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di Giuseppe Longo

Alla fine, la forza della volontà, ossia la determinazione della Pro Tarcento, ha vinto la sfida con il maltempo. E così ieri sera, all’orario programmato – nonostante una pioggia fastidiosa e ostinata che per tutto il giorno, anzi dal pomeriggio precedente, aveva rovinato tutti i programma dell’Epifania Friulana -, sul colle di Coja, dinanzi ai ruderi del Cjstielat, si è dato fuoco al “Pignarûl Grant” e le fiamme che si sono via via sviluppate, vincendo la forte umidità, hanno liberato quel fumo tanto atteso nel quale il Vecchio Venerando, l’inossidabile Giordano Marsiglio, ha letto auspici positivi per l’anno appena cominciato.
Quindi, annullate, riviste o ridimensionate tutte le altre manifestazioni, l’unica ad avere retto – e ad avere la meglio – il confronto con il maltempo è stata proprio l’accensione del più grande e importante falò del Friuli, anche perché, rispettando la tradizione, le previsioni sull’anno nuovo possono essere interpretate soltanto nella sera epifanica e non in una data successiva, per cui il rinvio in un momento più favorevole non avrebbe avuto lo stesso significato (stesso discorso vale per il Pust della vigilia nella vicina Cergneu). Bene ha fatto quindi la Pro Tarcento, guidata da Nazareno Orsini, a insistere per il mantenimento del programma annunciato nonostante l’avversa giornata. E le cronache con il Vecchio Venerando protagonista le hanno dato il giusto merito al quale si aggiunge anche quello, ben più modesto, di questo sito.
Insomma, niente rievocazione e spettacolo con i bravissimi sbandieratori che sarebbero dovuti arrivare da Cordovado, nella Bassa Pordenonese, e niente fuochi d’artificio, bensì soltanto la fiaccolata sotto gli ombrelli per salire da viale Marinelli in Coja. Poche, ovviamente, le persone che se la sono sentita di partecipare, anche per il timore di buscarsi qualche malanno di stagione, visto il dilagare di influenza mista ancora all’insidioso Covid. Tradizione lodevolmente rispettata, dunque, e con le indicazioni confortanti – “se il fum al và a sorèli jevàt, cjape il sac e và a marcjàt” – emerse dalla pira ardente, chi crede al vaticinio può guardare con maggior fiducia a questo nuovo anno che tutti ci auguriamo migliore di quello appena finito. Arrivederci dunque all’Epifania 2025, sperando in un tempo più clemente. D’altra parte, una giornata così sfavorevole come quella di ieri, per nostra fortuna, non capita spesso.

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In copertina, il Vecchio Venerando (al secolo Giordano Marsiglio) protagonista ieri sera a Tarcento anche sotto la pioggia.

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