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«Trieste Film Festival è una rassegna che interpreta alla perfezione la nostra visione per il futuro della cultura in Friuli Venezia Giulia. La nostra è una regione che per molti anni è stata per l’Italia il presidio armato del confine orientale. Ora, senza esserci spostati, ci troviamo nel cuore pulsante dell’Europa. Una situazione che offre opportunità straordinarie». Lo ha affermato il vicepresidente e assessore alla Cultura, Mario Anzil, durante la presentazione della 35ma edizione di Trieste Film Festival. «La stessa parola “confine” ha cambiato di significato con il passare del tempo – ha sottolineato Anzil -. Dall’accezione negativa “fine di qualcosa”, oggi invece rappresenta il concetto di luogo di scambio, di nuove relazioni. E questa – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – è stata una delle chiavi che hanno permesso a Gorizia e a Nova Gorica di diventare, insieme, capitale europea della cultura nel 2025».

L’intervento dell’assessore Anzil.


«Anche per Trieste, storicamente crocevia di culture, il confine va letto come una porta sempre aperta fra Oriente e Occidente, un po’ come le Colonne d’Ercole che – ha suggerito Anzil – nella mitologia delineavano un confine sia strettamente geografico che metaforico tra il mondo conosciuto e il “non plus ultra”, lo spazio che non andava oltrepassato. Il Friuli Venezia Giulia è chiamato quindi ad approfondire questa cultura di frontiera anche in virtù del suo essere regione policentrica, ricca di identità differenti tra loro, polifonica e pluralista che permetta a ciascuno – ha rimarcato – di osservare numerosi punti di vista, lasciando poi al singolo la sensibilità di elaborare una sintesi personale sulla base delle conoscenze ed esperienze acquisite».
La 35ma edizione di Trieste Film Festival, organizzata dall’Associazione Alpe Adria Cinema presieduta da Monica Goti e sostenuta anche dalla Regione Fvg, si terrà da oggi al 27 gennaio sotto la direzione artistica di Nicoletta Romeo. Fittissimo il programma di proiezioni, incontri, masterclass ed eventi collaterali che porteranno in città migliaia di appassionati e operatori del settore.
«Il Trieste Film Festival – ha detto ancora Anzil – ha saputo anticipare i tempi essendo nato proprio quando si iniziava a smantellare quella “cortina di ferro” che transitava proprio per il capoluogo della nostra regione, aprendo le porte a quel mondo dell’Europa centro-Orientale che è grande protagonista di questa rassegna». Partendo dal manifesto scelto per promuovere l’edizione 2024 di Trieste Film Festival, il vicepresidente del Friuli Venezia Giulia ha ricordato anche l’incontro con il regista Francis Ford Coppola avvenuto pochi anni fa a Rivignano. «In quell’occasione feci conoscere al grande cineasta americano il fiume Stella che presenta scorci molto suggestivi. Insieme immaginammo un lavoro dedicato all’acqua. Un tema interessante e particolarmente evocativo che non può non rimandare ai grandi corsi che lentamente attraversano l’Europa».
«L’Amministrazione regionale è perfettamente consapevole dei meriti di chi, attraverso questa iniziativa, ha esplorato un vasto territorio di cui Trieste è parte integrante. Siamo la Regione che nel nostro Paese investe di più in cultura. Risorse che non solo sostengono manifestazioni in grado di donarci essenziali momenti di felicità ma che inoltre garantiscono importanti ricadute economiche per il nostro territorio. Tutto questo è possibile – ha concluso Anzil – perché il Friuli Venezia Giulia vanta una serie di operatori capaci di offrire una proposta culturale che sta inaugurando una stagione di rinascimento in questo settore».

I cento anni di Franco Basaglia:
domani al Miela “50 anni di CLU”

Nel 2024 che si appresta a celebrare i 100 anni dalla nascita di Franco Basaglia, debutta domani a Trieste Film Festival il documentario “50 anni di CLU”, storia della prima impresa sociale in Italia – e probabilmente anche al mondo – generata dalla visione pionieristica dello psichiatra veneziano e grazie a una rivoluzione scientifica che ha portato a guardare con occhi diversi al disagio mentale. Il film “50 anni di CLU”, diretto dalla regista Erika Rossi che lo ha scritto assieme a Massimo Cirri – nel film cicerone d’eccezione di questa avventura – è prodotto e sostenuto dalla Cooperativa Lavoratori Uniti Franco Basaglia con Ghirigori, e racconta la genesi ma anche la straordinaria vitalità e attualità di una impresa sociale nata a Trieste nel 1972: un progetto per l’epoca del tutto trasgressivo che riuniva 16 pazienti dell’Ospedale psichiatrico – come tali, privi di alcun diritto, dallo sposarsi al fare testamento incluso quello al lavoro – e altri 12 soci fra medici, psicologi e infermieri.
Restituire ai degenti la dignità di cittadino e lavoratore era il primo obiettivo di questa innovativa forma di aggregazione imprenditoriale: oggi l’impresa sociale è una realtà di riferimento in italia, con oltre 20.450 cooperative, associazioni e società censite nel Paese, nel segno dell’inclusione sociale. Il film, che si proietta domani, alle 16 al Teatro Miela, sarà successivamente proiettato proprio in occasione delle celebrazioni per i 100 anni della nascita di Franco Basaglia, il 15 marzo 2024, nel comprensorio dell’ex Ospedale Psichiatrico e in ulteriori sedi, per ricordare la portata di una rivoluzione scientifica che ha messo la persona e i suoi diritti al centro della cura. Realizzato con la fotografia di Daniel Mazza e il montaggio di Beppe Leonetti e con le musiche della Max Maber Orkestar, “50 anni di CLU” dà voce nel film ai testimoni della storia di CLU e a molte voci dell’equipe basagliana, ma anche a chi oggi lavora nella Cooperativa: parlano Augusto Debernardi, Giovanna Del Giudice, Peppe Dell’Acqua, Franco Rotelli, Michele Zanetti, Gigi Bettoli, Fabio Pitucco, Roberto Colapietro, Ivan Brajnik, Luis Carlos Candelo, Franco Zanin, Sabrina Domanelli, Garina Oprea, Gioia Poffo, Francesco Trombetta, Mario Cerne, Carmen Roll, Donatelle Grizon, Alessandro Martellos, Luisa Russo, Gianluca Rampini, Marco Nicola, Genziana Polacco, Dagmar Trinajstic, Maria Marian, Mario Stanovich, Diego Doronzo, Alberto Pecorari, Pasqualino Galdo e Gian Luigi Ramos.

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