di Sebastiano Ribaudo*
6 agosto 2026. Una data che resterà impressa nella memoria di chiunque abbia amato la grande canzone d’autore italiana. Oggi ci ha lasciati Francesco Guccini.
Ci sono artisti che scrivono canzoni. E poi ci sono quelli che, senza quasi accorgersene, scrivono pezzi della nostra vita. Francesco Guccini apparteneva a questa seconda, rarissima categoria.
Con la sua scomparsa se ne va una voce che non ha mai cercato di piacere a tutti, ma ha saputo parlare a ciascuno. Una voce ruvida, ironica, colta, profondamente umana. Una voce che ci ha insegnato che la poesia può abitare un’osteria, una strada di provincia, una stazione, una notte insonne, una sconfitta, un bicchiere di vino condiviso con gli amici.
Guccini non ci ha lasciato soltanto canzoni. Ci ha lasciato un modo di guardare il mondo: con curiosità, con dubbio, con indignazione quando serviva e con infinita tenerezza per le fragilità dell’uomo. Ha raccontato gli ultimi, i ribelli, gli innamorati, i disillusi, gli ostinati. Ha dato dignità alle domande, senza mai pretendere di avere tutte le risposte.
Per molti di noi è stato una colonna sonora. La locomotiva, Cyrano, L’avvelenata, Autogrill, Vorrei, Canzone per un’amica non sono soltanto titoli: sono luoghi dell’anima in cui torniamo ogni volta che abbiamo bisogno di capire qualcosa di noi stessi.
Oggi il silenzio pesa più del solito. Perché sappiamo che non nasceranno più nuove parole con quella forza, quella cultura mai esibita, quella capacità straordinaria di trasformare una storia personale in un patrimonio collettivo.
Ma gli artisti come Guccini conoscono un privilegio raro: non se ne vanno davvero. Restano nelle librerie consumate, nei dischi passati di mano in mano, nelle serate tra amici in cui qualcuno prende una chitarra e parte una melodia che tutti conoscono. Restano nelle generazioni che continueranno a scoprire che quelle canzoni, pur scritte decenni fa, parlano ancora del presente.
Grazie, Francesco. Per averci insegnato che la libertà vale più del consenso, che la cultura non è mai arroganza e che la musica può essere letteratura, memoria e coscienza civile.
Ci mancherai. Ma finché qualcuno ascolterà una tua canzone, aprirà un tuo libro o ritroverà nelle tue parole un frammento di sé, la tua voce continuerà a camminare insieme a noi. Perché i grandi artisti non appartengono solo al loro tempo: appartengono a tutti quelli che verranno.
*Socio effettivo del Club per l’Unesco di Udine
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In copertina, un ritratto di Francesco Guccini scomparso a 86 anni.
(Foto Isabella Perugini)
