Views: 127

di Giuseppe Longo

Quanti, in Friuli Venezia Giulia, sanno che il Teatro alla Scala, il “tempio” della lirica per eccellenza, poco più di 80 anni fa fu ospite di un’estate intera a Gradisca d’Isonzo perché la sua prestigiosa sede, alle spalle della Gelleria di Milano, nel 1943 era stata bombardata? Sicuramente pochi. Per cui tutti coloro che fossero interessati a scoprire questa importante pagina di storia culturale e artistica del nostro Paese potranno farlo domani proprio nella città-fortezza della Serenissima, dove l’Associazione Thomas Schippers proporrà “La serva padrona”, il famoso intermezzo buffo in due parti musicato da Giovanni Battista Pergolesi su libretto di Gennarantonio Federico. L’appuntamento è alle 18.30 nel Teatro Comunale, con ingresso libero. L’organizzazione è della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e del Comune di Gradisca d’Isonzo. Nella stessa centralissima sala si è tenuta stamane una “prova aperta” all’interno della quale è stato ricavato uno spazio di approfondimento sull’opera e sull’importante anniversario scaligero – che, per l’esattezza, ricorreva nel 2025 appena concluso -, durante il quale, dopo gli interventi introduttivi di Alessandro Pagotto e Marco Zanolla, Paolo Sonson e Carlo Grandi hanno animato una interessantissima guida all’ascolto arricchita dai cenni storici legati appunto a quella straordinaria esperienza di artisti, dirigenti e maestranze del prestigioso Teatro milanese in trasferta sulle rive dell’Isonzo, dove allestirono una ricca programmazione con titoli operistici di prim’ordine. Proprio mentre anche i nostri paesi cercavano di riprendersi dalle tragedie del conflitto che da pochi mesi si era finalmente concluso.


Lo stesso maestro Grandi dirigerà, dunque, l’Orchestra Schippers nell’accompagnamento della esilarante vicenda pergolesiana, con la partecipazione del clavicembalista Alberto Busettini, che si dipana con le brillanti interpretazioni del soprano Mara Corazza (Serpina), del basso Eugenio Leggiadri Gallani (Uberto) e del personaggio muto Luca Facciolà (Vespone), con la regia di Dario Ponissi. “La serva padrona” fu rappresentata per la prima volta il 28 agosto 1733 al Teatro San Bartolomeo di Napoli, quale intermezzo all’opera seria “Il prigionier superbo”, dello stesso grande e giovanissimo compositore di Jesi.
Lo speciale evento di domani riporterà, così, alla lontana estate del 1945. Proprio in quei mesi Gradisca divenne protagonista di un momento storico davvero eccezionale. avendo avuto la opportunità di ospitare tra giugno e agosto tutta l’attività del Teatro Alla Scala, necessariamente ancora sospesa nella sede milanese proprio a causa dei gravissimi bombardamenti che l’avevano devastata nell’estate 1943. La città isontina accolse gli “ospiti” con tutti gli onori allestendo un vastissimo teatro all’aperto – poteva contenere ben tremila persone! – nel quale esordirono cantanti come Mario Del Monaco e Giulietta Simionato che avrebbero scritto alcune fra le più belle e importanti pagine della lirica mondiale.
Per onorare questa importante e, come detto, poco conosciuta ricorrenza, si è scelto di portare in scena proprio “La serva padrona”, il capolavoro che Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736) compose a ventitré anni e che dette origine alla tradizione dell’opera buffa, divenendo quindi un imprescindibile punto di riferimento nella storia del teatro musicale italiano. Come detto, la produzione è stata curata dall’Associazione Thomas Schippers – presieduta dall’avvocato Cristiano Gobbi – con la regia di Dario Ponissi e la direzione musicale di Carlo Grandi alla guida della formazione orchestrale, alla quale si unisce anche il clavicembalo del maestro Busettini.
«Questa iniziativa – sottolinea la Fondazione Carigo presieduta da Roberta Demartin – non intende solo valorizzare la memoria storica, ma vuole essere un motore di sviluppo culturale per il presente. La scelta di un’opera agile, brillante e di durata contenuta mira a coinvolgere un pubblico eterogeneo: non solo gli appassionati, ma anche famiglie e giovani. Il Teatro Comunale di Gradisca, con la sua dimensione raccolta, offre le condizioni ideali per godere di questa perla del teatro musicale, mantenendo quel rapporto diretto tra artisti e pubblico che è il cuore dell’esperienza teatrale». «Un capitolo straordinario della nostra storia cittadina – le fa eco il Comune isontino con il sindaco Alessandro Pagotto -, che trasformò Gradisca in un luogo di incontro per artisti, tecnici e maestranze della più importante istituzione lirica italiana». E, per concludere, proponiamo una breve storia del Teatro tratta dal sito del Museo teatrale alla Scala:

“Quando nella notte del 25 febbraio 1776, in circostanze misteriose, un incendio distrusse il Teatro Regio Ducale, Milano rimase senza un teatro d’opera. L’imperatrice Maria Teresa d’Austria incaricò allora l’architetto Giuseppe Piermarini di costruirne un altro, questa volta nell’area della fatiscente Chiesa di Santa Maria della Scala, così chiamata in onore di Beatrice Regina della Scala, sposa di Bernabò Visconti. Dopo due soli anni, dal 1776 al 1778, i lavori furono ultimati. Nasceva così il Teatro Grande alla Scala, destinato a diventare uno dei maggiori punti di riferimento culturali d’Italia e d’Europa. Nella notte fra il 15 e il 16 agosto del 1943, il Teatro alla Scala fu pesantemente danneggiato dai bombardamenti alleati della Royal Air Force. L’11 maggio 1946, dopo una rapidissima ricostruzione, il Teatro alla Scala riapriva nel suo splendore originale con un memorabile concerto diretto da Arturo Toscanini con l’orchestra schierata di fronte al sipario e il pubblico seduto su sedie comuni. Fra il gennaio del 2002 e il dicembre del 2004, la Scala affrontò il più profondo intervento di restauro e di modernizzazione dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ad opera di Mario Botta. A testimonianza di questo rinnovamento, sono visibili dall’esterno le due nuove “torri”, quella scenica e quella ellittica”.

—^—

In copertina, il Teatro alla Scala di Milano ricostruito come appare oggi; all’interno, l’Orchestra Thomas Schippers e il maestro Carlo Grandi; infine, due immagini dopo il devastante bombardamento del 1943.

, , , , , , , , , , , , , , ,
Similar Posts
Latest Posts from FriuliVG.com