(g.l.) “A passi leggeri tra i ricordi” è il titolo del libro di Martina Campagnolo che è stato presentato ieri sera dal Caffè Letterario Udinese alla ripresa delle proprie attività dopo la tradizionale pausa agostana. L’appuntamento era fissato nella consueta “location” della Caffetteria da Romi, al Vecchio Tram di Piazza Garibaldi. Ha animato l’incontro, anche dialogando con l’autrice, la presidente del sodalizio culturale, Maria Sabina Marzotta. L’incontro, come tutto il calendario, ha visto la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco.
«“A passi leggeri tra i ricordi”, l’opera prima di Martina Campagnolo – si legge in una presentazione del libro a cura della Corte degli Artisti -, è quasi un viaggio metaforico alla ricerca delle proprie origini e della propria storia. Il desiderio della protagonista di ritrovarsi e di riscoprirsi attraverso i vissuti dei propri familiari si trasforma in un intreccio di voci narranti. La protagonista, durante un’escursione in montagna, perde un medaglione di famiglia “Una perdita quasi metaforica perché sono in uno di quei momenti della mia esistenza in cui mi chiedo quasi ogni giorno: Chi sono? Da dove vengo?”. I gesti di trasmissione da una generazione all’altra, gli affetti, ma anche i cibi, i sapori, i profumi e i luoghi assumono i volti dei protagonisti: Enea, Lavinia, Ulisse, Penelope. I nomi tratti dalla mitologia richiamano eroi dal volto umano. Grazie ad essi l’autrice umanizza la storia e l’esercizio della memoria diventa uno strumento efficace per indagare anche i cambiamenti socio-culturali avvenuti nell’ultimo secolo tra il Friuli Venezia Giulia e il Veneto sempre legati alla madre terra. “La terra – madre, donna, amante – mi osserva con uno sguardo che ammalia. […] Esisto come un albero con le mie radici e le mie fronde”. “Dalle travi appese al muro, pendevano alcuni salami, che sprigionavano un aroma di aglio fresco e di pepe. Ma per me, niente era come il profumo di polenta gialla e di latte fresco. […]. Il latte nelle sue mani diventava come l’oro per gli alchimisti e nessuno è mai riuscito a trasformare quel semplice ingrediente in una sorta di panacea universale”. E allora, anche gli alimenti, la polenta e il latte, diventano elementi narrativi che custodiscono storie di vita e tradizioni. Il finale a sorpresa è un inno al naturale ciclo vitale e porta con sé un messaggio di speranza: “Perché in fondo la vita non è altro che una splendida primula rossa in un giorno di primavera”».
Il ricco programma dell’anno in corso si avvia dunque alla sua conclusione, mancando ormai soltanto tre serate letterarie: ottobre, novembre e dicembre. Il 28 ottobre, infatti, seguirà “L’albergo nazionale di Udine” di Bruno Bonetti, mentre Anna Tarantello presenterà “Il salice di Luca” il 25 novembre. Infine, il 16 dicembre, Enzo Cattaruzzi interverrà con “La casa della nonna” chiudendo così il cerchio di un’annata davvero promettente. Come si osservava lo scorso inverno, in vista dell’incontro inaugurale della rassegna, il Caffè Letterario Udinese anche per il programma di quest’anno si è dimostrato all’altezza della sua ormai consolidata tradizione, privilegiando la presentazione di libri con l’approfondimento di varie tematiche legate all’attualità, alla storia, alle tradizioni e alla cultura in genere che tanto successo hanno avuto soprattutto negli ultimi anni.
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In copertina, l’autrice del libro che ieri sera ha segnato la ripresa delle attività del Caffè Letterario Udinese.