Torna a essere protagonista dell’estate culturale triestina Massimiliano Finazzer Flory, regista e attore che negli anni ha saputo conquistare il pubblico con i suoi originali progetti dedicati ai grandi protagonisti della letteratura e del pensiero. Nell’anno del quarantennale della scomparsa di Jorge Luis Borges, uno dei massimi autori del Novecento, Finazzer Flory porta a Trieste uno spettacolo che restituisce voce e attualità a un insieme d’opere capaci di interrogare ancora il presente. Inserito nel cartellone di Trieste Estate 2026, “Lo specchio di Borges”, con l’accompagnamento alla fisarmonica di Sergio Scappini, andrà in scena domani, 9 giugno, alle 21 al Giardino del Museo Sartorio: un viaggio tra le pagine di Borges dove letteratura, musica e filosofia si incontrano per accompagnare il pubblico dentro uno degli universi più affascinanti della cultura contemporanea.
Lo spettacolo parte da un’idea: i sogni sono un genere letterario. Forse il più antico. E non c’è niente di più vero di una finzione letteraria. Da qui racconti e poesie montate e interpretate da Finazzer Flory in dialogo con le musiche di Astor Piazzolla, tra specchi e scacchi. Un uomo sulla scena è accompagnato da un musicista. L’uomo dice di essere un bibliotecario e sogna di essere uno scrittore. Il musicista lo ascolta e suona la fisarmonica. L’uomo racconta storie che sono accadute altrove. Parla di sogni, di dei, di misteriose rose, di doni, di ricordi, di labirinti…Sono vere? Non lo sappiamo ma certo narrano di noi, di libri perduti e improvvisamente ritrovati dal bibliotecario. In scena alcune delle più belle pagine della letteratura Borges – Finzioni, Biblioteca di Babele, Aleph – si intrecciano con arie intramontabili di Piazzolla: Oblivion, Muerte, Jacinto Chiclana, Balada para la mi muerte, Alguien le dice al tango, Escualo, le Quattro stagioni di Buenos Aires.
«Per recuperare ascolto autentico dobbiamo chiudere gli occhi. Così ci apriremo alla luce della letteratura. Il teatro è ancora lo specchio più fedele di questo viaggio», racconta Massimiliano Finazzer Flory. Lo spettacolo attraversa la poetica dello scrittore che ha trasformato il racconto in una straordinaria esplorazione dell’infinito, del tempo, della memoria e dell’identità. Temi che trovano una particolare sintonia con la ricerca artistica di Finazzer Flory, da sempre attratto dagli autori capaci di interrogare la condizione umana attraverso la forza della parola e del pensiero. Sul palco il dialogo tra voce e musica richiama alcuni dei grandi simboli borgesiani: le biblioteche come universo, gli specchi come metafora del doppio, il labirinto, l’esilio e la memoria. I racconti e le poesie di Borges rivivono così nella drammaturgia. Lo spettacolo omaggia in particolare una figura centrale nell’opera di Borges: il lettore, custode di storie e conoscenza, protagonista silenzioso di ogni viaggio letterario. È proprio attorno al valore dei libri e della parola che si costruisce questo incontro tra teatro, musica e riflessione.
«Lo Specchio di Borges insieme alle musiche di Astor Piazzolla rappresenta un progetto non soltanto teatrale ma un incontro fra letteratura, musica e filosofia. Un evento incentrato sui libri, sull’amore per i libri, la passione per la parola, al tempo stesso eroica ed erotica – spiega ancora Finazzer Flory -. Un omaggio all’Omero del Novecento, il grande scrittore argentino, e a uno dei compositori più celebri al mondo per compiere un viaggio letterario per meglio comprendere la nostra attuale esistenza: fra esilio, sogno e follia in un labirinto di pensieri e di finzioni capaci di rivelare la verità. Sulle note struggenti e sensuali del tango di Piazzolla».
La scena è essenziale ed evocativa: un uomo seduto a un tavolo, una clessidra, alcuni libri e, di fronte, un musicista che accompagna il racconto con la sua fisarmonica. Il protagonista si presenta come un bibliotecario che sogna di essere scrittore e conduce il pubblico attraverso storie di sogni, misteri, ricordi e labirinti. Sono vere o immaginate? Come insegna Borges, spesso la verità si nasconde proprio nel confine incerto tra realtà e finzione.
—^—
In copertina e all’interno, Massimiliano Finazzer Floris con Sergio Scappini.
