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di Giuseppe Longo

Sei maggio. In una caldissima sera di 45 anni fa, nelle viscere delle nostre montagne si scatenava l'”orcolat”, quel terremoto che, con le repliche di settembre, avrebbe sconvolto mezzo Friuli. Un tragico evento naturale che, con i suoi mille morti – tutti i campanili li ricorderanno alle nove di stasera -, ha segnato un vero e proprio “spartiacque”, tra prima e dopo, nelle nostre comunità ferite, ma che in poco tempo hanno saputo mettere da parte le lacrime, raccogliere le proprie forze e, con una solidarietà mondiale senza precedenti e con la guida di politici competenti e illuminati, dare il via a una ricostruzione rapida ed esemplare, divenuta famosa come “modello Friuli”. Quella che sicuramente saprà animare anche la rinascita dai gravissimi effetti della pandemia, la prima grande emergenza del nuovo millennio.
Una giornata, quindi, importantatissima per il nostro Friuli, per cui non poteva avere collocazione migliore l’avvio di quello specialissimo evento che è la “Setemane de culture furlane”. «Dobbiamo essere grati alla Società filologica friulana per il lavoro prezioso di ricucitura che tesse promuovendo la Settimana della cultura friulana con l’obiettivo di rilanciare la “marilenghe”. Quest’anno il calendario, attingiamo da Arc, è ricco di eventi e di sorprese e speriamo sia l’ultima volta in cui saremo costretti a fruirne a distanza, senza la possibilità di fare festa e di godere degli incontri in presenza», ha detto al riguardo l’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, intervenendo alla presentazione dell’ottava edizione della importante iniziativa culturale con il supporto della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli.

L’assessore Tiziana Gibelli.

Per la esponente della Giunta Fedriga, la presentazione della manifestazione ha fornito anche l’occasione per proporre una riflessione sull’utilizzo della lingua friulana. «Spesso non si è consapevoli del bello che ci circonda che è arricchimento dello spirito. Una bellezza che comprende anche l’uso delle lingue e delle diverse parlate – ha notato Tiziana Gibelli -; tra le tante colpe della mia generazione c’è anche quella di non avere tramandato la lingua locale ai nostri figli, come invece avevano fatto le generazioni precedenti. Abbiamo perso un pezzo della nostra cultura per strada e ricominciare ora è difficile. Percepisco, però, un rinnovato movimento attorno alla lingua friulana, fatto di eventi, approfondimenti e conoscenza e di questo molto merito va alla Filologica».
La Settimana della cultura friulana, che in realtà si snoderà in una decina di giorni tra appunto oggi e il 16 maggio, si propone di approfondire aspetti della storia, della cultura e dell’identità friulane attraverso il contributo di diverse forme artistiche ed eventi culturali. Per il presidente della Società filologica friulana, Federico Vicario, che ha presentato il programma, l’obiettivo della rassegna è coltivare la polifonia delle nostre voci e la pluralità della cultura locale. Aspetti che si colgono nell’eclettismo del calendario, la maggior parte del quale propone appuntamenti online che potranno essere seguiti sulle piattaforme web più comuni, per limitare i rischi legati alla pandemia.

Il presidente Federico Vicario.

In questa edizione verranno richiamate l’opera e il contributo di idee di personalità importanti per la cultura friulana tra cui lo scenografo Nicola Benois, l’architetto Marcello D’Olivo, il cuoco Gianni Cosetti, il vescovo Antonio Feruglio, la pittrice Dora Bassi, l’arcivescovo Giovanni Costantini, lo scultore Giovanni Antonio Pilacorte, il botanico Giuseppe Carlo Cernazai. Verranno tratteggiate anche esperienze di realtà quali l’Academiuta di Casarsa e i 75 anni della pubblicazione “La Patrie dal Friûl”, passando inoltre attraverso la musica e la pittura, il racconto della prima rete ferroviaria in Friuli e le carte antiche, la storia dei preti isontini internati nel 1915 e il costume popolare. Nel calendario sono incluse una serie di passeggiate, organizzate dall’Ecomuseo regionale delle Dolomiti friulane Lis Aganis, adatte a tutte le età e volte alla conoscenza del patrimonio culturale e delle bellezze del paesaggio tra Cimolais, Clauzetto, Colle di Alba, Frisanco, Maniago, Montereale Valcellina, Polcenigo e Sarone di Caneva.
Tra gli spettacoli da segnalare “Gorizia nascosta. Le voci del silenzio”, un percorso nei luoghi legati alla cultura ebraica, dall’antico ghetto al cimitero Valdirose di Nova Gorica in forma di spettacolo itinerante a cura del Cta-Centro teatro animazione e figure. Chiuderà la rassegna la lettura scenica di Tra lûs e scûr (Çurçuvint) drammaturgia originale in friulano di Carlo Tolazzi che ricostruisce la storia degli alpini fucilati a Cercivento, interpretata da Alessandro Maione, Filippo Quezel e Massimo Somaglino. Ma queste sono soltanto alcune “spigolature” all’interno dell’intenso canovaccio. Infatti, il programma completo con i dettagli di ciascun appuntamento è consultabile sul sito www.setemane.it. Ma di alcune specifiche iniziative riferiremo in maniera approfondita, giorno per giorno, proprio in questo sito che ha a cuore anche la cultura e la lingua di questa terra, simboleggiate nella sua testata da un fregio del Tempietto longobardo di Cividale. Nella convinzione che la cultura ha rappresentato una delle strade maestre per la rinascita post-sismica. E lo sarà anche per la ripresa, che tutti ci auguriamo avvenga quanto prima, dall’emergenza sanitaria.

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In copertina, il Castello di Udine è il simbolo dell’identità friulana.

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