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Di lui amava commentare il maestro Joseph Horowitz: «Per quanto europeo, Emanuele Arciuli padroneggia il repertorio americano più vasto e vario di qualsiasi altro pianista contemporaneo». E proprio lui, pianista raffinato e profondo conoscitore dello scibile musicale statunitense, sarà protagonista della prossima serata-concerto in cartellone a Trieste per Cromatismi 5.0, la Stagione Cameristica promossa da Chamber Music per la direzione artistica di Fedra Florit: un evento che, significativamente, titola Musica e libertà, in programma domani, 11 febbraio, alle 20.30 al Teatro Miela.
L’occasione per unire due mondi lontani, ma legati dal tema della variazione: si parte infatti con l’Andante e Variazioni di Franz Joseph Haydn, esempio perfetto dell’eleganza classica, composta a Vienna nel 1793, ovvero nel periodo che il musicista trascorse nella sua terra, fra il primo e il secondo soggiorno londinese: note che acquistano rilievo e virtuosismo, nuove varietà espressive grazie al contatto con l’arte mozartiana. Il lavoro, definito dall’autore «un piccolo divertimento», si articola in un andante tripartito, seguito da due variazioni e da una coda conclusiva. A seguire, il monumentale ciclo di 36 variazioni di Frederic Rzewski su El pueblo unido jamás será vencido, inno della resistenza cilena. Una straordinaria fusione di virtuosismo e poesia, che trasforma un canto popolare in un viaggio musicale coinvolgente, tra citazioni, improvvisazioni e forme complesse. L’occasione, soprattutto, per rendere omaggio al brillante pianista e compositore statunitense dalla tecnica straordinaria, scomparso cinque anni fa, nel 2021: Frederic Rzewski, nel 1975, compose sul tema di El pueblo unido jamás será vencido, di Sergio Ortega e del gruppo musicale Quilapayún – una partitura resa famosa in tutto il mondo dagli Inti Illimani, simbolo della lotta per la libertà non solo contro la dittatura di Pinochet in Cile ma contro tutte le dittature – ben 36 variazioni per la prima volta eseguite al Kennedy Center for the Performing Arts di Washington all’inizio del 1976.
A Trieste, quindi, ritroveremo questo “inno pianistico” alla libertà esattamente 50 anni dopo la sua primissima esecuzione. La composizione è un’opera gigantesca considerata, mutatis mutandis, l’equivalente novecentesco delle Variazioni Goldberg di Bach e delle Diabelli di Beethoven. Le singole variazioni sono piuttosto brevi, ordinate in sei gruppi di sei e costruite in modo da raggiungere climax di grande forza. Il pianista, oltre a padroneggiare la tecnica classica dello strumento a livello virtuosistico, deve anche fischiare, sbattere il coperchio del pianoforte e utilizzare altre modalità di esecuzione molto particolari. Gran parte dell’opera mutua però il linguaggio musicale del romanticismo, combinato con la pantonalità, con la scrittura modale e con tecniche seriali, lasciando spazio anche all’improvvisazione: dopo la trentaseiesima variazione.
Biglietti presso TicketPoint Trieste, anche on-line, informazioni sul sito www.acmtrioditrieste.it. Cromatismi 5.0 trova il sostegno del MIC – Ministero della Cultura, della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura e di Baiglinca Mediolanum, Suono Vivo Padova e Fondazione Casali.
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In copertina, il pianista Emanuele Arciuli in una foto di Vico Chamla (Milano).

