di Mariarosa Rigotti
“Coro”, di e con Amalia Franco, ovvero “Materia in conversazione”. È la proposta che arriva da Padova per domani 30 marzo, quando l’evento si animerà nel salone nobile del Complesso socio-sanitario Dei Colli. Un appuntamento che sarà scandito in due momenti: dalle 15 alle 17 ci sarà, aperto al pubblico, il montaggio della scena, mentre dalle 17 alle 19 sarà la volta dell’incontro/performance con Amalia Franco che sarà in dialogo con Cristina Grazioli, docente dell’Università di Padova dove insegna Poetiche e pratiche delle professioni dello spettacolo; Storia ed Estetica della luce in scena; Teatri di Figure. Storie ed estetiche.
Amalia Franco, invece, è un’artista indipendente la cui ricerca si fonda sulle contaminazioni tra danza e figura, realizzando lei stessa marionette, ibridi e maschere. Il suo lavoro, va evidenziato, «prosegue oltre lo spettacolo: sta nel rapporto laborioso con la materia prima e dopo lo spettacolo. Pratica l’opera procedendo per espedienti, giustapposizione, accumuli, secrezione… a seconda del caso».
Così, facendo alcune anticipazioni sulla sostanza della proposta, intanto soffermandosi sulla “Materia in conversazione”, come viene spiegato dagli organizzatori: «A partire dalla condivisione di elementi scenici, l’incontro si configura come uno spazio di scambio, un’apertura al processo creativo lungo una traiettoria di ricerca che interroga la materia, i cui oggetti si presentano come cose del mondo, per niente astratti, dunque, eppure lì per esibire la propria immaterialità». Invece, riguardo al Coro si evidenzia che «nella commistione tra danza, figura e parola l’artista esplora il Coro come entità fisica, sentimentale e di pensiero. Nella sua manifestazione più evidente Coro è una pacifica masnada di marionette dedita a un movimento continuo e mai uguale di salita e discesa. Una specie di popolo – e qui la forma fisica trasuda in quella sentimentale – ma eterno, senza storia, come gli angeli o come la plebe. È la forma di un sentimento comune, punto d’incontro tra il pensiero sottile e la manifestazione della materia. Il cubo è lo spazio di quest’incontro: lo spazio nello spazio e il teatro nel teatro, artificio, baracca, oggetto cosmologico, solido platonico e macchina teatrale che muove e danza le figure».
Infine, ricordiamo che la scenotecnica è di Gianluca Vigone, le musiche sono di Fabio Orsi, le marionette della stessa Amalia Franco. Lo spettacolo è una coproduzione La Terra Galleggiante, Lavorare Stanca e Botti du Shcoggiu; con il sostegno di Ramdam, un Centre d’art, Unione europea e Goethe-Institut; Progetto Cura con Dracma Teatro, Teatro Akropolis, Mirabilia, Idra Teatro; Sguardi esterni Cristina Grazioli, Francesca Cinalli, Erika Di Crescenzo.
Seminario e Laboratori formativi realizzati con il sostegno del PR Veneto FSE+ 2021-2027 DGR n.
490/2025 “Cultura 2025, Progetto 2169-0001-490-2025” (scrivere a info@associazioneacta.com o chiamare il 348.2448074).
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In copertina, uno spettacolo di Amalia Franco; all’interno, l’attrice e la docente padovana Cristina Grazioli.

