita la “Pitina” … di Mattia Trivelli… a base di carne di montone affumicata con rare erbe aromatiche e dosata sapientemente con spezie secondo una antica ricetta di famiglia gelosamente custodita”. Un prodotto apprezzato e a rischio di imitazione; tant’è che il 04 aprile 1989 Mattia Trivelli presentò all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi la domanda di registrazione del marchio “Pitina”.
È per questo che Lis Aganis – Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane, l’Associazione produttori Pitina, l’Uti delle Valli e delle Dolomiti Friulane, l’Accademia Italiana della Cucina hanno deciso di tenere vivo il premio intitolato a questo personaggio, da assegnare al ristoratore che, a giudizio di una giuria di esperti, avrà realizzato il miglior piatto con la Pitina quale ingrediente principale. Un concorso gastronomico insomma, che ha riscosso un successo insperato: una media di oltre 26 partecipanti all’anno (con un picco di 33 nell’edizione del 2016), con un livello qualitativo crescente di anno in anno. All’edizione 2018 hanno partecipato 30 ristoratori e i piatti migliori verranno premiati a Malnisio appunto, il 16 dicembre.  Dal 2016, è stato istituito anche un concorso tra i produttori di Pitina; quella del 2018 avrebbe dovuto essere la terza edizione, ma è stata invece denominata “1° Concorso Produttori Pitina Igp”.

Infine, una nota di servizio. Gli organizzatori ricordano che la centrale idroelettrica di Malnisio sarà aperta al pubblico dalle 10 alle 18. Alle 14, prima della cerimonia ufficiale di presentazione della Pitina Igp, ci sarà una visita guidata su prenotazione. Per info e prenotazioni: Ecomuseo Lis Aganis: 0427764425 oppure 3939494762.

 

Ma cos’è la Pitina?
Un piccolo tesoro

Le Valli Pordenonesi (più precisamente Val Tramontina, Valcellina, Val Colvera) custodiscono orgogliosamente un piccolo tesoro della gastronomia dei tempi andati: la Pitina (chiamata anche, a seconda della vallata, Peta, Petina o Petuccia). Un prodotto unico, per il quale non esistono termini di paragone. Per spiegarlo, bisogna ricorrere all’esempio della classica “polpetta”, anche se di dimensioni un po’ più grandi.
La Pitina è fatta di carne magra di capra, pecora o montone (un tempo si usava anche quella di ungulati selvatici: cervo, daino capriolo) tritata e impastata con una concia di sale, pepe, finocchio selvatico o altre erbe, che viene pressata a forma appunto di polpetta, passata nella farina di mais (quella da polenta) e quindi fatta affumicare; un tempo nel camino di casa (il fogher o fogolar), oggi in apposito affumicatoi dove rimangono 3-4 giorni.
Le “pitine” costituivano un tempo la “riserva” di carne, un modo per far durare anche per mesi, la fortuna di un colpo di fucile ben assestato (spesso la materia prima proveniva dalla caccia di frodo) o la disgrazia di una bestia – capra o pecora – che bisognava macellare dopo che si era ferita cadendo da un dirupo. Oggi la Pitina è una squisitezza ricercata dai buongustai: consumata cruda, affettata. sottile, o cotta nel tradizionale piatto che la vede accompagnata dalla immancabile polenta.

La Pitina Igp da salume povero a pietanza molto ricercata.

 

E stasera a Corno di Rosazzo
il maxi-volume sui vini dolci

I vini dolci del Ramandolo Docg, del Picolit Docg e del Verduzzo friulano Doc stanno nel cuore dei Colli orientali. E anche in quello della bella pubblicazione fresca di stampa: “Il grande libro dei vini dolci d’Italia”, firmato da Massimo Zanichelli che sarà presentato, in anteprima regionale, oggi, 13 dicembre, nella sede del Consorzio a Corno di Rosazzo . Si tratta di un volume di ampio formato, di 350 pagine, con una selezione di più di 350 vini italiani con relative etichette, una cinquantina di cartine e più di 200 fotografie. Ai Colli orientali è dedicata una sezione di una ventina di pagine con 22 vini di 16 aziende.  La presentazione si terrà, come detto, oggi giovedì, alle 18, alla presenza dell’autore Massimo Zanichelli, nella sala riunioni del Consorzio tutela vini “Friuli Colli orientali e Ramandolo”, a Villa Nachini Cabassi, in piazza XXVII maggio 11. La serata è aperta a tutti e sarà moderata dal giornalista Adriano Del Fabro, con la possibilità di acquistare il libro a un prezzo scontato e di partecipare a una selezionata degustazione finale dei vini descritti nella pubblicazione nell’Enoteca di Villa Nachini. Ma per partecipare alla serata è richiesta la prenotazione all’indirizzo email: promozione@colliorientali.com

Grappoli di Verduzzo appassiti sulle viti per ottenere il Ramandolo Docg.

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In copertina, ecco la Pitina tutelata dalla Igp.

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